DALLE ALPI GIULIE AI TREKKING IN EUROPA E TURCHIA


 

IL CAMMINO CELESTE DA AQUILEIA

AL SANTUARIO DEL MONTE LUSSARI

 

 

 

L'Iter Aquieliense - Cammino Celeste è un itinerario religioso internazionale in quanto si snoda tra Italia, Austria e Slovenia e ha l'obiettivo da far convergere i pellegrini delle diverse nazioni in un luogo di culto particolare quale è il Santuario del Monte Lussari: meta di pellegrinaggio e di venerazione dell'immagine della Vergine Maria da secoli. 

L'Iter Aquileiense, inaugurato nell'estate 2006, è costituito da tre percorsi che si diramano da località particolarmente significative per la storia e la tradizione di fede di questi territori.

In Italia si riconosce Aquileia come luogo dove è stato annunciato per la prima volta il Vangelo e come punto di partenza dei missionari per diffondere l'annuncio cristiano in Europa. Per la Slovenia si è scelto Brezje, presso Kranj, il più importante luogo di invocazione della Madre di Dio in Slovenia, mentre inAustria Maria Saal, sopra Klagenfurt, splendida chiesa datata intorno all'VIII secolo, importante per la storia della Carinzia e per l'identità culturale e religiosa Mitteleuropea.

I pellegrini dalle loro località di partenza, attraverso i tre percorsi, giungono a piedi a Camporosso per iniziare la salita che li porta sino al Monte Lussari, oltre i 1760 metri di altitudine.

La parte italiana del Cammino Celeste si snoda in dieci tappe. Il punto di partenza è fissato ad Aquileia, per poi attraversare Cormòns, Castelmonte, Cividale del Friuli, il Gran Monte e le valli di Resia e Dogna fino al Santuario del Monte Lussari.

Il mio progetto prevede di percorrere in marcia solitaria in nove giorni, l’itinerario italiano con una variazione di percorso nelle ultime tappe e l’accorpamento delle tappe 8 e 9.

Date presunte di svolgimento del trekking: 10 -18/19 luglio 2013

 


TAPPA 1:  Aquileia - Aiello del Friuli km.   17,3

10 luglio 2013

Dislivelli: non significativi

 

                                       

                                                                                          Basilica di Aquileia

10 luglio 2013, ore 5:00

Questa mattina all'alba è cominciata l'avventura di Giovanni. Complice una fresca brezzolina mattutina e lo splendido paesaggio di una Venezia deserta, il cammino sembra iniziare sotto i migliori auspici. Il notevole peso dello zaino non sembra preoccupare troppo il nostro avventuriero: il morale è alto e la motivazione è forte.

Un cetriolo, un succo di frutta alla pesca ed una confenzione di sottilette costituiscono il "rancio" di emergenza della giornata. La speranza, ovviamente, è che i 17 km della prima tappa lascino forze e tempo per ricercare un ristoro dove gustare un piatto caldo o, perchè no, una fetta di salame magari accompagnata da una buona ombra di vino e dove godere della proverbiale ospitalità friulana.

Giovanni ha promesso di inviare aggiornamenti giornalieri che provvederemo prontamente ad inserire in queste pagine. Vedremo come reagiranno le gambe agli sforzi della prima tappa, ma siamo ottimisti. Vi terremo aggiornati.

Intanto, in bocca al lupo Giovanni!!!!!

M.C.

Qui sotto due immagini che ritraggono Giovanni all'inizio dell'avventura.

           

La partenza è avvenuta alle ore 9.36 dopo aver ritirato la credenziale.Il percorso lungo la campagna si è rivelato molto bello con numerose risorgive casette tipiche e molte vie ciclabili. Le persone incontrate lungo la strada sono affabili e coinvolte dai racconti dei pellegrini del cammino celeste. L'arrivo alle 13.40 è stato accompagnato anche dall'incontro con due compagni di viaggio che probabilmente accompagneranno Giovanni fino alla tappa finale sul Monte Lussari.

S.C.

 

 


TAPPA 2:  Aiello del Friuli - Cormons km.  18,8

11 luglio 2013

Dislivelli: salita  140 m. discesa 140 m.

                                                

Aiello del Friuli, paese delle meridiane

11 luglio, ore 13.45

Rieccoci con gli aggiornamenti sul viaggio di Giovanni. 

La notte ad Aiello è stata un po' movimentata. Complice l'errato montaggio della struttura del letto, dovuta probabilmente alla stanchezza accumulata nella prima tappa ed alla fretta di godersi il meritato riposo, ed il conseguente cedimento strutturale al momento del primo appoggio delle stanche membra, il nostro viandante è stato costretto a doversi accontentare di una, non proprio comodissima, sistemazione di fortuna (un tavolo in legno massiccio).

Questa mattina, dopo aver dedicato una decina di minuti allo stretching per sgranchire l'apparato muscolo-scheletrico provato dalla impegnativa nottata, Giovanni ha iniziato il cammino previsto nella seconda tappa che congiunge Aiello a Cormons. Il percorso, seppur non affascinante come quello della giornata precedente a causa dell'eccessiva monotonia del paesaggio spezzata nella prima tappa dalla presenza di risorgive e caratteristici pozzi naturali, è stato allietato dalla compagnia di Beniamino e Silvana che hanno raggiunto assieme a Giovanni Cormons poco dopo le 13.

