DALLE ALPI GIULIE AI TREKKING IN EUROPA E TURCHIA


TREKKING D'ALTA QUOTA AL TRICORNO (SLOVENIA)

 

(Triglaski Narodni Park)

 

31 lugl. 3 agos. 1999

 

PROGRAMMA: associazione  Giovane Montagna Venezia (Giovanni Cavalli - Lorenzo Andreazza)

REPORTAGE: prof. Germano Basaldella

 

 

31 luglio:

 

Via: Val Zadnjica (m.900), forcella Cez Dol, rifugio Zasavcka koca alla Prehodavcih (m.2071.

Da Na Logu una stradina sterrat porta nella val Zadnjica; il primo parcheggio si trova presso il bivio della mulattiera per il  Pogacnikov dom (1,6 km), altre possibilità di parcheggio dopo 3 km., il transito è poi impedito da una sbarra.

Il sentiero è ben marcato, un cartello indica la direzione per la sella Cez Dol (m.1632) posta alla base della catena delle Spicje (Belle Vette) a cui si perviene per la valle Zadnjiscki Dol.

Dalla sella si prosegue in salita per l'ampia e sassosa strada militare che sale dalla valle Korita Trebiski Dol, poi su sentiero che si fa via via più stretto fino a giungere sul dosso dove è posto il rifugio Zasavska ai piedi del Prehodavci. Dislivello salita m. 1200, escursionistico, tempi 3,30 - 4,30 h.

 

Pernottamento: il rifugio Zasavska Koca (anno 1952), ristrutturato negli anni 1986-1997 è dotato di una sala con 40 posti a sedere, due stanze con 39 posti letto. Nelle vicinanze, sul luogo di una postazione di guardia confinaria italiana, è costruito un bivacco con 16 posti letto in cameroni comuni. E' dotato di fotocellule per l'energia elettrica.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

01 agosto:

 

Via: Rif. Zasavska Koca, conca detritica Hribarice (testata valle dei 7 laghi), sella Cez Hribarice (m.2358), sella Dolic (m.2164), rif. Trzaska Koca (sosta m. 2151), ritorrno alla sella Dolic, discesa del vallone Velska Dolina, piani di Velo Polje (m.1700), rifugio Vodnikov dom (m.1817).

Dal rifugio si scende al terzo lago (Zeleno Jezero m.1987), si prosegue direttamente lungo il sentiero che risale la conca detritica Hribarice, sulla destra e a sud est dell'imponente cima del Poprovec e del Kanjavec fino alla sella Cez Hribarice (m.2358). Il luogo è desolato e suggestivo. Difficoltà di orientamento in caso di nebbia. Dalla sella ci si abbassa sul versante est (campi di neve) e ci si porta verso sinistra - nord - sulla larga sella Dolic (m.2164),oltre alla quale si trova il rifugio Trzaska koca (m.2151).

Dopo la sosta si ritorna alla sella Dolic per poi discendere tutto il vallone Velska dolina fino al Velo Polje (m.1700) e con breve risalita al rif. Vodnikov (m.1817).

Dislivello salita. m. 800-900, discesa m.700-800, tempo 5-6 ore.

Variante: (obbligatora l'attrezzatura da ferrata)

Dal rif. Zasavska Koca, si prende l sentiero che conduce verso est alla base del Vodnikov Vrsac. Raggiunta una piccola forcella (m.2150) da dove si scogre il Triglav e oltre la forcella Luknia e lo Stenar (m.2501), si prosegue sul versante nord occidentale del Kanjavec, su cenge e confortevoli terrazze detritiche. A circa m. 2000 di q. s'incontra il sentiero che sale dal fondo valle, si risale lo stesso per giungere in berve al Rifugio Trzaska  Koca.  Emozionante la vista in profondità del più alto dei sette laghi deò Triglav (m.1993) ospitato dal calcare del Giurassico e solitamente ghiacciato fino ad estate inoltrata. Curiosamente le sue acque non rifluiscono verso il Bohinjsko sedlo, ma, per vie sotterranee, arrivano alla valle Zadnjica.

