DALLE ALPI GIULIE AI TREKKING IN EUROPA E TURCHIA


 

 

IN CALCE LA RELAZIONE REDATTA DA ELENA

 

MAINARDIS A CONCLUSIONE DEL TREKKING

 

GIOVANE MONTAGNA – VENEZIA

San Marco 4042 – 30124 VENEZIA - Tel. e fax: 041-5229235

http://www.giovanemontagnavenezia.it

 

 

PROGRAMMA TREK 16-21 LUGLIO 2018

 

 

(Montasio - Canin - Tricorno) 

 

Alpi Giulie italo slovene       

 

Acompagnatore:Giovanni Cavalli: cel. 3296917670, e-mail Kugy48@yahoo.it., sito personale http://giovannicavalli.beepworld.it

Luogo partenza:Venezia Piazzale Roma: ore  6,30, da Mestre Hotel Russott (ex Ramada) ore 6.40

Mezzi di trasporto:di trasporto: mezzi propri (tre autovetture) di cui una dell’accompagnatore

Numero massimo partecipanti:  12 (dodici)

Quota iscrizione: euro 50, più spese di alloggio nei rifugi con trattamento di mezza pensione e spese di viaggio da suddividere tra i quattro trasportati per autovettura

Iscrizioni: per iscriversi rivolgersi direttamente all’accompagnatore. Le adesioni sono riservate ai soci fino alla

data 30 aprile 2018, poi aperte anche ai non soci.  

 

 CIMA DI TERRA ROSSA - GRUPPO DEL MONTASIO 

16- Luglio.Raggiunta la località turistica di Sella Nevea (alto Friuli, tarvisiano), risalendo la Val Raccolana da Chiusaforte oppure la Val Rio del Lago da Tarvisio, in prossimità di un tornante (indicazioni) si prosegue seguendo la strada che conduce all'altipiano del Montasio. La strada è completamente asfaltata ma molto stretta e ripida (tre chilometri circa).Al termine della strada asfaltata (divieto di transito - 1502 m) è stato predisposto un ampio parcheggio. Da questa posizione si può già apprezzare la bellezza dei prati dell'altipiano e la grandiosità delle montagne che li circondano.

Rispetto alla direzione di arrivo, alla nostra destra si trova lo Jof di Montasio, mentre alla nostra sinistra il Gruppo del Canin che avremmo modo di ammirare meglio dal sentiero che conduce alla Cima di Terrarossa.

Si prosegue a destra per un ampio sentiero che in breve conduce al rifugio Giacomo di Brazzà (1660 m). Dal rifugio che si trova in un'ottima posizione panoramica si ha una prima sensazione della vastità dell'altipiano.

Continuiamo seguendo il sentiero che si trova immediatamente a monte del rifugio. Al successivo e vicinissimo bivio (1700 m), si mantiene la destra seguendo le indicazioni per la Cima di Terrarossa e il sentiero attrezzato Leva (a sinistra il sentiero conduce alla Forca dei Disteis dove si stacca la via normale per lo Jof di Montasio). Prima per ampi tornati su dossi erbosi e in seguito più stretti e marcati su roccia (fino alla piccola vetta), si guadagna rapidamente quota e il panorama sul gruppo del Canin inizia a prendere forma nella sua interezza.

Lungo la via di ascesa, non mancano le occasioni per fermarsi qualche istante ad ammirare gli ampi panorami che si offrono senza sosta al nostro sguardo. In tutta l'area possiamo notare delle stratificazioni rocciose orizzontali intervallate da verdi, molto evidenti nella struttura del Monte Zabus e Curtissons.

Al successivo bivio segnalato ci si mantiene sulla sinistra (a destra il sentiero conduce alla Forca de lis Sieris e al sentiero alpinistico Ceria Merlone).

Continuando a salire, si lascia a sinistra la deviazione per il sentiero attrezzato Leva, e in breve si raggiunge la vetta della Cima di Terrarossa (2420 m).