Di qualche interessa è stato il passaggio attraverso Medea, paese conosciuto soprattutto per l'impressionante Ara pacis mundi eretta nel 1950 in memoria dei caduti di tutte le guerre.

Le gambe di Giovanni  sembrano girare meglio rispetto al giorno prima. Sarà merito del letto-tavolo della sera prima? Chissà. Nel frattempo il nostro è in attesa del prete che dovrebbe offrire ospitalità per la notte.

Seguiranno aggiornamenti.

M.C.

Partenza ore 7.30 arrivo ore 12.00 in buona compagnia.

S.C.


 

TAPPA 3: Cormons - Castelmonte  km.  23,3

12 luglio 2013

Dislivelli: salita 930 m. discesa 350 m.

 

                                                 

Cormons - Beata Vergine del soccorso

12 luglio, ore 17.45

La notte passata nella splendida Cormons non è stata delle più comode e riposanti. La stanza messa gentilmente a disposizione dal prete era priva di doccia, servizio decisamente importante per un pellegrino che ha percorso 18 km sotto il caldo sole di luglio. Il nostro indomito avventuriero non si è dato per vinto, a differenza dei compagni di viaggio che han preferito una ben più comoda sistemazione in albergo, ed ha affrontato con coraggio il lavabo alla tedesca (di quelli con doppio pedale per acqua calda e fredda che ricordano più un automobile che un erogatore d’acqua…) riuscendo, dopo diverse contorsioni che hanno messo seriamente a rischio tutte le già provate articolazioni, a rinfrescarsi e rendersi quantomeno avvicinabile in vista della cena serale consumata con gli amici Silvana e Beniamino nel ristorante dirimpetto il loro albergo. La cena a base di gnocchetti fatti in casa e altre primizie friulane è stata decisamente apprezzata dal nostro Giovanni. Rientrato in stanza per il riposo notturno, Giovanni ha scoperto che il muro della sua stanza confinava con il campo di calcetto del patronato e, per sua sfortuna, quella sera era in programma un torneo di calcio “schiamazzante” conclusosi alle 24. È andata comunque decisamente meglio rispetto al pernottamento su tavolo di legno in quel di Aiello.

La sveglia la mattina seguente è suonata molto presto come di regola per ogni buon viandante. Regola che, ovviamente, non vale per chi la sera ha lavorato fino a tardi (leggasi ristorante della sera precedente) e che alle 6.30 del mattino pensa solamente a riposare e non a dover preparare la colazione per tre pellegrini del Cammino Celeste. Ma il proverbiale senso di ospitalità dei friulani e l’ostinazione dei nostri tre viandanti stregati dalla bontà della cena della sera prima, han fatto sì che Giovanni e amici fruissero di una lauta colazione preparata in gran velocità dall’assonnato oste.

La terza tappa è stata caratterizzata dalla presenza dei primi (faticosi) dislivelli e dalla incredibile bellezza del Collio friulano, terra di eccellenti vini. Giovanni non si è fatto sfuggire l’occasione di assaporare il proverbiale vino in uno dei tanti agriturismi incontrati lungo il cammino: due quartini di vino bianco accompagnati da crostini e l’immancabile prosciutto di San Daniele. Numerosi sono stati gli incontri della giornata con persone vogliose di scambiare quattro parole e di trasmettere allegria e motivazione al nostro Giovanni. Memorabile il confronto sulle magagne ortopediche tra il nostro e due, altrettanto acciaccati, signori sloveni. Il Cammino Celeste è anche questo: incontri tra persone semplici che hanno una gran voglia di comunicare e condividere le emozioni dei viandanti e che non sentono addosso lo stress quotidiano derivato dalla frenetica vita di città. Un esempio per tutti, è dato dalla coppia residente in una graziosa villetta abbarbicata in collina che hanno offerto a Giovanni e soci, di passaggio nei pressi della loro proprietà, un buon caffè ed una piacevolissima mezzoretta di simpatia e calore umano.

Un ringraziamento speciale in questa tappa va anche a tutti i contadini che sono stati derubati di susine, fichi e pere dai loro alberi: la frutta a chilometro zero si è dimostrata fondamentale per mantenere una buona idratazione sotto il caldo torrido del sole rovente di oggi.

Buoni auspici per la serata. Il pernottamento è previsto in una stanza con doccia (era ora!) presso l’accogliente Locanda Al Convento di Castelmonte.

 

M.C.


 TAPPA 4: Castelmonte - Masarolis  km. 25,4

13 luglio 2013

Dislivelli: salita 650 m. discesa 635 m.

 

                                                

Santuario di Castelmonte

13 luglio, ore 15.45

Giovanni ci conttatta, immediattamente dopo il suo arrivo di tappa, dall'ombra di un albero del campo sportivo di Masarolis, paesino di quattro anime e con un solo bar (ovviamente chiuso...). La vista su Cividale e dintorni è comunque splendida e vale l'intero sforzo della tappa. Ora Giovanni è solo in quanto i suoi compagni di avventura han preferito proseguire in direzione di un confortevole agriturismo a 5 km di distanza. A lui spetta la solita stanza parrocchiale, sperando non confini con un campo di calcetto...