 

 

 

 

Pernottamento: il rif. Vodnikova Koca (m.1817) è posto al di sopra dei pascoli del Piccolo e del Grande Polje, con vista sul Kanjavec (m.2568) e sul Triglav (m.2864).

 

 

02 agosto:

 

Via:  Rif. Vodnikov Dom (m. 1817), sella Konjski preval (m.2020) - a sx deviazione per il rifugio Dom Planika - rif. Triglavski Dom alla Kredarica (m.2515).

Dal rifugio si tagliano in piano i ghiaioni del versnte ovest del Vernar per raggiungere la vasta e complessa insellatura del Konjski Preval (m.2020). Lasciando a sinistra la deviazione per il rifugio Dom Planika, si prosegue verso nord ovest tagliando i ripidi ghiaioni e poi con numerose svolte si risalgono gli imponenti pendii detrici con roccette attrezzate (neve) fino al rifugio Triglavski Dom.

Dislivello salita: m. 700, tempo 2,30 - 3 h.

Varianti: dal rifugio Triglavski si può salire alla cima del Triglav per la via orientale attrezzata che corre per cresta raggiungendo prima il Mali Triglav e poi la vetta del Triglav (m.2864) in circa 1,30 h.

Pernottamento: il Triglavski dom Kredarica è una grande costruzione su tre piani, capace di 140 posti letto in 30 camere più 160 nei dormitori comuni; è dotato di 5 stanze da pranzo per circa 300 persone. Dal rifugio si gode un bellissimo panorama. A ovest c'è la Kredarica, a destra il Veliki e il Mali Prsivec, dall'altra il Krme Greben, dalla Debela pec fino alle cime Draske che nella parte meridionale prosegue nella Tosca e Vernar; a destra vediamo parte del Velik polje e dietro parte dei monti Spodnje Bohiniske. A ovest si innalza il Triglav, oltre la parete nord del Triglav si scorgono il Pihavec, il Dovski Gamsovec, Prisojnik, Razor, Stenar, Dolkova Spikca, Skarlatica e i monti di Martuljek con il vicino Begunjski vrh, molto lontano si scorgono le Visoke Ture (Tauri).

 

 

03 agosto:

 

Via: dal rif. Triglavski dom Kredarica (m.2515), si scende nella Val Vrata per la via Prag (via classica di salita al Tricorno, attraverso i pianori ed il ghiacciaio sottostante) e al  rif. Aljazev Dom (m.1015).

Dal rifugio si scende piegando a destra per facili roccette (alcuni tratti di corda), lambendo l'orlo inferiore del piccolo ghiaciaio del Triglav. Si prosegue camminando su levigati lastroni (Triglavski Podi) seguendo a volte con difficoltà i bollini rossi. Lasciato sulla destra il sentiero che porta al vicino rifugio Stanic Dom, si scende per l'ampio circo detritico fin sotto le rocce del Begunjski Vrh, dove si incontra, proveniente da destra, il sentiero della via ferrata Tominsek. Lasciata la via Tominsek si continua a scendere per un lungo canalone, a volte con tratti di neve, superando delle cenge erbose fino al punto chiave del percorso, il "Prag", levigato lastrone calcareo verticale di circa 60 m., ben assicurato e facile da superare. Ora il sentiero scende su erti lastroni calcarei senza particolari difficoltà, ma spesso stretto e talvolta esposto, fino a lambire la base delle rocce, superando infine un dosso roccioso ben assicrato. Lasciata sulla sinistra la grandiosa parete nord che racchiude la Val Vrata, per tracce di sentiero si scende a fondo valle e attraversato il torrente, si incontra il sentiero che scende dalla forcella Luknja. Si prosegue in discesa ,tenedo sulla destra il torrente (d'obbligo ristorarsi e bagnarsi, pellegrini permettendo), entrando nel bosco di faggi. A circa 20/30 minuti dal Rif, Aljazev Dom si incontra il monumento ai partigiani alpini costituito da un gigantesco chiodo da roccia con moschettone conficcato su un grande masso ai margini del torrente. Il grande Rif. Aljazev Dom si trova circondato da una bella abetaia collocato in mezzo ad una ampia radura (sul posto esistono altre costruzioni ed un nuovo rifugio).

