DALLE ALPI GIULIE AI TREKKING IN EUROPA E TURCHIA


ASSOCIAZIONE GIOVANE                                                                                        REPORTAGE  E FOTO A SEGUIRE

      MONTAGNA                    

                                                                                         http://giovannicavalli.beepworld.it/trek-dalmazia-2016.htm

                                                                           

       Sezione di Venezia                                               
       Parrocchia di San Luca
       San Marco 4042
       30124 Venezia Tel 0415229235

 

             

                DAL 4 AL 10 LUGLIO 2016

 

PROGRAMMA TREKKING DALMAZIA

Parchi Nazionali Risnjak, Velebit Settentrionale, Paklenica - Zrmanje Canyon

 

 

In autogestione.

Il Trekking E Limitato Esclusivamente a n. 8 soci della GM, per Difficoltà organizzative. Sono Già STATI prenotati i pernottamenti in hotel, affittacamere / Appartamenti, nochè il minibus.

La partenza E Prevista per le ORE 08,00 del 4 lug.2016 dall'aeroporto Marco Polo di Venezia con pulmino, noleggiato tramite Rentalcars, della Società noleggiare via Broglio, 6.

Il Costo del Trekking e Di circa €. 500, compresa la quota d'iscrizione (Esso Comprende i pernottamenti, i Pasti, il noleggio del pulmino, il carburante, i pedaggi autostradali, ingressi nei parchi).

L'acconto da Versare E di €. 100 da Versare Presso la sede in contanti o con bonifico all'organizzatore-accompagnatore Giovanni Cavalli. Le rimanenti SPESE Saranno Direttamente gestite di volta in volta Durante il trekking.

 

 

1 ° giorno . Da Venezia (km. 245) raggiungiamo la località Gornje Jelenje m . 99 0 (Fiume), da dove ini zia Il Sentiero per la Cima Risnjak (m. 1500) Ed il rifugio posto sotto la cima. 

Dislivello:. 510 m Tempo di salita: 2 ore.

Pernottamento e prima colazione a Novi Vinodolski (km 41). - Litorale Dalmata, HOTEL RUŽA, Ulica Kralja Tomislava, 28

L'anima della città di Novi Vinodolski e rappresentata Dai resti della SUA eredità culturale: il castello dei F ra . Nkopan con una bella torre, La Cattedrale, le chiesette della SS Trinità e di S. Marino, sull'omonimo isolotto, la casa dei fratelli Mažuranić, il centro storico ed il locale folclore. Il Codice di Vinodol del 1288 E UN Importante documento del diritto consuetudinario croato. 

2 ° giorno . TRASFERIMENTO Al Parco Velebit Settentrionale Al Passo Alan - Rifugio Alpino (. M 1350 46 letti e 5 cam . Ere) Si vendita dal litorale, dal villaggio Jablanac.

Dislivello: 400  m - Tempi di salita: 3 ore.

 

 

Percorreremo il Mandato io ero P remuzic verso nord Fino alla capanna Rossi (m. 1600). 3 ore di salita e poi ritorno al rifugio dove si potrebbe Anche pernottare.

GROMOVAČA  (1676 m), r aggiungibile Dalla Capanna Rossi (30/40 minuti), e La Vetta Più Alta di Rožanski kukovi e Il Belvedere Più visibile di  questo labirinto di pietra mozzafiato. Eccezionale E Anche la vista al mare e Dalla vetta Si Può scorgere Il Rifugio Zavižan. RIFUGIO ROSSI (1580 m) si TROVA nel  Cuore di Rožanski kukovi, Appena sotto la rupe di Pasarićev kuk. E 'sta  per COSTRUITO nel 1929 e Prende IL di Nome DA ONU Esploratore di flora. 

Da Gornje Jelenje un Jablanac Km ​​64+ 17 Al Passo Alan.

Jablanac  - piccolo paese situato Sulla costa del  Canale di Velebit . Per la prim a volta menzionato il 27 ottobre del 1179. Qui si trovano i resti della Cittareale  Jablanac  . E la Chiesa di San Nicola  Jablanac  E Anche un porto, ed e ideale per il Coloro Che vogliono Scoprire la bellezza delle isole di  Quarnero L 'offerta gastronomica  di questa Regione potete gustare nel ristorante Stina.

Pernottamento nel piccolo villaggio di Prizna, VILLA FRANKO, via Bočak, 40 (da qui Partono i traghetti per l'isola di Pag). 

