DALLE ALPI GIULIE AI TREKKING IN EUROPA E TURCHIA


Ass.ne   GIOVANE MONTAGNA   Sezione “Giacinto Mazzoleni”  VENEZIA

 

Domenica 24 maggio 2015

 

BICICLETTATA DELL’ADIGE – ESCURSIONE AL SANTUARIO

MADONNA DELLA CORONA E AI PIANI DI FESTA

 

Accompagnatori: Giovanni Cavalli – Sergio Bettinello, Antonio Rossi. Numero di riferimento degli accompagnatori durante l’escursione: 339.3558831

Partenza: Piazzale Roma ore 6,30, Mestre – Hotel Russott (ex Ramada) ore 6,40.

Punto di partenza e ritorno: Affi per i ciclisti – Brentino Veronese per gli escursionisti.

Equipaggiamento:  i ciclisti saranno dotati di caschetto (vestirsi con pantaloncini corti). Per gli escursionisti, abbigliamento da montagna, zaino, pedule, borraccia, giacca a vento.

Cartografia:  vedere carta annessa al programma.

 

Ritrovo di rientro: per gli escursionisti alle ore 16,00 a Brentino. Per i ciclisti alle ore 17,00 ad Affi  presso AFI BIKE AB GROUP SRL (imbocco autostrada).

 

ITINERARIO IN BICICLETTA

Da Affi, uscita autostrada, Rivoli Veronese per strada provinciale, poi si segue la ciclovia (destra Adige) fino ad Avio e Sabbionara (40 km). Ritorno per strada provinciale (km.30).

ITINERARI ESCURSIONISTICI

Percorso A):

Partendo da Brentino si imbocca il sentiero 73 tutto gradoni che porta al santuario Madonna della Corona. E’ il Sentiero della Speranza che in circa 2,00 h. conduce al Santuario Madonna della Corona e all’abitato di Spiazzi.

Da Brentino si sale la caratteristica scala selciata, poco dopo il sentiero s'inoltra nella boscaglia e più oltre si trova la croce di cemento che domina la valle e la prima stazione della Via Crucis. In questo primo tratto la vista sulla grande arteria dell'autostrada del Brennero e soprattutto i rumori delle auto e dei treni in transito sono leggermente fastidiosi.
Dopo alcuni tornanti il sentiero dirige decisamente verso l'interno del grande vajo e diventa via via più aereo e panoramico, con affascinanti visioni sui grandiosi paretoni rocciosi e l'orrido fondo della gola.
A metà percorso, quando uno scorcio permette di vedere alto il Santuario, la traccia aggredisce decisamente il verticale e repulsivo paretone del monte Cimo.
Sembra non vi siano passaggi praticabili. Ed invece un'arditissima scalinata, completamente scavata sulla roccia, incide il verticale paretone e sale a zig zag, cambiando direzione in una suggestiva grotta, e guadagna il ripidissimo terrazzo pensile dirimpettaio alla nicchia del Santuario.
Un ponte a due campate di pietra getta un passaggio sul burrone e si appoggia alla verticale parete sotto il Santuario che si raggiunge tramite una incredibile scalinata completamente scavata nella roccia. Il seicentesco ponte è chiamato 'Ponte del Tiglio' per il fatto che fino ad allora il passaggio si affrontava cavalcando un albero di tiglio cresciuto di traverso causa un grosso masso.

Quest'ultimo tratto, dove la scala nei pressi del ponte è sbarrata da un cancello ed un muro, è l'esposto percorso originario anche per i pellegrini provenienti dal soprastante paese di Spiazzi prima della costruzione, del 1922, della galleria che permette un facile accesso dal piazzale dove arrivano i bus-navetta.

Dislivello: circa 600 metri, superati anche grazie ad oltre 1500 gradini.
 

Percorso B).

Partendo da Brentino si imbocca il sentiero 73 tutto gradoni che porta al santuario Madonna della Corona, passato il capitello situato in una piccola grotta, si incontra sulla destra il nuovo sentiero naturalistico (n.75) allestito dal Parco del Baldo.

Il sentiero corre sullo strapiombo sottostante il santuario ed è stato attrezzato con corde di sostegno nei punti più esposti.

Entrati nel vaio dell'Orsa si scende fino ad incontrare il torrente nel quale gli appassionati praticano il "torrentismo" con mute da sub e corde doppie da alpinismo.


