DALLE ALPI GIULIE AI TREKKING IN EUROPA E TURCHIA


TREKKING CAPPADOCIA E MONTI DEL TAURO  12 - 21 GIUGNO 2009

 

Avevamo, io e mia moglie, agognato il viaggio in Cappadocia da quasi un anno, immaginando i luoghi che avremmo visitato e fantasticando come dei giovani alle prime esperienze e per di più all’estero su alte e sperdute montagne. Ci motivava anche la curiosità di vedere e  compenetrare  la realtà di genti e popoli tanto diversi da noi e non solo per ragioni religiose.

Non vedevamo quindi l’ora di incontrarci con gli amici  e compagni di avventura e l’incontro all’aeroporto Milano Malpensa è stato effettivamente festoso nonostante la notte di dormiveglia  e il ritardo del volo che ci avrebbe portati prima a Istanbul e poi ad Ankara.

Ad Ankara ogni preoccupazione è svanita d’incanto dopo le formalità di polizia e l’incontro con la  guida turca Oguzhan Abaci. Saliti sul pullmino che ci avrebbe accompagnato per dieci giorni attraverso l’Anatolia, la Cappadocia e le montagne del Toro, siamo entrati di sera nella grande capitale turca per prendere alloggio in un hotel del centro, poi cena libera in un posticino caratteristico. Un giretto di poche ore ci ha subito immersi nel caotico via vai di venditori ambulanti, bancarelle e negozietti di dolciumi e spezie, frutta secca, ciliege: c’era chi vendeva perfino “cozze” ripiene pronte al consumo. La stessa situazione l’avremmo poi trovata ad Istanbul, soprattutto nella zona del Gran Bazar.

La monotonia della pianura dell’Anatolia del giorno dopo, ci ha accompagnati fino a Selime, al  confine con la Cappadocia, con il diversivo della sosta sulle rive del grande lago salato Tuz Golu.

 

Bella l’accoglienza ed il pranzo a Selime, sull’argine del fiume che percorre la valle di Ihlara. Nel pomeriggio visita ai siti rupestri (chiese di epoca Bizantina, abitazioni e quindi prima camminata lungo la bellissima valle  per 10 chilometri, fino al villaggio di  Belisirma.

Ripreso il pulmino siamo arrivati in tarda serata a Göreme giusto in tempo per la sistemazione e la cena in un hotel-camping alle porte di Göreme,

Fantastica la giornata trascorsa  a perlustrare le valli  costellate di grotte e pinnacoli di tufo vulcanico, tra Göreme e Uçhisar: la valle Bianca, la valle dei Piccioni, e  le costruzioni scavate nella roccia e ancora abitate, compreso il castello di Uçhisar che domina dall’alto dell’altopiano la Cappadocia, fino alla pianura.

 

Ormai tra i  dodici componenti del gruppo si è instaurato un  grande rapporto di affabilità e amicizia, complice anche l’ottimo ed insolito, per noi italiani, pranzo di Uçhisar. Noi coppie: Giovanni e Margherita, Luisa e Maurizio, Carla e Maurizio, Elisabetta ed Ernesto, abbiamo subito messo a proprio agio le ragazze Alessandra e Marinella. L’effervescenza di Oguzhan  dalla parlata inglese fluente e inarrestabile e l’arguto Giorgio, organizzatore e nostra valida guida italiana, hanno contribuito per la loro parte.

Il primo giorno di trekking  vero e proprio ci ha portato a visitare nella mattinata  la  meravigliosa città sotterranea di Kaimakli, giungendo alle pendici dei Tauro  nel villaggio di Demirkazik, ospiti del responsabile dei campi tenda di alta quota e gestore dell’unico rifugio esistente in zona. 

Ottimo e allegro pranzo alla turca: seduti per terra su tappeto, con le gambe faticosamente incrociate sotto il tavolo; per l’occasione hanno fatto la comparsa anche delle birre, di cui noi europei in mancanza del vino non possiamo far a meno.

Nel pomeriggio, zaino in spalla per raggiungere attraverso il Canyon di Maden  il primo campo posto a 2000 metri di altitudine (prime difficoltà alpinistiche affrontate per superare il torrente impetuoso) e prima esperienza con le tende da montare (ottima attività ginnica prima di cena sotto il tendone mensa).

Il giorno successivo si continua la risalita del Canyon in un ambiente sempre più aperto e interessante. A causa di accumuli di neve lungo la mulattiera di collegamento il secondo campo base è stato situato ad una quota inferiore di 300 metri rispetto al campo predestinato del lago Karagol. Prima di un temporale pomeridiano abbiamo raggiunto una cima di 3080 mt. tra le nebbie.

Poi conversazioni amichevoli con gli addetti al campo e gli amici di ventura sotto il tendone mensa, fin oltre l’orario della mensa. D’altronde l’umidità atmosferica e la pioggia non invogliavano a infilarci nelle tende.