 

3 ° giorno.  Da Jablanac ci trasferiamo un km Starigrad Paklenica. 78 (Bagagli SISTEMAZIONE, pernottamento per 3 notti). Salita del canyon Velika Paklenica.

Dislivello 840 m. - Tempo complessivo: 6 h. 

Si parte dall'ingresso principale della Gola di Velika Paklenica. Si Supera un dirupo roccioso con cascata e il torrente Silla Destra. Si giunge Così un Anića Luka, un verde altopiano di forma semicircolare. DOPO Un Altro Chilometro INIZIA il ripido sentiero Che condurre alla Grotta di Manita Peć (interi / Ridotti 20 / 10KN; 10-13 LUG-set, orario variabile ott-giu). La Fotocamera principale (lunga 40 me alta 32 m) e Ricca di stalagmiti e stalattiti valorizzate da un'ingegnosa illuminazione. la grotta si TROVA uN circa una causa di minerale di cammino dal parcheggio e PUÒ Essere visitata Esclusivamente con una guida (il cui Costo non posta incluso nel biglietto; prenotatene una ALL'INGRESSO del Parco). Dalla Grotta parte un sentiero Che in un ' ora e mezzo condurre al Vidakov Kuk. la Salita Fino a vetta (866 m) e Piuttosto faticosa, ma Nelle giornate limpide Più Lo sguardo spazia sul mare fino a Bon Bon Pag e pertanto sarete ampiamente ricompensati Dalla vista memorabile. un facile sentiero un Costo, fino a Bon Bon Ramici, da dove, puntando in Direzione est, ci si ricollega al sentiero principale giungendo Infine al Rifugio Planinarski Dom Paklenica da dove si ritorna a valle attraverso il canyon .. Pernottamento Presso APPARTAMENTO CAMERE DANICA, via Ražanačka, 9.

 

4 ° giorno. Da Starigrad TRASFERIMENTO ALL'INGRESSO 

                  del canyon Mala Paklenica.

Dislivello m. 650 - Tempo di salita 3,00 h 

AVVICINAMENTO: in auto da Seline, Per una delle stradine, si vendita   un Jukići-parcheggio ALL'INGRESSO del 

canyon Mala Paklenica.

Da Qui a Risale Piedi (m.35) si un Cave Kapljarka-Sv.Jakov per poi deviare un Peccato Istra per la Jurline Lekine Njive, dove un tempo vivevano i pastori locali, 

Attraverso foreste di pini e faggi. Il percorso Attraverso il canyon e particolarmente tecnico e impegnativo. Ritorno a valle per lo Stesso itinerario.

 

. 5 ° giorno Dal Passo Vaganac (strada Starigrad - Rujno m 630) (. M 1080), alla Cima Bojinac

Dislivello: 450 . M - Tempi :. 4 h (s alita 1, 45 h.)

Grande massa calcarea, colomba il Tempo, il vento, l'acqua e le Variazioni di temperatura delle Hanno scavato nella roccia straordinarie e bizzarre forme erosive.

Bojin Kuk E La Vetta Più Alta del Gruppo Bojinca, zona particolarmente pittoresca per i coni di calcare. La bellezza di Bojinca E meglio evidenziata dal Fatto Che i confini del Parco Nazionale di Paklenica sono stati estesi per includere Bojinac Venire zona occidentale, Entità Separata. Anche se Bojinac E Estremamente scenografico, SI DEVE Ricordare Che la Salita al Più ​​Alto Bojin Kuk (1.100 m.) E sconsigliata per Gli escursionisti inesperti.

 

6 ° giorno. Escursione nel canyon Krupa e Zrmanje all'interno della Riserva Naturale di Velebit. Visita al Monastero   di Krupa alle Sorgenti dell'omonimo fiume.

. Località: Obrovazzo (Obrovac) km.30 da Starigrad Dislivello 200 m. - Tempi: 2 ore per l'escursione e 2 per il Monastero.

Il fiume Zrmanje E Venire considerato Uno dei Più bei fiumi carsici da parte dei                                                                                                                                                      

geologi croat i ha, nel corso dei millenni, scavato un profondo canyon Una Volte raggiungendo Una Profondità di 300 metri. Il Suo affluente Krupa Non E da Menone.  Interessan te la visita al Monastero di Krupa Che Si TROVA Vicino alla sorgente del fiume Krupa, a cura e Stato COSTRUITO nEL 1317. nel monastero si possono VEDERE Il Museo con una grande collezione di icone, libri e Altri Oggetti di valore.