Passato il torrente si sale sino a Malga Orsa prendendo poi il sentiero 74 sino alla derivazione per il 76 (seguire la piccola tabella che indica Belluno) che in breve raggiunge la strada asfaltata per Ferrara di M.Baldo. Si prosegue a dx per 150 mt. e poi si riprende il sentiero n.76 (picchetto con tabella divelto) che  porta al passo della Crocetta. Qui ci fermiamo per il pranzo su una delle panche predisposte vicino alle edicole con le carte dei sentieri del parco, edicole e panche che abbiamo trovate in più posti lungo il sentiero.

Ripartiamo per il Pian di Festa lungo la ripida e lunga nuova strada forestale che tralasciamo dopo una curva (crocevia di sentieri) per scendere per un sentiero che poco dopo interseca nuovamente la strada. Al termine della strada ci sono le indicazioni di vari sentieri compreso il nostro n. 660 che attraversa tutto il piano di Festa. Poi incomincia la lunga strada cementata ripida e con molti tornati nell'ultinche ci riporterà a Brentino.


E' un percorso che permette di ammirare il santuario, il torrente e le sue cascate, le rocce a strapiombo sulla valle e il caratteristico Pian di Festa. Il sentiero anche nei punti esposti non è affatto pericoloso ed è ben tracciato.

Tempo di percorrenza : ore 6. Dislivello 850 m

 

LUOGHI DA VISITARE

SANTUARIO MADONNA DELLA CORONA

Il nome è attribuito dalla 'corona' di pareti rocciose che cinge il terrazzo inaccessibile a strapiombo sugli abissi, a 775 metri di quota sopra la Val d'Adige. L'ambiente è estremamente affascinante e la struttura è sicuramente tra le più ardite opere religiose.

Vi si venera la Madonna dell'Addolorata, rappresentata da una statua di pietra ritrovata fortunosamente sull'orlo dell'abisso nel 1522. La leggenda del ritrovamento s'innesta con tragici avvenimenti avvenuti nell'isola di Rodi durante le secolari dispute tra Veneziani e Turchi e l'apparizione luminosa della Madonna in questo luogo estremamente repulsivo. Più verosimilmente la statua venne fatta scolpire nel 1432 a spese del feudatario del luogo, certo Ludovico Castelbarco.


Una prima, modestissima, chiesetta venne inaugurata nel 1530 con la famosa e perigliosa visita del Vescovo di Verona. Già da subito accorsero numerosissimi pellegrini ad onorare la Madonna e ad implorare grazie e miracoli che, a giudicare dall'imponente mole di ex voto, devono essere numerosi.

L'inaccessibile anfratto è stato, tuttavia, frequentato da tempi ben più remoti. Notizie certe riferiscono di Eremiti fin dall'XI secolo. Un successivo Romitorio dedicato alla Madonna, di cui si hanno notizie nel 1139 e nel 1437, era tenuto da religiosi legati al Monastero di San Zeno di Verona e quindi alla Commenda dei Cavalieri Gerosolimitani, detti di Rodi (da qui forse la leggenda con Rodi) e poi Cavalieri dell'Ordine di Malta.

Per fronteggiare il sempre crescente, e difficoltosissimo, afflusso di pellegrini, nella prima metà del 1600 venne edificato un vero e proprio santuario, terminato nel 1680 grazie al sostentamento dei Cavalieri dell'Ordine di Malta.
Si pose il problema dell'accesso, fino ad allora più che avventuroso e pericolosissimo, che avveniva calandosi dall'alto con un rudimentale argano oppure scendendo nel fondo del burrone aggredendo la parete rocciosa cavalcando un albero di tiglio, miracolosamente piegato da un grosso masso. Venne costruito il ponte di pietra, detto 'Ponte del Tiglio', e scavata la scalinata nella viva roccia con i caratteristici sette capitelli che richiamano i Sette Dolori di Maria.

Numerosi sono gli ampliamenti successivi. I principali dopo le guerre napoleoniche e nel 1899, quando venne rifatta la facciata della Basilica sulle attuali forme neo-gotiche ed innalzato l'acuto campanile. Non sono mancati tragici incidenti, come la caduta di un grosso masso sulla casa dei frati che fece alcuni morti.