 

La tappa oggi è iniziata al solitpo presto. Alle 7.00 i nostri erano già al nastro di partenza di Castelmonte ed in meno di due 3 ore hanno raggiunto Cividale dopo aver attraversato una frequentatissima e comoda strada sterrata. La gamba regge, sostiene il nostro. Anche se la sera qualche doloretto inizia a farsi sentire. Ci auguriamo il meglio in vista delle tappe, decisamente più impegnative, dei prossimi giorni.

Forza Gianni!! Tieni duro.

 

M.C. 

 

I menu del giorno hanno proposto radicchio e pomodoro di orto  con tonno e pagnotta nel piccolo paesino di Masarolis e un ottimo pasticcio di asparagi con un immancabile frico in quel di Castelmonte!
 
S.C.

 


TAPPA 5: Masarolis - Montemaggiore  km. 22,6

14 luglio 2013

Dislivelli.  1020 nm. discesa m . 890 m.  

    

                        

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Monte Mia e Matajur

 

 

 

          Cividale del Friuli - Ponte del Diavolo

 

 

 

 

 

 

 

14 LUGLIO 2013, 0RE 13.00

E rieccoci al nostro appuntamento quotidiano.

Giovanni ci fa sapere che dopo aver passato buona parte della notte ad aggiornare il diario con le avventure della giornata trascorsa e dopo aver combattuto con qualche insistente dolorino al ginocchio, il risveglio è stato piacevole con una buona colazione  a base di fette biscottate e marmellata.

La partenza è alle sei per raggiungere i compagni  di viaggio che hanno dormito presso un agriturismo la cui cucina è stata particolarmente decantata.

Giovanni perciò si è sentito obbligato ad approfittare di una piccola pausa a base di thé tibetano e torta della casa, in vista dell’ardua giornata.

Il percorso è stato lungo e impegnativo con un forte dislivello ma la tappa si è conclusa intorno alle 13.00 quando i nostri hanno trovato rifugio per il pranzo e per la notte  presso un hotel del luogo.

Eccezionalmente Giovanni ha abbandonato l’abitudine dei tavolacci di legno e tenterà di concedersi un buon sonno ristoratore!

 

S.C.


TAPPA 6: Montemaggiore - Ricovero ANA - Monteaperta km. 10,0

15 luglio 2013

Dislivelli:  salita 818 m. discesa 145 m.

                                             

Croce sul Gran Monte


TAPPA 7: Ricovero ANA - Prato di Resia  km. 16,6 

16 luglio 2013

Dislivelli: salita 802 m. discesa 1777

          

 Monte

Nische

e Canin

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Monteaperta

 

                                                                                Ricovero ANA  Monteaperta

 

 

 

Martedì 16 luglio 2013, 0re 15.40

Siamo di nuovo qui con i nostri aggiornamenti del nostro beniamino. Per 24 ore si sono persi i contatti ma non trattandosi dell’ascesa all’Anapurna non ci siamo lasciati pervadere dall’inquietudine ed abbiamo pensato (come in effetti è stato) che fosse un problema legato alla mancanza di segnale.

Questi  due giorni per il nostro sono stati densi di avventure e contatti con la popolazione locale.

Passato l’entusiasmo per la nottata passata con un intero campo sportivo a disposizione e la sua enorme cucina (fornita di moderna bombola a gas situata comodamente all’esterno della cucina…), Giovanni ha finalmente conosciuto il comfort di un albergo e di un vero letto.

La tappa prospettava 10 km di deviazione con molti dislivelli per questo motivo i nostri pellegrini hanno scelto una strada “in presa diretta “, percorso di certo non condiviso dalle ginocchia ormai stanche di Giovanni .

La notte presso il ricovero Ana di Monteaperta  ha dato modo a Giovanni di continuare le piacevoli conversazioni con i suoi compagni di viaggio ma anche di onorarli con un risotto alla Milanese in busta la cui cottura grazie all’altitudine si è prolungata per oltre 30 minuti….Il voluttuoso banchetto si è concluso poi con pan secco, acquistato ancora in quel di Cividale, e filetti di tonno in scatola.

L’ascesa di oggi è stata molto impegnativa ma i nostri pellegrini hanno già trovato ospitalità presso la foresteria dellìEnte Parco delle Prealpi Giulie di Prato di Resia e per stasera hanno già prenotato un ristorantino tipico della zona.

Domani Giovanni vorrebbe iniziare la fase in solitaria per prepararsi al rientro di giovedì.

S.C.

 

 


TAPPA 8: Prato di Resia - Rifugio F.lli Grego  km. 32,4

17 luglio 2013

Dislivelli: salita 1412 m.  discesa: 500 m.

 

                                        

Il Montasio da Dogna

17 luglio, ore 17:00

Riceviamo ora aggiornamento dal nostro avventuriero: la tappona Prato di Resia - Rifugio Grego, la più dura dell'intero cammino (una sorta di Zoncolan per chi si intende di ciclismo), si è conclusa con successo dopo un cammino lungo ed estenuante di ben 32.4 km di cui ben 18 percorsi in solitaria. Giovanni, mentre assapora all'ombra del Grego un meritato bicchiere di buon vino rosso, ci racconta della selvaggia bellezza della Val di Dogna e della stupenda vista sui monti circostanti (i suoi monti, in primis il Montasio) che parevano avvicinarsi passo dopo passo.