Il panorama che si gode dalla vetta è vastissimo. Lo sguardo corre senza sosta dai prati dell'altipiano del Montasio, al Gruppo del Canin (e le montagne del Parco Nazionale del Triglav), alle Cime Castrein, allo Jof Fuart, al Modeon del Montasio e si perde verso la Val Saisera e la Alpi Carniche.
Nella parte alta del sentiero prestare attenzione ai sassi smossi dagli spostamenti dei numerosi stambecchi presenti in questa zona.

Per la discesa si segue a ritroso il percorso indicato.

Alla termine dell'escursione è d'obbligo una sosta presso una delle casere dell'altipiano, per assaggiare il tipico formaggio (il Montasio) ed altri eccellenti prodotti della tradizione friulana.

Cartina Tabacco foglio 019 / Alpi Giulie Occidentali Tarvisiano Tempi percorrenza: Malga Pecol - Cima di Terra Rossa 2 ore e 30 min. - Discesa 1 ora e 30 min.. Dislivello m. 918.

 

 

 

 

 

ANELLO DEL POVIZ - MONTE ROBON ALTO – GRUPPO DEL CANIN m. 1980

 

17- Luglio L'esteso Gruppo del Canin è composto da diverse catene e sottogruppi di montagne. Nel versante nord, al centro di un vasto altopiano caratterizzato da fenomeni tipicamente carsici, si trova la dorsale Poviz-Robon. L'escursione è molto interessante per la possibilità di visitare le opere belliche costruite in questo settore durante la Grande Guerra, per i marcatissimi fenomeni di carsismo e per il suggestivo panorama.

Dal piazzale antistante la vecchia funivia del Canin (m.1122) si risale a fianco della pista da sci fino a trovare il cartello che indica il sentiero CAI n° 636 che risale all'interno di un bel bosco di abete rosso e larice. Dopo avere oltrepassato una ultima volta la pista da sci il sentiero si immette sul percorso originario della "Mulattiera del Poviz" una vecchia strada militare costruita nel 1915 per collegare i reparti militari della prima linea con il fondovalle. Un'incredibile opera fatta dai soldati italiani: muri di sostegno, ponticelli, tutti con muratura a secco, ancora in perfetto stato di conservazione.

Risalendo i comodi tornanti cominciano a delinearsi gli effetti dell’erosione sulla roccia calcarea ed in corrispondenza della radura sotto il M. Poviz, al limite della vegetazione arborea si notano ancora piante di mugo, bassi larici e cespugli di rododendro irsuto e l’aspetto carsico delle rocce si fa sempre più marcato.

Salendo alcuni tornanti della bella mulattiera si perviene in una zona dove i caratteristici “campi solcati” sono sempre più ampi, poi si giunge ad una sorta di ripiano dove sono presenti numerosi resti di fortificazioni.

A quota 1900 m. circa si incontra il bivio con il sentiero 637 che verso est, in un ambiente molto suggestivo dall’aspetto desertico, punta in direzione della Sella Robon (m.1865) che infine si raggiunge con un paio di tornanti su ripido pendio e tra i numerosi resti di opere della grande guerra si perviene al bivacco speleologico Modonutti-Savoia (m.1908).

Dal bivacco si segue un buon sentiero con passaggi scavati tra le rocce, a tratti gradinato, tra labirinti calcarei, districato tra profondi abissi e passaggi su camminamenti di guerra, ci porta verso la sommità del M. Robon alto (m.1980) dove il colpo d’occhio a 360° è straordinario, il panorama abbraccia tutte le Alpi Giulie, italiane e slovene: dalla catena del Montasio, il gruppo dello Jôf Fuart, la Madre dei Camosci, le Cinque Punte, il Mangart, lo Jalovec, il lontano Triglav ed infine la lunga catena del Canin.

Discesa: si torna sui propri passi e ridiscesi nella conca ghiaiosa sottostante Sella Robon si devia verso dx, in direzione dell'evidente sbocco delle ghiaie tra due pareti (segnavia CAI n° 637) e passando per il Pian delle Lope si prosegue fino a Sella Nevea.

