DALLE ALPI GIULIE AI TREKKING IN EUROPA E TURCHIA


 

                                                   
 
 

 

Associazione Alpinistica

 

 

 

 

 

 

 

 

                                            DOLOMITI DEL CADORE
IN BICI DA TAI DI CADORE A CORTINA D’AMPEZZO
ESCURSIONE A PIEDI DA BORCA A VENAS DI CADORE
 

 

 

 
RITROVO: Venezia Piazzale Roma ore 07,10-Hotel Russott ore 07,20. Arrivo a Tai di Cadore alle ore 09,30. Rientro a Venezia ore 20,30.
GITA IN BICI:
Percorso: Tai di Cadore – Vodo – Venas – Borca – San Vito – Cortina dAmpezzo centro e ritorno
Lunghezza percorso:km. 60 a.r. Dislivello: 400±  Equipaggiamento consigliato: pantaloncini corti e guanti da ciclista, scarpe da ginnastica, berretto, mantellina antipioggia, zainetto con borraccia. 
Noleggio bici: Racing Point snc di Negrello Luca & Mainardi Marco, articoli sportivi, via Cortina, 33 – Tai di Cadore, tel.043531122 – e-mail marco-mai@libero.it
ESCURSIONE A PIEDI:
Percorso: Borca di Cadore – Pendici Antelao - Venas
Dislivelli:  m.900 (con saliscendi) ±. Tempi:5/6 ore.
Equipaggiamento: pantaloni e pedule adeguate, bastoncini trekking, mantella antipioggia, zaino e borraccia, viveri.
Cartografia: carta Tabacco (016) 1:25.000 Dolomiti Centro Cadore.
Punti appoggio:nessuno
DESCRIZIONE PERCORSI
IN BICI: Da Tai di Cadore, seguendo le indicazioni, di color marrone, che segnalano la “Ciclabile delle Dolomiti”. Una volta imboccato il percorso riservato alle biciclette, per alcuni tratti anche pedonale, è sufficiente seguire le ripetute indicazioni e si giunge direttamente fino a San Vito. A Valle di Cadore si susseguono numerose spettacolari gallerie, tutte ben illuminate.
Il percorso si snoda con pendenze costanti e larghi curvoni intervallato dai caratteristici edifici delle ex stazioni, vagamente in stile liberty alpino.
A Borca di Cadore il paesaggio si apre in un'ampia radura con un colpo d'occhio da lacrima per le quinte rocciose dell'Antelao e del Pelmo.
A San Vito, superata la chiesa principale, si dovrà percorrere un ampio piazzale, molto trafficato e, tenendo la destra, salire la rampa che riporta al percorso dell'ex-
ferrovia (è necessario in questo tratto scen dere dalla bici e percorrerlo a piedi). Sempre in direzione Cortina si attraversa, dopo un paio di chilometri, il nuovo tunnel che permette di pedalare nuovamente alla sinistra della strada principale.
Spettacolare anche il tratto fino alla folcloristica Dogana Vecchia.
Si prosegue fino a Pian da Lago, zona industriale/artigianale di Cortina che rimane sulla destra. Al termine della pista si devia a destra in salita sino alla frazione di Zuel da dove è facilmente raggiungibile la base del trampolino olimpico. Proseguendo ancora per 3 km si giunge alla meta della nostra pedalata, la stazione degli autobus nel centro di Cortina d'Ampezzo.

Il percorso è particolarmente affascinante perché permette di conoscere le peculiarità dei paesi della valle, le vecchie stazioni ferroviarie dislocate lungo tutto il tragitto, le chiese, i musei ed i laboratori artigiani. Ma soprattutto di ammirare panorami indimenticabili che, correndo tra Pelmo e Antelao, approdano alla regale maestosità delle Tofàne.
 
