DALLE ALPI GIULIE AI TREKKING IN EUROPA E TURCHIA


 
 
TREKKING DEI PIRENEI  11 – 17 LUGLIO 2009
 
La mattina dell’11 luglio 2009, la squadriglia di bombardieri veneziani partiti dall’aeroporto Marco Polo atterra felicemente a Tolosa e dopo un piacevole viaggio in TGV approda alla stazione ferroviaria di Lourdes dove un pulmino (il taxi dei Pirenei) approntato dalla guida alpina Martino Moretti, la conduce a Gavarnie, il paesino dei Pirenei punto di partenza e ritorno del trekking.
 
L’allegra compagnia confortata dalla giornata di sole e dalla splendida visione del circo glaciale di Gavarnie, con frenesia e voglia di sgranchirsi, inizia la risalita al rifugio Espuguettes.
Al rifugio, sono circa le diciotto, c’è molta voglia di esplorare, ma il tempo è tiranno: qualche foto e video clip e poi tutti a cena dentro il piccolo rifugio stipato di escursionisti, mentre all’esterno sono piantate un gran numero di tende. Qualche incomprensione per via della lingua con i giovani gestori, ma alla fine arrivano le prime caraffe di vino, passabile; qualche fiorellino di prato abbellisce le pietanze.
La prima notte nel camerone del sottotetto è agitata, complici le fatiche del viaggio e del caldo, ma tant’è, il mattino seguente tutti in forma per affrontare quella che è stata la giornata più faticosa del trekking: discesa a fondovalle passando sotto il circo glaciale, straordinario ambiente di cascate delle acque di disgelo dei numerosi nevai pensili, alte fino a 400 metri. Poi recupero a Gavarnie (m. 1380) dei viveri e del vestiario ed altri effetti personali per almeno 4 giorni e risalita al rifugio La Breche de Roland (m. 2587) per la valle Des Pouey D’Aspe, sotto il picco Sarradets. Splendide visioni avvolte in un caldo torrido. L’arrivo al rifugio è impegnativo (ammirevoli le componenti femminili dalla Vittoria alla Giovanna) ma alla sera, le poetiche visioni del tramonto sulle cime del circo e della Breche de Roland, il frenetico brucare delle marmotte sulle roccette del rifugio fanno dimenticare le fatiche e i malumori, complici il solito boccale di vino e la ferrea disciplina di mensa imposta dai ragazzi del rifugio (in Francia ed in Spagna ogni tavolata deve distribuirsi il cibo e alla fine dei pasti sparecchiare e pulire accuratamente il tavolo).
 
Il rifugio offre un solo wc all’esterno, con acqua di nevaio gelida e sgorgante da una cannella traballante appesa ad un ritto di ferro: per quanti escursionisti? Sono centinaia stipati nel rifugio ma anche nelle numerose tende disseminate tra le rocce.
 
L’indomani si sale alla Breche e da lì per alcuni (le indomabili sorelle Fabiana e Alessia, Gianmario, Rino, Ennio e la guida Martino) alla cima del Taillón (m. 3146). Poi discesa per ghiaioni e nevai, accompagnati dall’alto dai Gipeti barbuti e sui pendii dal Camoscio dei Pirenei. Lo scenario del versante spagnolo assomiglia al Gran Canyon d’America: distese brulle, grandi avvallamenti e cime arrotondate aggraziate da numerosi terrazzamenti circolari (faya), Canyon profondi come la valle dell’Ordesa e dell’Anisclo ben visibili dall’alto del monte Perdido.
Negli avvallamenti dove le rocce calcaree lo permettono, scorrono i ruscelletti dei nevai e fioriscono distese prative e una ricca flora. Quale contrasto rispetto al versante francese fatto di verdi praterie, ma anche di aspre e strapiombanti pareti rocciose!
 
L’armonia regna nel gruppo d’assalto al monte Perdido, del resto l’ambiente del Rifugio de Goriz o Delgado U. è reso festoso e allegro dai numerosi campeggiatori risaliti dalla valle dell’Ordesa o scesi dalla Breche de Roland. Per le cene, peraltro laute, dove oltre alle zuppe finalmente si vedono medaglioni di carne, si devono fare i turni e non ci si può attardare in convenevoli. Gli spagnoli sono anche più precisi dei francesi! Guai arrivare al rifugio al momento della mezzora di siesta, si rischia di non venire serviti.
 