 

 

Il mattino seguente, per fortuna, con temperatura fresca e qualche indumento bagnato, ma con il sentore di una splendida giornata, risaliamo il lago Karagol e da lì gli alti pascoli con un continuo saliscendi e attraversamenti di laghetti e nevai, fino a raggiungere la quota 3517 metri, magnifico belvedere sopra l’altopiano Yedigoler (sette laghi). Molto bella la discesa ai laghi punteggiati da bellissimi fiori quali Fritillarie e Muscari,  e l’attraversamento dell’altopiano fino alla base della vetta Direktas, dove sulle rive di un laghetto era stato approntato l’attendamento. 

A proposito, niente docce e acqua per lavarsi, in compenso l’acqua gelida di nevaio era un ottimo rinfrescante e tonificante. Per  la toilette anfratti e massi sparsi qua e là. In compenso la prima colazione (marmellate, formaggi, Yogurt, pane, tè e caffè) e le cene (per il pranzo giornaliero al sacco, eravamo tutti coinvolti per il trasporto dei viveri e delle bevande) erano ottimamente approntate (solo una volta abbiamo fatto a meno delle dissetanti birre perché gli alcolici erano sempre difficili da reperire  e da farsi servire in tante zone della Turchia).

Un elogio ai cuochi e ai loro aiutanti e ai mulattieri.

La salita alla Cima Embler (3723 m.) con un dislivello di circa 700 m. non doveva rappresentare una fatica improba invece la mancanza di un sentiero degno di questo nome, e la immensa pietraia affrontata dal versante più diretto, anche per evitare i nevai, ci ha messo a dura prova e non solo noi: dall’alto abbiamo potuto osservare la fatica dei muli che, una volta smontato l’accampamento, risalivano il passo lungo un interminabile nevaio dove sprofondavano fino alla pancia.

Dopo aver ammirato lo straordinario panorama dalla cima, la seconda o terza per importanza dell’intera catena del Tauro, anche se per solo qualche decina di metri (qui le altimetrie non sono mai esatte ed ogni anno subiscono rettifiche), siamo scesi lungo il versante sud fino al passo  e da lì giù per ghiaioni (1700 metri di dislivello), fino al Campo di Sokullupinar posto su un bellissimo pianoro raggiunto da una carrareccia. Lungo la discesa abbiamo incrociato un gruppo di francesi e giù al campo altri francesi  in competizione con noi nell’intonazione dei canti dei rispettivi paesi. La sera, dopo cena, nessuna voglia di andare in tenda ma sotto il tendone mensa  tra un canto e l’altro del folclore turco intonato dalla nostra guida Oguzhan e da un goliardico magnate della gomma di Adana, abbiamo sorseggiato la buona grappa della Valdossola di Giorgio e quella della zona di Adana sul mediterraneo: poca ne è rimasta nelle borracce. Infine la splendida notte di stelle con i pastori erranti che prima di risalire sotto le montagne a rintanarsi in una grotta illuminata da un falò, hanno per un po’  gradito la nostra compagnia. 

Il mattino dopo, circondati dai Citelli che qua  e là  facevano capolino dalle loro tane,  risaliamo di alcune centinaia di metri di dislivello per poi scendere nello spettacolare  Canyon Cimbar, dalle alte pareti a strapiombo, quindi discesa fino alle porte del Villaggio Demirkazik. Pranzo nel già menzionato grazioso rifugio poi lungo tragitto in pullman fino a Kayseri con cena  in un caratteristico ristorante alle pendici dello spettacolare Vulcano Ercyes. Delusione per quanto riguarda le bevande: nè vino nè birra! Siamo a Kayseri, zona di spiccata osservanza  musulmana.

Notte in un  hotel  del centro e alle cinque del mattino seguente, trasferimento in aeroporto e volo a Istanbul. Sistemazione nel simpatico hotel Kafkas del Corno d’Oro e giornata di visita guidata alla  Piazza dell’Ippodromo (fontana del Kaiser Guglielmo, l’Obelisco di Teodosio, Colonna Serpentina), la Moschea Blu, l’ Aya Sofya, il Topkapi, il Gran Bazar e per i più volonterosi il porto con il ponte di Galata, fronte al Bosforo.

La mattina seguente, prima della partenza per l’Italia, un’ultima sbirciatina ai segreti del Corno d’Oro e alla Cisterna  Basilica, alle caratteristiche case in legno e visita all’elegante quartiere Beyoglu, posto in alto su una collina e raggiunto  in funicolare.

Grazie a tutta la compagnia e particolarmente a Giorgio Giudici e alla sua organizzazione.

Buon Natale 2009.

Giovanni e Margherita

 

 

P.S.: per le foto vedere sito: giovannicavalli.beepworld.it/  in una delle pagine fotoalbum