Come arrivare:. Sulla strada Obrovac-Gracac Girare ne ne per Golubic e kaštel žegarski DOPO L'arrivo nel Paese di Golubic (cartello), alla DEVIAZIONE successiva (2,5 km) Nei pressi di Una Vecchia Scuola, si Prende la strada di dx verso Ponte Krupa. Il sentiero didattico INIZIA Caso alle del villaggio con la discesa al canyon Krupa. Dal villaggio al fondo del canyon Fino al caratteristico e storico Ponte Kuda, circa 40 minuti. Poi si ritorna al villaggio di Partenza e con il pulmino si Nazioni Unite Costo, verso il monastero. .

 

                                           

Nel  pomerigg io  TRASFERIMENTO un Za ra  ( km. 45). Visita alla città e pernottamento.

Hotel Albin 2, via  Augusta Šenoe, 22 (2, 5 km. Dal centro storico)

 

 

7 ° giorno:  Rientro in Italia, km. 461di Cui 310 di autostrada fino a Bon Bon Venezia, via Gospic -Otocac - Senj - Fiume. Circa 6,20 ore di Viaggio.

 

 

 

 

dell'organizzazione Responsabile: Giovanni Cavalli - kugy48@yahoo.it - ​​3.296.917,67 mila

 

RELAZIONE DI ELENA MAINARDIS

 

Tutto organizzato per tempo nei particolari: partenza alle 08.15 di lunedi’ 4 luglio dal piazzale antistante l’ingresso all’aeroporto di Venezia con un pulmino a 9 posti,

Giovanni, ancora il giorno prima ci ha rassicurati con una mail dettagliata.

Arrivo per tempo con l’autobus da P.le Roma e scendo alla penultima fermata come da indicazioni.

Non conosco nessuno ma questo non mi preoccupa, già altre volte, sempre con successo, ho partecipato ad uscite organizzate  da persone a me non note.

Dopo pochi minuti intravedo un uomo con zaino che mi si avvicina avendo notato che io stessa avevo uno zaino e rimanevo in attesa in un luogo non adatto per chi deve prendere un aereo; mi chiede “Cavalli?”. Ci presentiamo: Elena – Mario. Sappiamo che Giovanni Cavalli è già dal noleggiatore per il pulmino.e conversiamo per una reciproca conoscenza.

                             

 Dopo 5 minuti squilla il telefono di Mario è Cavalli che lo chiama: il pulmino non è disponibile, è incidentato e, in

sostituzione ci affidano 2 auto. Fortunatamente Mario ha con sé la patente .

Partiamo con 1 ora di ritardo destinazione cima Risnjak (altezza m. 1528); La prima salita ha un sentiero agevole, all’interno di un bosco e nel resto abbastanza ombreggiato,  con 500 m di dislivello fino al rifugio.

 

                                            

Il primo giorno, tenuto conto del viaggio, è previsto pranzo al sacco, invece i gestori del rifugio ci offrono una zuppa di fagioli che io ed alcuni altri apprezziamo.

 

Quasi tutto il gruppo, dopo la sosta, riprende il sentiero fino alla cima; io e pochi altri restiamo al rifugio e osserviamo i luoghi . Dopo poco tempo vediamo i gestori lasciare il rifugio mettendosi in spalla 2 grandi sacchi di immondizia ben impacchettati che porteranno fino a valle.

Questa prima giornata ha reso evidente a tutti l’armonia che avrebbe caratterizzato il gruppo nei giorni seguenti.

Martedì 5 luglio ci aspetta il Parco Velebit. Nella mia camera la sveglia suona alle 5.50; penso subito ad un errore e mi rimetto a dormire fino allo squillo della mia sveglia alle 7.30.

Nel 1978 l’intera montagna del Velebit è stata proclamata dall’UNESCO riserva mondiale della biosfera e nel 1981 è diventata Parco della natura. Al suo interno sono state registrate circa 200 specie di piante di cui almeno 80 endemiche. Tra queste ultime la Stella alpina carsica (lentopodium alpinum sottospecie Krasense), la Degenia velebitica divenuta simbolo dell’Orto Botanico di Velebit; il garofano dei

Certosini (Dianthus velebiticus)  con petali rosa scuro fino a rosso purpureo con margine dentellato; la arbetta di Croazia (Cardaminopsis croatica – vedi foto) e la primula di Kitaibel.