Martedì 14 luglio, la salita alla cima del Monte Perdido (m.3355) è affrontata di gran lena ma il dislivello e alcuni passaggi su roccia fanno presto affiorare segni di stanchezza. Poco prima del lago Gelato (a circa 3000 m.) alcuni desistono. Il canalone finale è affrontato con raffiche di vento di 80 km orari e occorre abbandonare i bastoncini e aiutarsi a vicenda. Alla fine si arriva alla vetta dove finalmente il vento si aquieta e lo sguardo spazia a 360 gradi. Bravissimi tutti quanti: Rosanna, Margherita, Fabiana e Alessia, ma anche Nane e Renzo e così Tita, Rino, Ennio, Gianmario, Bepi Panizzon, Mario e Giovanni.
 
Discesa veloce con sosta al lago Gelato per la meritata merenda: baghette con spek o salame, caciotta della Valsesia portata dalla guida Martino a dall’addetto alla sussistenza, Marco Francioli (bei pesi da portare in spalla).
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Mercoledì 15 luglio si affronta la discesa della valle dell’Ordesa che si presenta subito in tutto il suo splendore: prati verdeggianti punteggiati da Iris e Genziane Luttee, marmotte saltellanti tra i massi e camosci sotto le rocce; sui pendii tutto attorno distese di ginestre fiorite. Il fondovalle inizia con la stupenda cascata Cola de Caballo ed è solcata dal Rio Arazas che in più punti forma delle grandi e fragorose cascate. I più percorrono la valle: Giovanni, Bepi Panizzon, Marco e Rino il sentiero alto Faja de Pelay, stupendo belvedere sulla valle e sulla catena dal Taillon al Perdido.
In giornata trasferimento da Pradera al Rifugio Bujaruelo con brevissima sosta e visita al paese di Torla, stupendo esempio di architettura montana e cura ambientale, cuore del parco Nazionale dell’Ordesa e Monte Perdido.
 
Buona la sistemazione al rifugio, ottime pietanze e finalmente un ottimo vino rosso, corposo e sobrio, prodotto dai gestori del rifugio sulle colline dell’Aragonese (regione in cui ci troviamo).
 
Giovedì 16 luglio si sale al passo Especieres, superando il lago Ibon, ritornando in territorio francese. Si supera il lago Especieres e scendendo nell’omonima valle tra pascoli e lungo la stradina asfaltata, si arriva al Rifugio La Grange De Holle dove termina il trekking d’escursione. 
 
Venerdì 17 luglio, con il pulmino taxi dell’andata, si ritorna a Lourdes, giusto in tempo per assistere ad una messa solenne in lingua francese nel santuario inferiore. Poi vista alla Grotta dell’apparizione. La nostra preghiera alla Beata Vergine non dimentica i nostri familiari e amici lontani. Una profonda commozione si prova di fronte alla semplicità del luogo e alla grande devozione che si scorge sui volti dei tanti fedeli e ammalati. Un ringraziamento particolare alla Madonna per le cose belle viste nei giorni del trekking, per le tante persone incontrate e salutate (saluti francesi o spagnoli festosamente ricambiati), per il senso di profonda amicizia e affetto che ha legato tutti.
Esprimo inoltre una considerazione personale sui luoghi toccati dal peregrinare europeo di questi ultimi anni della Giovane Montagna di Venezia; sembra quasi siano legati da un unico filo conduttore casuale o voluto, non si sa. Sono luoghi che ricordano il passaggio del Santo Padre Giovanni Paolo II (targhe, citazioni in chiese e monasteri). Il rifugio Slezski Dom in Slovacchia; il Monastero di Rila in Bulgaria; il santuario di Lourdes quest’anno. Mi sono ricordato di questi luoghi durante un trekking che quest’anno a giugno ho fatto con mia moglie in Cappadocia, visitando le chiese rupestri; in quei luoghi passò per ben due volte San Paolo diretto a Cesarea (oggi città di Kayseri).  
 
Un particolare ringraziamento va alla nostra guida alpina Martino Moretti, valente e paziente conduttore.
 
Giovanni Cavalli

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