Difficoltà: E; Dislivello: m. 860; tempi: 6,30/7,00 h.

 

 

 

MALA MOJSTROVKA (2332 M) E PRISOJNIK (2547 M) SALITE DA PASSO DEL VRŠIČ (1611 M) PER LE VIE NORMALI DI QUESTE DUE MONTAGNE “CLASSICHE” DELLE ALPI GIULIE

 

 18- Luglio Si raggiungerà la cima della Mala Mojstrovka, per via normale a sud priva di particolari difficoltà. Dal passo del Vrsic si prenderà il sentiero che parte dal lato della strada opposto a quello che conduce al Rifugio Tičarjev Dom. Dopo poche decine di metri si presenta un bivio, a sinistra si prosegue per la salita allo Jalovec mentre quello di destra che si seguirà, ben marcato e molto panoramico, attraversa mughi, ghiaioni e detriti e porta alla forcella. Da qui si svolterà decisamente a destra e si salirà senza difficoltà anche se la parte superiore della cresta potrà sembrare un po’ scomoda a causa delle placche rocciose miste a ghiaia. Raggiunta la cima il panorama è molto bello, spaziando dalle vicine cime dello Jalovec, Mangart, Prisojnik, Skrlatica all’imponente Triglav, oltre che a nord, sulla val Planica e sulla valle della Sava. Sosta per il pranzo al sacco e discesa per lo stesso percorso di salita.

Tempi 2 ore e 30 min. circa dal passo, 720 m di dislivello. Se si vuole salire anche la Velika Mojstrovka per vedere lo Jalovec bisogna scendere alla forcella tra le due cime e salire la traccia non segnalata ma abbastanza evidente tra i detriti (qualche passaggio di I, 2366 m ,0.30 dalla Mala Mojstrovka ). Discesa uguale alla salita, 1 ora e 15 circa.

 

 

 

19-Luglio  Prisojnik (2547 m). Questo rilievo si presenta davvero possente se visto da est, dalla parte del passo, solcato da profondi canaloni che si dipartono dalle numerose creste e dalle cime vicine, delle quali ben dieci hanno un nome proprio. Salendo i vari sentieri che percorrono il lato ombroso della montagna si può passare attraverso le due famose finestre naturali; si può far capolino sullo spaventoso canalone Hudičev žleb; si può ancora osservare dalle vertiginose cenge del sentiero Jubilejna pot il profondo abisso della sottostante e solitaria carnizza V Škednju. Dal Rifugio Tičariev Dom (1620 m – il nostro rifugio è più in alto a 10 min) situato sul passo del Vršič (1611 m) si prosegue in direzione sud-est (segnavia 1 – Trasverzala) sino ad una sella a 1725 m in prossimità della Sovna Glava dove si prende il sentiero di destra che continua a mezza costa fino alla spalla erbosa con pini mughi denominata Na Robu (1820 m). Poco più avanti si trova il bivio per l’Okno, la famosa finestra naturale. Al bivio si prende la diramazione di sinistra che sale lungamente con una serie di tornanti offrendo panorami sempre più ampi. Raggiunta la parte superiore del portale (Okno), attraverso il quale si posso ammirare squarci della vallata di Kranjska Gora. L’Okno, a quota 2400 m, fora la montagna con uno squarcio alto 60 metri e largo 40 e spesso altri 60 metri. Dal suo fondo sale la ferrata che raggiunge la cima.  Proseguendo per roccette attrezzate, con andamento appena sotto la linea di cresta, in circa mezz’ora si perviene alla cima del Prisojnik (2547m – libro di vetta). Dopo un meritato riposo e dopo aver consumato il pranzo al sacco si ritornerà al passo per lo stesso itinerario ovvero per il versante sud (sentiero facile un po' più lungo).