 

L’ingresso al Parco è vincolato al pagamento di un biglietto acquistabile in una portineria ben organizzata e fornita di vendita magliette, calamite, manuali, e anche… ombrelli. Partiamo subito diretti alla rupe di Pasaricév raggiungibile dal rifugio alpino intitolato a Shelter Rossi un esploratore di flora.

 

Io, meno allenata di tutti, e alcuni altri restiamo al rifugio, non gestito, ad osservare un panorama di pietra e cielo; Giovanni, Gianmario, Maria e Alberto effettuano la salita alla cima Gromovača (m.1676) con una deviazione di circa 1 ora. Lentamente ci avviamo in discesa annusando odori di salvia e timo e osservando la ricca flora circostante.

Mercoledì 6 luglio ci trasferiamo al Parco Velika Paklenica  che ha ricevuto il suo nome dalla resina del pino nero, la cosiddetta “paklina” che era usata per la verniciatura delle barche e in medicina.

Io viaggio nella macchina che fa da battistrada con Giovanni alla guida e Gianmario come navigatore; insieme a noi ci sono le sorelle Alessia e Lorella Fongher figlie di un campione del remo . Proprio un auto di navigatori!

Il Parco Velika Paklenica è rinomato  per il suo canyon dove tanti si ritrovano per il gusto di fare arrampicate fino ai gradi più difficili.

Noi invece teniamo i piedi ben saldi a terra è affrontiamo subito  una ripida salita che supera un dirupo roccioso , accompagnati dal gorgoglio di un torrente. Dopo circa un chilometro, sempre in salita e adeguato rifornimento di acqua al torrente, iniziamo l’altrettanto ripido sentiero roccioso che dopo una serie infinita di tornanti ci porterà all’ingresso della grotta Manita Pec.

Sì, l’ingresso alla grotta è situato in cima alla montagna che la contiene!

All’inizio del sentiero è posizionato un cartello che indica 40’ quale tempo di percorrenza; io ho impiegato qualche decina di minuti in più ma sono riuscita, seppur ultima , a superare i 500 m di dislivello e  raggiungere il gruppo in tempo per partecipare alla visita delle ore 12 (ultimo ingresso alle 13).

La grotta è formata da 4 camere ( altezza  della cava 51 metri ) delle quali 3 sono visitabili con visita guidata. La grotta è stata scoperta agli inizi del ‘900 e resa visitabile ai turisti  fin dal 1937 ; contiene al suo interno una ricca fauna di invertebrati  e vari tipi di pippistrelli,  oltre a stalattiti e stalagmiti.

Solo tre  dei nove componenti il gruppo (Giovanni, Alberto e la sorella Maria ),  dopo l’uscita dalla grotta, decidono  di proseguire sul sentiero avventurandosi verso il rifugio alpino “Paklenica”, mentre gli altri, ed io per prima, hanno preferito affrontare il sole delle 13 per ripercorrere il sentiero esposto al sole fino a raggiungere l’ombreggiato torrente che ci aveva accompagnati nella prima parte della salita.

Abbiamo cercato un posto agevole per immergere in nostri stanchi piedi e fruire del benefico massaggio dell’acqua corrente oltre che  addentare il nostro pranzo al sacco.

Un ristoro meritato mentre intorno a noi  altri viandanti continuavano a percorrere il Canyon.

Al rientro nell’alloggio di Starigrad ci attendeva una fresca anguria acquistata la sera precedente e la grappa al miele offertaci e preparata dalla nostra padrona di casa Danica .

Starigrad è una località della costa croata affacciata su un mare cristallino reso trasparente per il fondale in sassi; siamo rimasti da Danica per tre notti e alcuni di noi non hanno resistito a farsi il bagno a mare sera e alba.

Giovedì  7 lugliola nostra amata guida, Giovanni,  con un ginocchio nuovo di protesi e l’altro da rinnovare in tempi brevi, ha risentito le fatiche della vetta del giorno precedente e, quindi, abbiamo scelto il programma previsto per venerdì che prevedeva “solo” un dislivello di 450 m per raggiungere il Bojin Kuk sempre all’interno del parco Velika Paklenika.

Il Bojinac  è formato da grandi massi calcarei dove il tempo, il vento, l’acqua e le variazioni di temperatura  hanno scavato nella roccia straordinarie forme uniche.

Dall’alto del Bojin Kuk (1.110) lo sguardo spazia a 360°: da un lato le maestose forme calcaree e dall’altro il mare con in primo piano l’isola di Pag.