Nel 1922 venne scavata la galleria che permette un agevole accesso dal piazzale raggiunto dalla piccola stradina servita dal bus-navetta. Tra il 1975 ed il 1978 si mette mano all'intero complesso con radicali restauri ed ampliamenti funzionali all'accoglimento dei pellegrini. Il Santuario è nuovamente consacrato il 4 giugno 1978 e benedetto da Papa Giovanni Paolo II nella visita apostolica del 17 aprile 1988.

IL FORTE WOHLGEMUTH A RIVOLI VERONESE

Costruito sull'altura di Monte Castello a Nord-Est del paese di Rivoli Veronese.

Denominato Wohlgemuth in onore del generale austriaco, venne edificato tra il 1850 e il 1851 al fine di fortificare le alture poste ad Est del Lago di Garda e per contrastare eventuali attacchi alle truppe che si trovavano a Verona e nei dintorni. In seguito all'annessione del Veneto al Regno d'Italia nel 1866, prese il nome Forte di Rivoli e subì una serie di modifiche che ne potenziarono la struttura. Ne è un esempio la costruzione della Rivoli Bassa, una batteria che serviva a colpire la Val d'Adige verso Nord, e che era costituita da possenti bastioni che fungevano da magazzini, camerate e locali che potevano contenere fino a 75 uomini.

Ospitato all’interno del Forte Wohlgemuth di epoca austriaca, il Museo della Grande Guerra espone reperti bellici, armi, munizioni, elmetti, documenti e oggetti trovati sui campi di battaglia o raccolti da appassionati e poi donati al museo. All’esposizione di cimeli d’epoca, si affianca un’interessante documentazione di quel periodo parzialmente proveniente dalla biblioteca di Cesare Maria De Vecchi, ufficiale nel corso della Prima Guerra Mondiale.

Il Forte situato poco distante dall’allora confine italo-austriaco, non fu direttamente coinvolto nel conflitto mondiale, ma risentì ugualmente degli eventi e dell'atmosfera di quel triste periodo. Da qui la corretta intuizione di renderlo sede del museo della Grande Guerra.

Indirizzo: Via Castello, 37010 Rivoli Veronese (VR).

Orari: Da marzo a gennaio su prenotazione - resto dell'anno tutte le domeniche pomeriggio dalle 14.30 alle 19. Chiuso nei mesi di febbraio e di agosto.

Possibilità di visite guidate del Forte a cura della ONLUS Amici del Forte. 

 

CASTELLO DI SABBIONARA AD AVIO

Suggestivo, di notte illuminato, visitabile, il castello medievale sovrasta la cittadina di Avio e accoglie in Trentino.

Adagiato tra le colline della Destra Adige, il Castello di Sabbionara d’Avio domina da secoli la bassa Val Lagarina, una delle principali vie di comunicazione tra il Mediterraneo ed il Nord Europa. È un ampio complesso formato da un mastio del secolo XI, cinque torri, il palazzo baronale e le mura duecentesche. Le prime notizie sul maniero risalgono all’epoca longobarda, quando avrebbe accolto Autari e Teodolinda novelli sposi. Di certo nel XIII secolo era già proprietà dei Castelbarco che lo diedero per testamento ai Veneziani, nel 1411. Questi lo ampliarono e decorarono la cappella di San Giorgio, insieme alla facciata, con stemmi dei dogi. Nel 1509 venne ceduto alle truppe imperiali di Massimiliano I che, in seguito, lo ipotecarono ai Conti d´Arco. Nel XVII secolo il Castello tornò ai Castelbarco, baroni di Gresta, che lo hanno, infine, donato al FAI.

Sul complesso spicca il mastio a pianta trapezoidale a spigoli arrotondati, al cui interno è visitabile la Stanza d’Amore, decorata con affreschi di gusto cortese, dove va in scena un' allegoria di grande respiro attraverso le immagini di un uomo trafitto al cuore da una lancia, una dama con un cagnolino - simbolo di fedeltà - e Amore bendato con arco e frecce. Accanto, i resti del palazzo baronale, la Torre della picadora, ora trasformata in residenza, e la Casa delle guardie impreziosita da uno straordinario ciclo di affreschi trecenteschi con scene militari. Percorrendo una stradina selciata tra i vigneti, si raggiunge la romanica torre di ingresso al castello superiore, mancante del quarto lato interno. Ospiti illustri si sono avvicendati tra le mura di questo maniero, tra cui gli imperatori Carlo V e Massimiliano d'Asburgo.

 

 

    PERCORSI A PIEDI