 

 

 

Dislivello: 940m circa Sviluppo: 8 km. circa; Cartografia: PZS Jalovec in Mangart 1:25000 Difficoltà: Escursionistico (E) e per esperti (EE). Si può arrivare fino alla finestra (Okno) e ritornare per la stessa via (E).

 

 

VALLE DEI SETTE LAGHI AL TRICORNO

20- Luglio. Dal lago di Bohinj si raggiunge il rifugio Koca pri Savici dove si parcheggia l'auto. Prima di partire diamo un'occhiata all'impressionante parete della Komarca che saliremo;  infatti, subito dopo aver superato il ponte sul torrente Savica, il sentierino diventa subito ripido e si inerpica sulla muraglia rocciosa alta circa 650 metri (a due deviazioni seguire per Koca pri Triglavskih Jezerih e Dolina Triglavskih Jezer). Il sentiero è costantemente ripido fino a quando non si “scollina”, ma lungo la strada si godono degli splendidi panorami sulla vallata di Bohinj e sull'arco di montagne circostanti. Quando il sentiero diventa pianeggiante ed immerso in un meraviglioso bosco, significa che stiamo arrivando al Crno Jezero (Lago Nero) - (2 ore dalla partenza) 

Da questo lago seguire il sentiero sempre diretto al Koca pri Triglavskih Jezerih che, in leggera e insignificante salita immersa in uno splendido bosco, porta fino ai piedi della parete calcarea del Bela Skala (roccia bianca). Da qui per alcuni ripidi tornanti si giunge fino a quota 1700 m dove troveremo un bivio. Qui giriamo a sinistra ed in alcuni minuti arriviamo all'incantevole Dvojno Jezero (Lago Doppio) ed al rifugio Koca pri Triglavskih Jezerih dove trascorreremo la notte (3,30 ore dalla partenza). Il rifugio si trova in una posizione meravigliosa: in mezzo ad una radura ai bordi del bosco, accanto al lago doppio ed ai piedi del Monte Ticarica, la cui vista con i colori del tramonto è davvero incantevole. Possibilità in giornata di risalire tutta la valle e di fare ritorno  al rifugio (3 ore a.r.).

 

 

 

 

21- Luglio 

Discesa al lago Bohinj per il sentiero “della luce “ (sentiero internazionale “Via Alpina n. 1) fino al rifugio Dom na Komni  lungo il vasto altipiano omonimo (h.2,30). Dal rifugio si scende in poco meno di  2 ore al rifugio  Dom Savica, per mulattiera. 

Il sentiero ha inizio sulla destra del lago Dvojno Jezero guardando verso valle, raggiunge senza particolari dislivelli la valle Lopučniška dolina e si prosegue per la forcella  Na Kalu (1636 m), da dove si gode un bel panorama.  Alle spalle di tale forcella si trova il vasto altipiano Lepa Komna e sopra di esso Lanževica (2003 m) e Mahavšček (2008 m): tra essi, ma più vicino, si trova leggermente più in basso il Bogatin (1997 m), dove secondo la leggenda si trova un tesoro nascosto, custodito dal magico camoscio d’oro Zlatorog. Innanzi a noi si apre la vista su Dolina, la Valle dei sette laghi del Tricorno e sulle cime che la circondano.  Si prosegue in mezzo ad una vegetazione di pino mugo giungendo nella valle di Razor dove più in alto una volta era in funzione un alpeggio. Si tralascia il sentiero sulla nostra dx che sale al rifugio  Koca  pod Bogatinom e in breve si giunge al rif. Dom na Komni (1513 m.). Dal rifugio si scende al Rif.  Dom Savica per una lunga  mulattiera (656 m.), dove sono posteggiate le nostre autovetture.

 

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Attrezzature: è consigliabile l’equipaggiamento da ferrata per chi decidesse di fare anche il solo tratto finale alla cima del Prisank. Possibilità di abbinare, per chi lo volesse sotto la propria responsabilità,  la ferrata che sale alla cima Mojstrovka. Per tutti un adeguato equipaggiamento da escursionismo di montagna.