Dislivello discesa: m.1500, tempo h. 4,30-5.

 

L'ambiende in cui si svolge il perorso è grandioso e permette la visione frontale dell'imponente catena dominata dalla seconda vetta delle Alpi Giulie Slovene la Skarlatica, con lo Stenar. Scesi a fondo valle si può ammirare in tutta la sua grandiosità la parete Nord del Tricorno che si erge per 2200 m. La fatica della discesa sarà sicuramente appagata dall'incantevole vallata immersa nel bosco di faggi e abeti, racchiusa da due incombenti catene montuose. La Val Vrata è la più conosciuta e frequentata delle valli che portano al Tricorno, percorsa per 10 km. da una comoda strada con alcuni tratti in forte pendenza.

 

REPORTAGE (di Germano Basaldella)

 

Quest'anno si sconfina! Il trekking si è svolto infatti interamente in territorio sloveno. Quindi non soltanto nuove montagne, sconosciute ai più, ma anche un approccio con una diversa situazione etnica e linguistica, attraverso un confine, forse tra i meno stabili della recente storia europea, e che qualche volta ha segnato divisioni drammatiche. Ricordiamo i fatti sanguinosi della prima guerra mondiale e quelli tragici della seconda, dai quali queste zone sono state sconvolte e che spesso ne hanno mutato il volto politico e linguistico. Non sempre è stato così. Fino a poco più di un secolo fa, da una parte e dall'altra dell'attuale divisione, vivevano popoli sudditi dello stesso imperatore.E' proprio questa multiformità, questa variabilità, questo incrociarsi di lingue, di popoli, di diverse situazioni politiche che fa il fascino di questo tormentato, ma splendido angolo d'Europa. Ne è stato prova il vecchio incrociato sul sentiero, nel secondo giorno del trekking, cittadino sloveno, istriano, con cui potevamo tranquillamente conversare parlando i rispettivi dialetti veneti.

 

I GIORNO

 

Quest'anno si va in piullman. Non coincidendo il punto di partenza con quello di arrivo del trekking si può cosi' evitare la difficoltà del dover lasciare macchine in luoghi diversi. Era però necessario che il numero dei partecipanti arrivasse attorno alla trentina, numero che si è drasticamente ridotto nei giorni precedenti la partenza, siamo pertanto in diciassette. Si parte. Pullman piccolo, sembra veramente una gita tra pochi intimi. Si passa per Udine, dove raccogliamo Cavalli, capogita assieme a Renzo, e famiglia. Ci avviciniamo quindi al confine, al passaggio del quale le operazioni doganali sono un po' più lunghe del previsto. Attraversiamo 

poi una valle molto bella e molto ricca di vegetazione. Si arriva a Kobard, località a noi molto più familiare col nome di Caporetto, dove sostiamo per le operazioni di cambio e dove quindi abbiamo il primo approccio con la moneta locale, i talleri. Cominciamo intanto a entrare sempre più in contatto con la lingua slovena, grazie anche alla sintetica ma utile lista di termini sloveni fornitaci dai capigita. Attraverso un paesaggio sempre molto bello, molto verde e che dà l'impressione di essersi conservato per buona parte incontaminato arriviamo al punto oltre il quale al pullman non è più possibile proseguire. Ci troviamo in Val Zadnjica, a circa 700 m. di quota. Lasciamo il pullman, ci addentriamo nella valle, all'inizio per una mulattiera molto ampia, piacevolmente immersa nel bosco. Ad un certo punto l'ascesa si fa più impegnativa, imbocchiamo infatti verso destra un sentiero più ripido, che comincia  a farci alzare rapidamente di quota e che risale una stretta valle. Si arriva poi ad una sella, Cez Dol, di grande bellezza, molto verde, quasi un'oasi tra la roccia che ormai sta avendo sempre più la meglio sulla vegetazione, dove non si può fare a meno di sostare, per mangiare qualcosa e per recuperare le forze per l'ultimo tratto di salita. Saliamo quindi per un sentiero sassoso, molto ben segnato, con molti tornanti che gradualmente, ma con decisione, ci porta al rifugio dove effettueremo il primo pernottamento, il Zasavka Koca, a quota 2071. Qui è necessario un chiarimento. In Slovenia esistono due categorie di rifugi, il koca, abbastanza spartano, e il dom, dotato di qualche comfort in più. Il nostro rifugio è collocato in posizione molto bella e molto panotramica e il bel tempo ci consente una buona visione delle montagne circostanti e ci regala un bel tramonto. All'ora di cena il primo approccio con la cucina locale. Normalmente nei rifugi sloveni si cena con un piatto unico e allora mistra d'orzo, pasta e fagioli, goulash e la famosa iota (zuppa di verze, fagioli e carne affumicata), (ma, qualcuno pone il problema, mangiando tutta questa iota, uno non rischia di diventare id.iota?).