Dopo aver sostato nelle vie del centro di Cortina ed esserci ristorati, si ripercorre la ciclabile all’incontrario fino a Tai di Cadore dove riconsegneremo le bici noleggiate.
 A PIEDI: Da Borca di Cadore, al bivio per la frazione di Villanova sulla strada per Cortina, si imbocca il sentiero 231 che sale le pendici sud dell’Antelao. A quota 1350 circa si interseca il sentiero 230 che si segue proseguendo verso destra. Salendo di altri 350 m. si giunge a quota 1680 circa (Bosco Nuovo), massima elevazione della gita. Quindi si scendere repentinamente nel vallone del Rio Cancia; si prosegue ora per un lungo tratto sul  sentiero che corre a mezza costa quasi in piano. Si supera il rio Rudan salendo le Crepe di Pera per giungere infine al Col Glories q.1550 (ultimo strappo in leggera salita). Qui si scende per il costone Duogo seguendo la carrareccia. Tralasciando la carrareccia che scende verso destra a Vinigo (q.1325) si continua a scendere superando il Col Mao che rimane sulla nostra destra e poco dopo giunti in località Fienili Quoilo si lascia la carrareccia che porta al  Tabià di S.Anna e si prosegue invece per il sentiero che si snoda alla nostra sinistra e scende diretto verso il fondo valle (Venas).
Qui i gitanti verranno raccolti dal pullman (ore 16,30).
 
 
 
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Per contatti:Venezia-Dorsoduro 3707/ATel. 041.5229235  www.gmvenezia.it – giovanemontagna@libero.it Accompagnatori: Giovanni Cavalli (cell. 3296917670 – E-mail kugy48@yahoo.it), Sergio Bettinello
(cell.3479733874).

 
 

 

 

L'idea, e uno studio di massima, di un collegamento ferroviario attraverso le vallate del Boite e del Rienza in modo da mettere in comunicazione il Tirolo (austriaco) con Venezia (regno Lombardo-Veneto), è della metà ottocento (1865), ad opera dell'ing. Locatelli.
A fine secolo l'esigenza di un collegamento comodo e sicuro con il bellunese e la Val Pusteria, si fa particolarmente sentire nella conca ampezzana soprattutto per motivi turistici, e si susseguono progetti e iniziative di sostegno all'iniziativa, tra i quali il progetto di un collegamento Dobbiaco-Cortina su strada ferrata con traino a cavalli.
E' del 1899 il progretto dell'ing. J.L.Munz per una tramvia, sempre Dobbiaco-Cortina, accanto alla strada Alemagna, costruita nel 1823.
Il governo austriaco, nel 1905, decise per un collegamento ferroviario a scartamento ridotto tra Dobbiaco e Cortina, incaricando per l'esecuzione l'ing. K.Riehl di Innsbruck, con ipotesi perfino di collegare Livinallongo e raggiungere la Chiusa di Val Gardena, innestandosi sulla Brennero. Un progetto esecutivo venne completato nel 1909 con percorso su sede autonoma rispetto alla strada Alemagna. Progetti e studi si protrassero fino allo scoppio della grande guerra, quando venne realizzato dagli austriaci, per scopi militari, il collegamento da Dobbiaco con un trenino da campo (Feldbahn) che raggiungeva le retrovie in località Lago di Landro.

Da parte italiana Calalzo di Cadore era già collegato a Belluno dalla ferrovia nazionale dal 1912, ma venne montato un binario 'Decauville' sulla sede stradale della statale Alemagna con partenza da Peaio dove il materiale bellico veniva trasportato con teleferica da Perarolo, realizzando un collegamento precario e non del tutto completo fino a Zuel, per il supporto delle truppe italiane che ben presto invasero la conca di Cortina.
Gli avvenimenti seguiti alla disfatta di Caporetto (novembre 1917) lasciarono in mano austriaca tutto il territorio bellunese. Dagli austriaci fu completato il tratto tra Cortina e Calalzo con l'adeguamento ad una ferrovia stabile su sede propria, a scartamento ridotto e a trazione a vapore.
Al termine del conflitto nel 1919, dopo un periodo di abbandono, si completarono i tratti precari provvisori o danneggiati e alcune opere accessorie, completando così compiutamente il collegamento tra Dobbiaco e Calalzo. Fu inoltre aumentato lo scartamento da 0.70 fu portato a 0.95 e scavata una nuova galleria a Podestagno con dimensioni adatte allo scartamento normale. Curiosamente per un certo periodo furono mantenuti i due scartamenti ridotti, contemporanamente quattro rotaie, in modo da far circolare materiale rotabile di recupero.