Salutati a Dogna i suoi compagni di avventura che percorreranno il tragitto "ufficiale" del Cammino Celeste che prevede una tappa in più rispetto alla variante da Giovanni, il nostro ha imboccato la "scorciatoia" della Val Dogna con una pagnotta congelata (altre non se ne trovavano in paese) da 1 kg. Il caldo ha già reso il pane croccante al punto giusto, tornerà buono anche domani per l'ultima tappa.

Giovanni è carico ed entusiasta, il tempo è stato magnifico in questi gironi (rendendo inutile il suo proverbiale ottimismo-meteo che gli faceva vedere le rondini volare alte anche quando planavano radenti il suolo....) e il ginocchio durante la marcia non lo infastidisce più di tanto (si fa sentire la sera in compenso).

Domani la partenza è alla solita ora (7:00 A.M.) e l'arrivo è previsto a Lussari per le 11, ora della messa che Giovanni farà di tutto per non perdere. Consumato l'ultimo pezzo di pagnotta, ci auguriamo con del buon salame come companatico, il nostro pellegrino scenderà a valle per il rientro. Siamo sicuri che porterà sempre con sè questa magnifica esperienza fatta di fatica, libertà, meditazione, giovialità (grazie alla genuinità ed empatia delle persone incontrate[vedasi foto sotto]) e tanta tanta natura. A casa al rientro lo aspetterà una pasta aglio e olio, non sarà il tipico piatto del viandante, ma ci auguriamo gli faccia sentire il calore e l'affetto di chi gli vuole bene.

 

M.C. 

 

Silvana e Beniamino, i compagni di avventura di Giovanni


TAPPA 9: Rif. F.lli Grego - Monte Lussari  Km.16,5 -  Stazione FS Valbruna-Ugovizza per via Crucis Camporosso)

18 luglio 2013

Dislivelli: salita 906 discesa: 1490 

    

 

 

 

 

 

 

 

 

                               Rif. Flli Grego                                                                     Santuario Monte Santo di Lussari

 

 

18 luglio, ore 11.30

Siamo ormai al resoconto della nostra ultima tappa. Giovanni oggi dopo l’abitudinaria colazione a base di pane duro e caffelatte (da vero montanaro o forse per bilanciare il gulash della sera precedente), alle 7.00 è partito per affrontare la salita al Monte Lussari, l’ultima tappa sì ma quella più difficile anche perché per lui più densa di ricordi e il coronamento e la chiusura di un percorso pianificato per onorare la memoria di una persona splendida e forte come questi monti.

Giovanni non ce l’ha fatta ad aspettare ed è arrivato con un’ora di anticipo per assistere alla messa delle 10.00 celebrata da Don Dionisio in tedesco sloveno e friulano (siamo impazienti di chiedere al nostro Giovanni il soggetto dell’omelia….). Al termine della messa finalmente il nostro pellegrino ha il diritto di apporre la propria firma nel libro del pellegrino, ritrovato solo dopo un’estenuante ricerca e custodito dalla persona “factotum” di Don Dionisio…l’ultimo aggiornamento purtroppo risale al 2010 il che ci fa capire che il”sentiero celeste” non ha ancora preso piede.

Ad ogni modo Giovanni, dopo aver corroborato le proprie forze con una mela pane e salame, alle 11.30 ha ripreso la via del ritorno con uno spirito sicuramente più sereno ed in pace con il mondo di fronte a tante silenziose meraviglie innevate che dall’alto guardano imparziali i destini umani.

 

Lo attendono ancora il viaggio in treno e speriamo una tappa al caseificio di Ugovizza!

 

S.C.

 

 


APPUNTI DI VIAGGIO

 

10.07.2013:

partito da Venezia con il treno delle 5,11, cambio a Mestre per Cervignano alle 5,32. Arrivato con il pullman della SAF
alle 7,48 ad Aquileia.
Alba radiosa e cielo terso. Essendo arrivato troppo presto per visitare il Duomo patriarcale ed avere la "charta peregrini", mi sono aggirato fra gli scavi archeoligici di Aquileia, l'antica città portuale romana allora di centomila abitatnti: foro romano, porto romano, l'area delle ville romane, il grande mausoleo. Nel frattempo ho fatto colazione e provviste di pane e companatico. Alle 9 finalmente sono entrato nel Duomo per  una prima preghiera di auspicio. Alle ore 9,20 (ben oltre l'orario previsto) dopo essermi registrato nel registro dei pellegrini, ho ottenuto la credenziale del pellegrino presso il negozio souvenir GHIRETTI ANDREA in via del Patriarca Popone.

Poco prima, lungo la via Sacra, ho incontrato e fatto conoscenza con due pellegrini già in marcia che poi sarebbero stati miei compagni nei giorni successivi: Beniamino e Silvana. Ci siamo dati appuntamento al termine della tappa ad Aiello.

Non avendo alcun allenamento sulle distanze né abbronzatura, ero un poco preoccupato, perciò ho pensato bene di aggiungere alla colazione un buon panino con prosciutto e una copiosa bevuta d'acqua alla fontana del Duomo.