Avvertenze: opportuno portarsi il sacco lenzuolo.

 

Altre spese: il viaggio si deve effettuare con mezzi propri per risparmiare sui costi e considerando i non molti chilometri da fare (677 a.r.) basta un pieno o poco più  di benzina o gasolio per vettura. Inoltre occorre aggiungere il ticket per il parcheggio auto 6 €. e il pedaggio autostrada  circa  30/33 €.

 

SISTEMAZIONE NEI RIFUGI

Rifugio Divisione Julia m. 1162  (due pernottamenti 16/17 luglio)

Proprietà Cai Società Alpina Friulana (tel 0432 504290)
Chiusaforte – Sella Nevea, via Friuli, 2
Gestore Tour&sport soc.coop. arl. – Ivano Sabidussi, Diana Martucci e Luisa Leghissa

Tel. +39 0433 54014

Sistemazione in stanze multiple pernottamento €. 30 (25 per soci CAI con bollino 2018), più €. 15  per la cena, compresa prima colazione ed escluse le bevande.
www.rifugiojulia.it
 

Rifugio Poštarski dom na Vršiču m. 1688 (due pernottamenti 18/19 luglio)

Proprietà: Planinsko društvo Pošte in Telekoma Ljubljana

Gestore: Mihalj Agošton

Telefono: +386 41 610 029

Cell. +386 (0)14316114

Telefono società alpina: +386 (0)1 4316 114

Posta elettronica: postarskidom.vrsic@gmail.com,  pd.telekom@siol.net

Dotazione camere: Camere  36 – posti letto 30.

Sala da pranzo: 105 posti

Camera da tre letti €. 15 a persona per soci CAI più 15 per mezza pensione.   

Più tassa soggiorno.

 

Koča pri Triglavskih jezerih  m.1685    (un pernottamento 20 luglio)                                                      

Proprietà: Mountaineering Club Ljubljana-Matica

custode: Vanja Kobal

Telefono: +386 1 231 26 45 - PD informazioni ufficio a Lubiana

GSM:   +386 40620783

Telefono: PD  +386 (0) 1 23 12 645

E-mail info@pd-ljmatica.si

categoria:       Rifugi categoria I.

Camere:   30

posti letto totali:  170

locale invernale: 18

sala da pranzo: 150 posti a sedere

Prezzi  Mezza pensione x soci CAI €. 27, 32 per non soci a persona più tassa di soggiorno.

 

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ALPI GIULIE ORIENTALI

Gruppi del Montasio – Canin – Tricorno -  dal 16 al 21 luglio 2018

 

Un itinerario vario per tipologia di sentieri, rocce, fiori e panorami. Indovinato il periodo di realizzazione, la terza settimana di luglio, quando, sulle Alpi Giulie, la fioritura è al suo massimo splendore.

E’ nel 1777 che ha avuto inizio l’alpinismo nelle Alpi Orientali sulla cima più alta delle Alpi Giulie, il Tricorno, quando un uomo di nome Belsazar Hacquet, uno straniero dai natali incerti e dalla vita rocambolesca, catapultato dalla Francia nelle terre degli Asburgo, dopo la guerra dei Sette Anni, a Idria nella Slovenia occidentale allora chiamata Carniola, a fare il medico delle miniere di mercurio, oggi non più attive. Piu’di duecentoquaranta anni fa fu’ lui a compiere il primo tentativo di scalata al maestoso re delle Giulie, in marsina, camicia, stivali e con una feluca in testa (notizie tratte da Le Alpi Giulie di C.Ferri, A.Giusa, M.Lunazzi.A.Massarutto, ed. Libreria editrice Goriziana 2017). Noi non siamo stati sul Tricorno ma nel suo ampio parco.