Nel 1921 la ferrovia era pienamente operativa come collegamento civile, ma gestito dai militari, anche se i treni in transito erano pochissimi, solo una corsa ogni due giorni e nel periodo estivo. A questi si aggiunsero alcuni convogli merci, particolarmente per il trasporto legname. E' del 16 giugno 1921 l'inizio ufficiale del servizio sulla Dobbiaco, Cortina, Calalzo.

Causa le forti perdite economiche e l'impegnativo lavoro di continua manutenzione, la ferrovia venne dismessa dall'esercito e, nel 1923, data in gestione al Commissario ferroviario di Bolzano, che diede impulso e maggiore regolarità ai collegamenti. Nel 1924 la gestione venne affidata, direttamente dal Ministero dei Lavori Pubblici e in concessione per 35 anni, ad una impresa privata, la SFD (Società per la Ferrovia delle Dolomiti), che rese efficente e ambito il collegamento anche con l'acquisto di nuovo materiale rotabile, in particolare 'moderne' locomotive. Altri importanti lavori di ammodernamento vennero intrapresi nel 1927, risolvendo dei passaggi soggetti a frane e slavine. Poco dopo la linea venne elettrificata, ma i progetti di renderla a scartamento normale non vennero realizzati.

Grande importanza assunse il collegamento durante il secondo conflitto mondiale, gestito temporaneamente dall'esercito tedesco, e nel settembre '44 vi fu un attentato partigiano al ponte di Ruvinian.
Negli anni cinquanta inizia il lento declino, sia per gli ingenti investimenti di manutenzione e sia per la concorrenza con i mezzi automobilistici, sia pubblici che privati, diretti alla famosa località alla moda, che già allora (con le dovute proporzioni) soffriva di sovraffollamento automobilistico.

Il canto del cigno si ebbe con le Olimpiadi Invernali del 1956 (già rinviate a causa della guerra). La strada venne chiusa al traffico privato e gran parte dei turisti e atleti si avvalsero della ferrovia, che raggiunse la rispettabile cifra di 7000 passeggeri al giorno.

Chiuso il sipario sul grande avvenimento, il trasporto passeggeri ebbe un crollo, con preferenza per la motorizzazione privata. Finanziamenti, investimenti e soprattutto manutenzione lasciarono a desiderare e numerosi piccoli incidenti lasciarono presagire quello che fu il più grave disastro della storia di questa ferrovia. L'11 marzo 1960 parte di un convoglio deraglia nei pressi di Acquabona (appena fuori Cortina) finendo in una profonda scarpata, provocando due morti e una trentina di feriti gravi.
Fu il colpo di grazia. Si decise per un collegamento stradale su autobus.
Nel dicembre 1961 il servizio venne ripreso, sebbene con gravi perdite finanziarie, e le corse continuarono ufficialmente fino al 23 marzo 1962, anche se alcuni convogli continuarono a transitare fino al maggio 1964, quando la tratta venne dismessa.

La tratta tra Dobbiaco e Cortina venne abbandonata ma mantenuta in quanto lontano dalla sede stradale, motivo per cui ora ci ritroviamo un percorso tutto sommato quasi intatto ma senza i binari, come intatti sono i ponti in ferro.
Molti spezzoni tra Cortina e Calalzo, invece, correndo accanto alla stretta sede stradale della statale Alemagna, furono utilizzati per l'allargamento della strada. Fortunatamente restano le gallerie e le tratte su percorso distante dalla strada.
Per i tratti distrutti si sta provvedendo a creare la pista ciclabile su sede autonoma staccata dalla strada.

 

 

 

La storia della ferrovia a scartamento ridotto Calalzo di Cadore, Cortina d'Ampezzo, Dobbiaco

 

                                             23 MAGGIO 2010

 

                                                                                                                                     Sezione “Giacinto Mazzoleni

 

GIOVANE MONTAGNA  DI VENEZIA