Mi sono finalmente incamminato lugo la pista cilabile che costeggia la strada principale per Cervignano. Prima di inoltrarmi tra i campi  da un banchetto ho comperato due grosse pesche che per evitare di portarle, ho pensato bene di mangiarle sul posto. Del resto era già mattino inoltrato ed il caldo si faceva sentire.

Per stradine di campagna, argini e lungo canali di derivazione e scolo, da cui i contadini traggono l'acqua per l'irrigazione con potenti pompe, supero piccoli borghi e fattorie dove è stato facile rinfrescarsi con l'acqua sgorgante dai pozzi artesiani. Immancabili erano in ogni caso le fontanelle presso i cimiteri. Dopo un paio d'ore di cammino, sotto un cielo velato e una cappa afosa (c'erano circa 34 gradi), torno a camminare su strada asfaltata, e questo fino da Aiello. Lungo il cammino qualche frutto (pesche e susine) raccolto dagli alberi prospicenti la via, mi ha dissetato e dato forza e coraggio per proseguire: l'incognita della prima tappa senza allenamento mi ha un po' messo in apprensione.

Entrato finalmente ad Aiello (13,30) salutato e incoraggiato da una giovane ciclista, finalmente proprio a fianco della chiesa parrocchiale, ho rivisto  Beniamino e Silvana, anche loro appena arrivati e già in procinto di occupare il posto letto.

Ho preso possesso della mia brandina collocata nel dormitorio (aula del catechismo) ma essendo nuova ho dovuto

montarmela putroppo senza la dovuta perizia. Risultato: al monento di coricarmi per il riposino pomeridiano si è chiusa su se stessa, così mi sono sistemato con il  mio sacco a pelo e materassino su un tavolo.

Un solo bagno ma con una bel box doccia.

Riposare e dormire vicino ad una chiesa nei paesini friulani, può essere  fatale per tante persone: le campane suonano

ed in modo robusto, per l'angelus mattutino, quello serale e naturalmente a mezzogiorno.

Ad ogni modo, anche se abitualmente dormo poco, devo dire che mi sono via via affezionato ai rintocchi delle campane, specialmente nelle zone montane in mezzo ai boschi dove di rado incontri delle persone (segni di vita d'altri tempi).

La visita di Aiello con le numerose e varie meridiane disegnate sui muri delle case o rappresentate in vari piccoli monumenti, è stata veramente appagante. Molto interessante il museo delle meridiane e quello etnografico del mondo contadino: nel bar interno  abbiamo cenato con piatti freddi di affettato e insalata.

Nottata lunga con qualche zanzara fastidiosa.

11.07.2013:

 

Partiti da Aiello alle 7,15 dopo aver fatto rifornimento di acqua, pane e succo di frutta, qualche yogurt  nel panificio pasticceria del paese (cappuccino nel vicino bar, fatto in tempo anche a leggere il Messaggero Veneto del giorno prima).

Il percorso del giorno non è stato particolarmente interessante soprattutto nel tratto di pianura fino a Medea dove ci siamo riforniti dei viveri per il giorno: pane, pesche, prosciutto e cetrioli (solo e sempre una mia esclusiva). Poi abbiamo risalito

il colle di Medea (500-600 gradini in verticale) fino alla chiesetta di S,.Antonio molto graziosa e custode dei resti mortali di baroni asburgici. Poi lungo traverso collinare fino a scendere alla chiesetta di Santa Fosca di Borgano. Nei pressi del cimitero, prima di affrontare gli ultimi 5 km di sterrato fino a Cormons, ci siamo fermati per bere e mangiare i viveri al sacco.

Prima di Cormons abbiamo attraversato i vigneti dell'Azienda agricola Angoris e già pregustavamo gli ottimi vini del Collio.

A mezzogiorno abbiamo fatto ingresso nella città di Cormons e subito siamo stati attratti da una birreria con pergolato.

Una radler "mistic belga"rinfrescante e poi via verso il centro.

Contatto il sacerdote referente per l'accoglienza, abbiamo visionato il posto della sistemazione notturna: non c'erano brandine, nè una doccia, perciò Beniamino e Silvana hanno optato per la sistemazione in vicino albergo, dovre avremmo anche cenato alla sera.

Visita alla città con macchina fotografica e rifornimento di viveri in un supermercato per il giorno dopo.

La cena  del pellegrino, che per i miei amici doveva iniziare tutti giorni alle 18,00, è stata ottima (anche il prezzo): gnocchi con panna e prosciutto, petto di pollo con aceto balsamico, grande insalata (vino rosso e bianco).

Ho scritto gli appunti di questo giorno dalle 20,40 in poi perchè era impossibile coricarsi  almeno per riposare: il patronato è stato occupato fino a mezzanotte da un torneo di calcetto e da molti giovani vocianti che talvolta si introducevano nelle mie "stanze".