I primi due giorni li abbiamo passati a Sella Nevea soggiornando al Rifugio Divisione Julia (1180 m), di proprietà del CAI, che sembrava più un albergo, per la sua alta qualità di comfort, compreso l’ascensore, e per la simpatia dei gestori; Sella Nevea (UD) si trova ai piedi del Canin, sull’altopiano del Montasio, è collocata tra la Val Raccolana e la Valle di Raibl. Segnalo, ad onore delle donne componenti il nostro gruppo, che il Canin fu salito, insieme a portatori e altri, il 22 luglio 1877, da tre sorelle: Annina, Minetta e Angelina Grassi di Tolmezzo, figlie dell’avvocato Michele uno dei fondatori del CAI sezione Tolmezzo, con abiti lunghi strappatisi lungo la salita ed il parasole quale sostituto dei nostri bastoncini.

Il primo giorno, depositati i bagagli, ci siamo subito avviati, dall’Altopiano del Montasio in direzione del Rifugio Giacomo di Brazza’, lasciandolo alla nostra destra e proseguendo verso la Cima di Terrarossa (2420 m) in compagnia di alcune mucche al pascolo. Il panorama che si gode dalla vetta è vastissimo facendo attenzione in cima per via dell’impressionante salto che precipita strapiombante. Lo sguardo corre al Gruppo del Canin e alle montagne del Parco nazionale del Triglav, allo Jōf Fuart, al Modeon del Montasio e si perde verso la Val Saisera e le Alpi Carniche. Sulla cima abbiamo sostato insieme al Gracchio Alpino, un uccello completamente nero con becco fine di colore giallo limone e zampe rosse, che costruisce il nido in anfratti delle rocce su pareti verticali, contornate da pietraie come lo è la cima di Terra Rossa. Lungo il sentiero abbiamo incontrato una nutrita colonia di stambecchi che hanno trovato nelle rocce calcaree della zona un habitat ideale.

Il giorno dopo ci siamo avviati lungo il sentiero CAI 636 che risale all’interno di un bel bosco di abete rosso e larice, immettendoci poco dopo sul percorso originario della “mulattiera del Poviz” una vecchia strada militare costruita nel 1915 per collegare i reparti militari della prima linea con il fondovalle. Un’ incredibile opera fatta dai soldati italiani: muri di sostegno, ponticelli, tutti con muratura a secco, ancora ben conservati. Questa vista ci ha riportati indietro nella storia quando nel 1521 questi luoghi rappresentavano il confine tra la Repubblica di Venezia e l’impero Austroungarico. Terre  passate al Regno Lombardo Veneto e poi teatro di battaglie confinarie durante la prima guerra mondiale, lungo la linea di Caporetto. Siamo arrivati alla Sella Robon e quindi al Bivacco speleologico Modonutti Savoia (1908 m); per la discesa abbiamo scelto di fare la traversata fino al rifugio Gilberti su un sentiero di roccette, alle volte esposto e con lastroni calcarei arrotondati transitabili da chi non soffre di vertigini.  Al Rifugio ci aspettava una birra ristoratrice e la discesa in funivia dopo la lunga e impegnativa traversata.

Mercoledì siamo partiti alla volta delle Alpi Giulie Orientali scendendo la strada che porta da Sella Nevea a Cave del Predil, Tarvisio con sosta a Kranjska Gora per acquisti alimentari e poi fino al passo del Vršic (1611 m) situato tra l’alta valle dell’Isonzo e quella della Sava. Lungo la strada, che porta al passo, ci siamo fermati a visitare la cappella ortodossa che ricorda 260 soldati prigionieri di guerra russi morti nel 1916 insieme a 60 dei loro guardiani, a causa di una valanga, mentre stavano lavorando alla strada che conduce al passo, sotto gli ordini del comando austriaco. Recentemente il passo  Vršic  è stato rinominato anche con la memoria di questi soldati. Accanto alla chiesetta di legno, costruita nel 1917 dai superstiti, seguendo le architetture classiche delle chiese ortodosse, abbiamo potuto sorseggiare una buonissima e fresca acqua sorgiva zampillante direttamente dalla roccia.  Il Passo del Vršic, tra il 1921 e il 1947, si chiamava Passo della Moistrocca e qui passava il confine tra Italia e Jugoslavia.