Io mi sono fermata alla forcella antistante la dolina che, attraversata, porta all’erta salita finale .

Come sempre la mitica Rosanna, che vanta 50 bollini CAI,  è stata la prima ad avviarsi.  Dalla forcella ho seguito il gruppo dopo l’uscita dalla parte boscosa, cercando di individuare chi erano dal colore della maglietta e  dello zaino. L’eco riportato dalla dolina mi ha fatto sentire il gruppo sempre vicino.

Il primo a raggiungere la vetta è stato Giovanni con il suo rapido arrampicarsi sulla pietra liscia, lo ha seguito Mario e poi Alessia e Lorella quindi Gianmario, Rosanna  e Maria ( verificate ordine arrivo). Ho cercato di tenere il conto di quelli che arrivavano sulla cima, attraversando il tratto esposto, ma poi ho lasciato perdere quando ho visto che nessun altro affrontava l’ultimo tratto.

Rimanendo sola alla forcella mi sono guardata intorno e fermata ad ascoltare. Le cicale frinivano senza sosta e mi hanno rammentato un haiku del poeta giapponese Matsuo Basho (1644-1694):

 Silenzio!

penetra nella roccia

un canto di cicale 

Nessun momento di silenzio nell’ora trascorsa in forcella: farfalle volteggiavano, api ronzavano, cicale senza tregua; accanto a me il ginepro nano prostrato dal vento, il profumo intenso del timo di montagna.

Dopo un po’ riascolto le voci degli amici che stanno tornando; appena arrivati al fondo della dolina mi chiedono se Alberto fosse con me. Alla mia risposta negativa rimangono increduli. Scopro così che Alberto non è con il gruppo. Tutti a riflettere su dove sia stato visto l’ultima volta; Mario ricorda di avergli detto, ad un bivio, che il gruppo girava a sinistra per la cima . La sorella Maria cercava di mantenersi calma ricordando che altre volte, quando stanco, si fermava e si metteva a dormire. Abbiamo cominciato a chiamarlo a gran voce e dopo pochi minuti ci ha dato risposta.

All’arrivo ci ha spiegato di aver preso il sentiero sbagliato e di essersi accorto, poi, di aver perso il gruppo. Senza perdersi d’animo è tornato al bivio dove ha deciso di aspettare il rientro degli altri… allontanandosi un poco per trovare l’ombra e fare un sonnellino. Il gruppo è transitato sul bivio e non lo ha potuto vedere. Dedico quindi ad Alberto un altro haiku del maestro Basho che mi pare proprio adatto:

Dormire profondo

Sul dorso di una pietra

Dove sbocciano i garofani

E’ proprio vero il detto “tutto è bene quel che finisce bene” e quindi, tutti rincuorati, siamo tornati a valle per tuffarci nel mare cristallino.

Venerdì 8 luglio: la giornata più tosta e fantastica dove il gruppo ha manifestato tutte le sue qualità sia di alpinisti provetti ( fatto salvo chi scrive) che di servizio solidale.

A dire il vero non volevo partire ma poi la curiosità mi ha spinto fino all’inizio del percorso dove pensavo di trovare una panchina all’ombra e qualche ristoro dove trascorrere la giornata.

L’addetto all’ingresso del parco Mala Paklenica, cui abbiamo mostrato il nostro pass di tre giorni, ci ha informati che il sentiero prevedeva due passaggi attrezzati di 3°. Il tempo di salita indicato da Giovanni nel suo vademecum indicava 3 ore .

Ho tentato di spiegare che per me 1°, 3°, 5° erano solo numeri e quindi non mi ritenevo adeguata. Dietro insistenza di tutti ho pensato di fermarmi ad un certo punto del canyon e tornare indietro da sola. Il canyon si è presentato subito nella sua bellezza di essere formato da un torrente asciutto, il cui letto sarebbe stato il nostro sentiero,  incuneato tra rocce strapiombanti.

Quello che l’addetto alla reception non ci ha detto è che, oltre ai due passaggi attrezzati di 3° ce n’erano altri, di pari difficoltà, senza essere attrezzati.

L’aiuto di Giovanni, Mario e Gianmario sono stati provvidenziali e anche Alessia e Lorella, che avevano fatto un breve corso di alpinismo, hanno ringraziato calorosamente insieme a Rosanna che, avanzando impavida, ha messo a dura prova schiena e gambe.