12.07.2013

Dopo una notte alquanto movimentata a Cormòns, una buona colazione nel ristorante-albergo  “Alla Pergola” dove hanno alloggiato Silvana e Beniamino, e dove la sera prima abbiamo consumato un ottimo “menù del dia”, abbiamo affrontato la prima fatica della giornata: la salita al colle Quarin per la strada asfaltata, per scendere poi in pianura per una mulattiera immersa in un bel bosco di latifoglie. Percorso ancora un tratto di strada asfaltata fino a Vencò,  siamo saliti decisamente sulle colline del Collio di Dolegna. Lì abbiamo incontrato i simpatici e accoglienti coniugi  Dino e Annamaria che oltre al caffè ci hanno intrattenuti per una amichevole conversazione sui confini italo-sloveni che lì lambivano la loro proprietà. Poi una lunga traversata attraverso filari infiniti di viti, con salitelle anche piuttosto erte. Scesi ancora in pianura, superato il fiume Judrio, giungiamo ad Albana e qui ci concediamo uno spuntino ed un assaggio del buon vino bianco del Collio, prima della lunga salita alla Cima del Santuario di Castelmonte. Nonostante il caldo  opprimente anche se il fitto bosco ci ha a tratti rinfrescati, siamo giunti a Castelmonte  bisognosi di una buona birra ore 14,00). Abbiamo preso alloggio nella Casa del Pellegrino situata nel borgo antico. Dopo una doccia rinfrescante e un veloce lavaggio degli indumenti personali sempre intrisi dall’abbondante sudorazione giornaliera, mi sono recato nel Santuario Mariano per la confessione ed assistere alla

Santa Messa. Alle 18,00 cena (pasticcio agli asparagi, frico con polenta, anche stinco di maiale, vino). Poi a nanna in orario sempre troppo presto per le mie esigenze, ed infatti verso le 3 di notte

immancabilmente mi sveglio, poi i rintocchi delle ore delle sempre vicinissime campane  completano l’insonnia.

 

13.07.2013

Partenza da Castelmonte alle 7,00, sempre alla solita ora. Un primo tratto di cammino lungo la strada asfaltata e poi imboccata una bella strada forestale, scendiamo rapidamente verso l’abitato di Purgessimo e da qui, attraverso i campi di pianura e lungo l’argine del Natisone, giungiamo a Cividale del Friuli, attraversando il suggestivo ponte del Diavolo. Di fronte al Duomo ho appuntamento con il cugino di mia moglie Mario che presento ai compagni pellegrini. Foto ricordo sotto la statua  di Giulio Cesare. Egli ci accompagna per le vie della città da vera guida turistica agevolandoci anche negli acquisti di viveri, nel prelievo di denaro da bancomat; poi mi accompagna

da Giovanni suo fratello nel suo negozio. Con commozione e profonda emozione, ci incamminiamo

fuori città sulla via per Masarolis, la strada principale. Ma a Mario non avevo spiegato che dovevamo prendere una via secondaria che saliva su in collina verso il Castello di Cividale, così abbiamo percorso qualche chilometro di troppo. Concedatici da Mario, siamo saliti per più di 10 km per una antica strada  acciottolata tutta immersa in un fitto bosco, incontrando di tanto in tanto

degli sportivi in mountain bike, uno addirittura in auto, ferito per una brutta caduta e anche una giovane ragazza che ci accompagna fino alla sella Spignon (q.609) incrocio delle strade per  Masarolis e la Valle di Stupizza (S.Giovanni D’Antro). Consumato un veloce spuntino, mi separo dagli amici: loro proseguono verso l’alto (cima Kraguojnca q. 948) per raggiungere l’Agriturismo Zaro (q. 630); io proseguo per strada asfaltata dissestata per Masarolis dove giungo alle 14,40. Sosto nella piazzetta del paese dissetandomi nella caratteristica fontana sormontata dal leone della Serenissima ingabbiato. Poi prendo contatto con la signora Norma per la sistemazione nel centro sociale (bagno con docce, cucinino e salone con tavoli ma senza brandine). Per la terza serata di fila  ho dormito sopra un tavolo utilizzando il materassino gonfiabile e il sacco a pelo. Dopo il consueto bucato, ho deciso di dare un’occhiata al paese e di vedere se potevo mangiare qualcosa nel piccolo bar vicino alla chiesa, senza approfittare dei viveri del centro sociale ben fornito. L’anziana signora titolare del bar mi ha preparato una ciotola di buon radicchio e pomodoro, con formaggio e tonno, che ho mangiato molto volentieri accompagnato da un buon bicchiere di vino e da una piacevole conversazione con i pochi avventori del posto. Poi, verso le 20,00,  mi sono coricato, purtroppo non c’era altro da fare. Ma anche in questo minuscolo borgo le campane suonano e non solo per segnare le ore (alle nove di sera l’angelus è stato un vero concerto).

 

14.07.2013

Partenza da Masarolis alle 6 del mattino dopo essermi concesso un caffè e alcuni biscotti dalla dispensa del centro sociale, un’ora prima del consueto per poter raggiungere i compagni pellegrini all’Agriturismo Zaro. Attraverso le viuzze del paese sono stato avvicinato da alcuni cani, così come il giorno precedente al mio arrivo: non mi hanno creato problemi (qualche leccata) ma il loro abbaiare deve aver disturbato i pochi abitanti ancora dormienti. Superata un’abetaia in salita (300 m. di dislivello), incrocio la strada forestale che mantenendosi a quota 850/950, conduce al bivio per l’abitato di Montefosca e da qui in discesa per strada asfaltata all’Agriturismo Zaro (bella struttura un pianoro suggestivo con annesso recinto per i Cervi), dove giungo alle 7,30 (un tragitto veramente lungo). Ritrovo gli amici di viaggio e con loro faccio colazione, tè tibetano con fettina di dolce per me, miele, yogurt di pecora, marmellata di fragole, succo di sambuco e torta per gli altri che la sera prima hanno  cenato con la vellutata di lattuga con crostini, tagliatelle al ragù di vitello cervo in umido con contorno di cavolo rosso e zucchine; dessert a base di biscottini alla menta e alle mandorle) conversando con la titolare dell’esercizio, bravissima cuoca e preparatrice di composte.