Le Giulie Orientali furono frequentate da Julius Kugy (nato a Gorizia nel 1858 e morto a Trieste nel 1944) fin dalla giovane età, quando ancora gli interessi botanici erano prevalenti su quelli alpinistici. Coetaneo del conte Giacomo di Brazzà, morto ventinovenne, per febbri malariche, al rientro dall’Africa nel febbraio 1888, ha lasciato dei bei libri che sono entrati tra i classici della letteratura di montagna. Con le sue opere eresse un monumento alle Alpi Giulie e agli abitanti della val Trenta.

Lasciati i bagagli in macchina ci siamo diretti al sentiero che conduce alla vetta della Mala Mojstrovka (2332 m), per via normale a sud, superando prima un rado bosco e poi un lungo ghiaione e detriti. La parte superiore un po’ scomoda a causa di placche rocciose miste a ghiaia ha rarefatto il gruppo e solo 4 (Giovanni, Rita, Rosanna e Claudio) hanno raggiunto la cima e sono ridiscesi percorrendo faticose ghiaie.     Quando nel primo pomeriggio siamo arrivati al rifugio Poštarski Dom na Vršic (1688 m) il termometro esterno segnava 19° mentre a Venezia si registravano 29°. Una birra fresca e uno spuntino hanno risollevato gli animi di tutti.

Giovedì ci aspettava il monte Prisojnik (2547 m) posto quasi di fronte alla Mala Mojstrovka con le sue cenge e passaggi strapiombanti attrezzati, adatti ad escursionisti con adeguato set da ferrata e ben allenati. I primi salitori alla cima del Prisojnik furono, il 22 luglio 1889, Julius Kugy insieme all’amico botanico Albert  Bois de Chesne e alla guida A.Komac. Il nostro gruppo ha operato delle scelte e solo 2 (Giovanni e Claudio) hanno affrontato la via ferrata ed attrezzata. I restanti, con la guida di Mario, hanno percorso il sentiero n. 1 in direzione Slovenska Pot prima traversando un ghiaione e quindi iniziando la salita del versante Sud, anch’essa utile, seppur più lunga, a raggiungere la cima del Prisojnik. Ad un certo punto, a mezza costa, abbiamo trovato un gruppo di Stelle Alpine che ci hanno riportato alla memoria la villotta friulana “Stelutis Alpinis” con la strofa “se verrai quassù tra le rocce, troverai uno spiazzo ricco di stelle alpine”, canto composto da Arturo Zardini mentre si trovava sfollato a Firenze dalla natia Pontebba (UD) ed eseguita per la prima volta a Udine il 5 dicembre 1920. Quando il sentiero iniziava a inerpicarsi tra le rocce abbiamo deciso di tornare indietro e non affrontare inutili pericoli senza adeguata attrezzatura. Al rientro abbiamo ammirato il volto roccioso della “ragazza pagana” meglio nota come “Ajdovska deklica” posta sotto il Prisojnik.  Secondo la leggenda era in grado di prevedere il destino attraverso il suono del vento.

Al rifugio Poštarski Dom na Vršic, dove abbiamo sostato per due notti, transita la Tappa n. 23 dell’Alpe Adria Trail mentre il tracciato del sentiero n.1 della Via Alpina, che è un sentiero internazionale e qui percorre la  Traversata alpina Slovena, lo abbiamo percorso sabato dal Rifugio Koča pri Triglavski jezeri al rifugio Dom na Komni.

Venerdì ci siamo spostati al lago di Bohinj e poco lontano abbiamo parcheggiato l’auto presso il rifugio Dom Savica per inoltrarci nella Valle dei sette laghi attraverso un sentiero costantemente ripido fino a quando non è “scollinato” arrivando al Lago Nero (Črno jezero) a 1325 m; questo è il lago più a Sud ed il più basso, dalla profondità di 9 m. D’inverno la temperatura non sale oltre i 4 gradi e, d’estate l’acqua in superficie non supera il 19 gradi. Qui abbiamo consumato il nostro pranzo e ci siamo rinfrescati osservando la sottospecie endemica del Tritone Alpino (Triturus alpestris), una varietà di salamandra, anche se ancora molto piccolo.