Insomma, per superare i massi dove un tempo l’acqua scrosciava allegramente, Mario ha dovuto incrociare le sue mani per formare uno scalino dove noi abbiamo appoggiato il nostro scarpone mentre Giovanni ci dava una mano per scavalcare il masso e metterci in sicurezza . Di questo non abbiamo una foto sia perché i nostri fotografi erano impegnati a far transitare il gruppo sia perché a nessuno di noi, in un momento così ricco di emozioni, è venuto in mente di fare un clic. Io ero forse la più imbarazzata di tutti al pensiero di mettere il mio scarpone e il mio modesto peso di 54 kg sulle mani di Mario ma non potevo fare altro! Tecnica e pratica di alpinismo concentrata in pochi minuti.

Grazie. Grazie per aver insistito e avermi fatto raggiungere la cima Njive dopo 5 ore di salita e la fortuna di aver trovato la sorgente di un ruscello dove ho riempito la mia borraccia.

Il ritorno a valle non è stato per lo stesso itinerario ma, lo stesso, ci ha impegnati per quasi tre ore.  Io, stremata, sono arrivata ben ultima con l’aiuto di Alberto e Mario che mi hanno atteso ad ogni angolo ombreggiato.

Come da me promesso, all’arrivo a Starigrad, abbiamo fatto sosta in gelateria per riacquistare le nostre forze chi con una birra, chi un gelato, chi acqua fresca e anche la temutissima coca cola.

Sabato partenza per Zara con sosta al canyon Krupa con il suo storico ponte Kuda. Io sono stata l’unica a non scendere il facile sentiero di 40 minuti verso il fondo del canyon e sono rimasta su una panchina, all’ombra, immersa nell’odore delle capre facendo conoscenza, con soli gesti, del padrone delle capre e della sua famiglia .

Al ritorno il gruppo ha acquistato 2 formaggette di capra facendo felice la famigliola .

Poco dopo siamo arrivati al Monastero serbo ortodosso di Krupa dove il Pope, unico monaco lì operante, ci ha guidati nella visita anche all’importante museo di icone.La vista mi ha fatto riemergere i ricordi di quando sostavo nella chiesa serbo ortodossa di Trieste dedicata a San Spiridione e i suoi ricchi paramenti.

Alle 12 ci aspettava la mini crociera sul fiume Zrmanje. Un lento navigare fino alla foce del fiume Zrmanje e ritorno ravvivata dai panini con il formaggio di capra e birra fresca .

La fatica del giorno precedente è sentita da tutti e la mini crociera ci ha fatto piacevolmente riposare.

Nel pomeriggio visita di Zara alla ricerca dei “Leoni di San Marco”; è stata come una caccia al tesoro  resa difficile dal fatto che quasi tutti sono stati resi irriconoscibili  .

Il foro romano, costruito sotto l’impero di Augusto, insieme  con la chiesa di San Donato, eretta nel IX° secolo, sono i luoghi più ricchi di vestigia antiche . La chiesa di san Donato. paleoromanica, ha una forma cilindrica con doppia arcata interna sull'esempio bizantino .

Ho accarezzato le colonne scanalate romane recuperate dall’antico foro poste come basamento di quelle che sorreggono la chiesa (891 circa datazione di costruzione). Il pavimento è formato da pietroni rettangolari con andamento obliquo rispetto all'asse della chiesa: si tratta infatti del lastricato romano del foro, sul quale sono stati poggiati direttamente i muri portanti della chiesa. Durante le guerre tra Venezia e l'Impero Ottomano e nel periodo 1798-1887 venne adibita a magazzino militare, mentre nel periodo italiano fu sede del Museo Archeologico; oggi è un auditorium apprezzato per la sua acustica .

Foto di rito alla porta di terraferma di Zara con il suo bel Leone di San Marco .

Domenica partenza di buon mattino con sosta a Senj e porchetta finale.

 

Grazie a Giovanni per l'idea di organizzare questo trek e per l'accuratezza nei particolari oltre che per il suo accompagnamento costante durante tutta l'esperienza, a Mario per il suo brio e attenzione a che tutti arrivassero in vetta; a Gianmario riservato  osservatore sempre pronto a dare una mano; a Rosanna per il suo sorriso unito alla  capacità a realizzare, dopo 50 bollini CAI, tutti i percorsi anche i più impegnativi; a Lorella e Alessia  per la loro empatia e i loro zaini forniti sempre di provvidenziali sali minerali, a Maria per la sua flemma e Alberto per il suo umorismo elegante.

Arrivederci al prossimo trek Elena  Mainardis 

 

 

 

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