Ripreso il cammino si perde quota di circa 200 m. sfiorando il confine con la Slovenia e pervenendo al Borgo di Prossenicco (q. 547) dove ci attardiamo a visitare la bella chiesa parrocchiale e un vecchio bar dove acquistiamo alcune uova sode. Poi lunga discesa fino al valico di Ponte V.Emanuele sul fiume Natisone (q. 396). Da qui riprendiamo a salire per una strada forestale fino a q. 680 (pascoli di Certenja); salita lunga e faticosa per il caldo sempre incombente. Lasciata la forestale, scendiamo ripidamente per un sentiero sul fondo di un torrente superabile con un ponte a schiena d’asino precluso dai responsabili del C.A.I. per possibile crollo !! ovvero per chi soffre di vertigini. Poi risalita ripida fino al Borgo di Montemaggiore q. 795. Prendiamo alloggio nel Bed&Breakfast Montecarlo, una camera con doccia per tre persone, gestito dal Signor  Augusto (ottanta anni suonati ma ottimo cuoco) e dalla moglie Svetlana. Cena con minestrone, frico, salsicce e polenta, insalata e vino cabernet. C’è stato il tempo di visitare la chiesa ricostruita totalmente  dopo la distruzione del terremoto e di fare la conoscenza con alcuni paesani molto gentili prodighi di consigli. Uno di essi ci ha invitato nella propria casa offrendoci un bicchiere di vino Marzemino

alla presenza vivace del figlioletto. E praterie di ginestre nane, con camosci al pascolo)

 

15.07.2013

Partenza alla solita ora con i panini preparati dalla signora Svetlana. Oggi si effettua una variante

del percorso base anche su suggerimento dei paesani per raggiungere per una via diretta la cima del Gran Monte (Montemaggiore) e da lì scendere per creste al ricovero A.N.A. di Monteaperta. Beniamino ha cercato fino all’ultimo di optare per l’itinerario base, più lungo e secondo me anche più faticoso: non avendo scorto per tempo il sentiero di raccordo, si è rassegnato a seguirmi con Silvana. Ed è stato un percorso magnifico per i fiori (gigli Martagone, Carniolicum, stelle Alpine e prati cosparsi di margherite alpine e ginestre nane) e per il panorama molto vasto sul Gruppo del Canin, i Monti Musi, la catena del Monte nero lungo l’Isonzo, e sotto di noi l’immensa boscaglia

in estensione verso la pianura friulana. Le due ore e 40 minuti previsti per l’ascesa al Gran Monte sono state rispettate superando 850 m. di dislivello. Poi per creste in poco più di un’ora siamo arrivati al rifugio-ricovero A.N.A. che credevamo in parte custodito (così ci avevano assicurato i paesani di Montemaggiore). Mangiato un panino verso mezzogiorno, abbiamo poi occupato il nostro tempo con una breve escursione sulle creste del Monte digradanti verso il Borgo di Monteaperta, anche qui spettacolo i fiori mentre  in alto in cielo volteggiavano a gara degli icari  in parapendio e  stormi di Grifoni. Più tardi abbiamo dovuto lottare contro un infestazione di piccole zecche: io credevo di esserne stato immune ma alcune si erano annidate nei pantaloni della tuta. Me ne sono accorto al risveglio al Rif. F.lli Grego perché le ho trovate appiccicate nell’incavo del ginocchio destro. Senza conseguenze. La sera dopo aver cercato di pulire alla meglio il fornello e le pentole del bivacco, ho cucinato per tutti  un piatto di risotto alla milanese (quello da bustina liofilizzato). Poi tutti in branda nel camerone di sottotetto.

 

16.07.2013

Il risveglio è stato allietato dalla solita alba radiosa e da 5 camosci al pascolo vicino al ricovero.

La discesa a Passo Tanamea è stata molto veloce, non altrettanto la salita alla Casera Nischiuarch

450 m. nel bosco ma molto lunga con saliscendi. Per fortuna presso la casera abbiamo trovato dell’acqua fresca e finalmente incontrato una coppia di escursionisti con cane italo-lussemburghesi che avremmo poi rivisto a Prato di Resia;  da lì in poi un lungo traverso in paino fino alla Sella Canizza dove (bellissima conca prativa cosparsa di piccole baite e da due agriturismi ben individuabili per le bandiere al vento: quella nazionale, la slovena e della provincia di Udine raffigurante un’aquila ad ali spiegate di color giallo su sfondo azzurro, simbolo della friulanità) ci siamo fermati in un simpatico agriturismo gestito da una gentilissima signora, consumando un ricco spuntino (salame nostrano e formaggi) bagnato da un buon bicchiere di vino (io, per la verità, una pasta alla ricotta affumicata). Poi discesa per strada asfaltata a Lischiazze, Gniva (da q. 1290 a q. 380), per salire infine a Prato di Resia dove abbiamo preso alloggio nella foresteria dell’Ente Parco  delle Prealpi Giulie, cena presso l’albergo-ristorante Alle Alpi. Qualche difficoltà per approvvigionarci di viveri per l’escursione successiva per mancanza di negozi (sono riuscito a farmi dare in un bar una pagnotta surgelata con dell’affettato e dei succhi di frutta con croissant che mi sono serviti anche per la colazione del giorno dopo).