La valle dei laghi del Tricorno, si estende per circa 8 chilometri, è conosciuta per essere la perla delle Alpi Giulie Slovene. La valle è stata formata dai ghiacciai ed è caratterizzata dal carsismo. L’esistenza dei sette laghi di montagna si deve agli strati del calcare giurassico, meno permeabili, che si trovano nel fondo della valle. La parte orientale della valle dei laghi del Tricorno viene chiusa dalla stratificazione della piastra di Slatna, che prende il nome dall’omonima cima (2077 m), costituita dai più antichi calcari dell’alto Triassico.

Noi abbiamo visto solo due dei sette laghi: il Lago nero e il Lago doppio, in sloveno Dvojnega Iezera (1669 m) posto a sud del Rifugio Koča pri Triglavski jezeri dove abbiamo sostato una notte in una stanza del sottotetto attrezzata con otto letti. In realtà il Lago doppio è formato da due laghi che, in primavera se c’è tanta acqua si riuniscono in un lago solo e per tale motivo portano anche un solo nome.

Sabato, mentre facevamo colazione ed avevamo gli zaini pronti per partire, ci ha sorpresi un forte temporale che non prometteva nulla di buono. Invece, circa dopo mezz’ora, il cielo ha cominciato a diradare le nuvole nere e in lontananza, verso la nostra direzione, si intravedeva il sereno. Con la speranza nel cuore siamo partiti percorrendo il lungo altipiano fino al rifugio Dom na Komni sul tracciato della Via Alpina.  Con nostra sorpresa nella dolina della valle Lopučniška abbiamo visto e fotografato la specie rara della “Nigritella nigra” dai fiori bruno purpurei appartenente alla famiglia delle Orchidacee.  Questo per noi è stato come trovare il tesoro custodito dal magico e mitologico camoscio d’oro Zlatorog leggenda molto famosa in queste valli. Dal rifugio Dom na Komni per lunga, lunghissima mulattiera abbiamo affrontato circa 1000 m di dislivello in discesa fino a raggiungere il parcheggio dove avevamo lasciato l’auto venerdì mattina.  Non ci siamo fermati a vedere l’ampia cascata formata dal torrente Savica perché ci attendeva una trattoria specializzata in grigliate lungo la via del ritorno.

Nigritella Nigra

Molto ci sarebbe ancora da raccontare rispetto alla flora ammirata lungo i vari sentieri. Nella prima parte dell’itinerario ci hanno fatto compagnia i non ti scordar di me (Myosotis) chiamati anche “orecchia di topo alpina” i ranuncoli e il rododendro irsuto, poi le campanule nane dal colore viola chiaro e il giglio martagone con fiori rosa punteggiati di porpora e formati da sei petali oltre alla saxifraga burserana, le genziane e le già nominate stelle alpine.

Il gruppo era composto da Giovanni la nostra amatissima guida, Mario che ha condiviso con Giovanni tanti itinerari insieme alla nostra mitica Rosanna; Rita, Claudio, Gino ed io, Elena, che ha redatto la descrizione della settimana di trek. Ho cercato di fare una descrizione accurata perché tutti abbiamo giudicato questo itinerario molto interessante sia per le colorazioni delle stratificazioni rocciose che per le specie botaniche osservate; nondimeno per le vette raggiunte ove lo sguardo spaziava a 360°e per la varietà dei diversi panorami osservati di qua e di là delle Alpi Giulie.  Grazie Giovanni per averci fatto scoprire questi nuovi mondi. L’augurio che altri, dopo la lettura di questo racconto, manifestino il desiderio di rifare questo itinerario.