 

17.07.2013

Partenza alle ore 7 imboccando subito in salita la strada forestale che in un’ora e mezza porta agli stavoli  Perachiazze e alla Sella Sagata (monumento all’alpino e ai caduti della Val Resia). 500 m. di dislivello fatti con una temperatura accettabile. Poi lunga discesa verso il fondo valle fino a Raccolana-Chusaforte. Qui abbiamo sostato per bere un tè e rifornirci di pane, frutta cetrioli, yogurt e bevande. Poi abbiamo imboccato la pista ciclabile Alpe Adria, evitando secondo programma la strada statale (bella e interessante per vari scorci paesaggistici). A Dogna lascio a malincuore gli amici pellegrini e mi incammino lungo la strada asfaltata della Valle che in 19 km

Porta alla Sella Sompdogna e al Rif. F.lli Grego. La valle è punteggiata da piccoli borghi antichi  quasi del tutto disabitati o abitati solo d’estate, dai toponimi  che iniziano quasi tutti con Chiout (che significa chiuso, infatti gli abitanti all’epoca dei contrasti economici tra aquileiesi e i principi di Bamberga qui si ritirarono in luoghi chiusi, inaccessibili). Il caldo opprimente e la fatica (da q. 450 a q. 1400) non mi hanno distratto dalla fantastica visione del versante Ovest del Gruppo del Jof di Montasio e dai mille pensieri e ricordi familiari: sono i monti che tante volte ho salito con mia moglie Margherita che ora non c’è più e con i miei figli. Esausto raggiungo Plan dei Spadovai e mi fermo per mangiare un panino e bere una  birra radler acquistata all’agriturismo del posto; del resto erano le 14,45. Riparto rinfrancato salendo per un faticoso ghiaione che taglia di netto numerosi tornati della strada asfaltata. Finalmente giungo alla sella Sompdogna, da me molto ben conosciuta, dove mi disseto ad una fontana che serve anche il bestiame al pascolo, poi in altri 10 minuti raggiungo il Rifugio, molto contento di averlo conquistato. Dopo una rapida rinfrescata, per niente stanco, mi attardo nei dintorni a fotografare le montagne al tramonto e un simpatico personaggio che mi ha ricordato l’alpinista dell’ottocento Julius Kugy. Scemato il gran vociare di un numeroso gruppo di ragazzi/e, sono rimasto solo con il personaggio d’innanzi e con lui dirimpetto ho cenato, ma dormito, per fortuna, in stanza separata (io ho il sonno molto leggero!!).

 

18.07.2013

Alle 6 sveglia, faccio per dire, perché poco ho dormito, poi colazione in rifugio e alle sette partenza per la Val Saisera (da q. 1380 a q. 860), quindi salita al Monte Santo del Lussari lungo la strada forestale del versante ovest. Scorci bellissimi della Val Saisera, del Montasio, del Gruppo dello Jof Fuart, in una giornata che si preannunciava radiosa. Alle 10,05 giungo in vetta al Monte Santo (quante volte con mia moglie e la famiglia sono salito su questo monte!!) giusto in tempo per partecipare alla Santa Messa, terminata la quale dal sacerdote Don Dionisio mi sono fatto timbrare la carta del Pellegrino e registrare nell’apposito registro. Mangiando il solito panino con cetriolo e birra dalla terrazza del primo ristorante, mi sono attardato ad ammirare le Giulie e il Monte Cacciatore, scattando le ultime fotografie ricordo.

Scendendo per il sentiero del pellegrino al borgo Lussari di Caporosso, ho assistito fino ai soccorsi una signora infortunata in compagnia del marito (si era probabilmente fratturata la tibia). Dopo circa un’ora è stata prelevata  dall’elicottero del 118 e trasportata in ospedale. Sceso alla base di partenza della cabinovia del Lussari, mi sono dissetato nel bar attiguo e ho acquistato due bottigliette di acqua per poi proseguire lungo la pista ciclabile fino al bivio per Valbruna e per strada statale fino ad Ugovizza. Qui mi sono recato al bar della signora Lucia e dopo essermi lavato e rinfrescato  in una fontana all’aperto mi sono fatto raggiungere dai cugini Piero e Renata e da Don Mario, parroco di Ugovizza-Valbruna, raccontando loro la mia avventura e le mie motivazioni. Prima di partire con la corriera per Udine (17,28), ho mangiato con evidente appetito e soddisfazione una gigantesca lasagnata al ragù.

Dedico questo pellegrinaggio, con profonda commozione, a mia Moglie Margherita che per tanti anni con pazienza e dedizione, mi ha accompagnato sui monti delle Giulie, con i figli Claudio, Marco e Sara.

Ringrazio e saluto con affetto per la loro disponibilità e compagnia gli ottimi camminatori lombardi Beniamino Cesana e Silvana Mistri.