Il rifugio è affollato e quindi per la notte è necessario adattarci e stringersi un po'.

 

II GIORNO

 

Il secondo giorno ci offre ancora il sole. Dal rifugio si scende fino al uno dei laghetti che si trovano poco sotto. Si sale poi a un'ampia conca carsica, quasi priva di vegetazione, di un biancore e di una bellezza quasi abbaglianti, fino ad arrivare alla forcella Hribarice (2358). Il tempo sembra non volersi mantenere favorevole come era stato al mattino, sulla nostra destra infatti, si vedono addensare nuvole scure. Si scende poi fino alla sella Dolic (2164), dalla quale deviamo leggermente dal sentiero che dobbiamo percorrere per sostare al bel rifugio Trzaska, dove ci incontriamo col gruppetto che aveva invece effettuato la variante rispetto al sentiero percorso dai più, sull'altro versante del monte Kanjavec, variante che comportava qualche maggiore difficoltà e una maggiore esposizione. Si riparte, anche perchè il tempo si mantiene nuvoloso. Si ritorna alla sella Dolic e si comincia poi a scendere lungo la Velska dolina. La rapida discesa ci fa cogliere sensibilmente il mutamento del paesaggio, dalla pietraia carsica a una vegetazione sempre più ricca, di media quota. La valle è davvero molto bella, molto verde e dà un senso di rilassamento dopo il paesaggio arso, ma ugualmente affascinante, che avevamo incontrato prima. Passando tra boschi, prati e mucche al pascolo siamo ormai in vista del rifugio Vodnikov (1817), che raggiungiamo dopo essere brevemente risaliti. Pur non essendo un rifugio d'alta quota, siamo infatti poco sopra il fondo valle, il posto è decisamente incantevole, ai nostri piedi c'è una malga con attorno una bellissima distesa di prati (Velo Polje). Trascorriamo al rifugio un pomeriggio e una serata molto piacevoli, grazie anche alla cordialità del gestore, signora Francka. La sistemazione per la notte è stavolta molto più confortevole, abbiamo due stanze per noi con un maggior spazio a disposizione rispetto al pernottamento precedente.

 

III  GIORNO

 

Il terzo giorno è quello che ci porterà alla base del Triglav (2864), il monte più alto della zona e, per chi vorrà, alla vetta. Ci mettiamo in cammino, pur essendo mattina la temperatura è mite e il cielo nuvoloso, non è un buon segno. Nel corso della mattinata tuttavia il cielo si schiarirà portandoci un tempo buono. In tutto il trekking non prenderemo comunque una sola goccia di pioggia, anche se ogni tanto qualcuno ricordava la tremenda giornata di marcia sotto la pioggia l'anno scorso sulle Orobie. Percorriamo un sentiero che risale, abbastanza ripido, il versante a ridosso del rifugio Vodnikov, fino a raggiungere una forcella, oltre la quale siamo ormai in prossimità del Triglavski dom. Oltre questo punto il sentiero percorre degli ampi pendii pietrosi procedendo a zig zag. Saliamo verso il rifugio avvolti, ogni tanto, dalle nuvole che, pur nascondendoci la visuale, quando si diradano, ci regalano all'improvviso visioni di grande bellezza sui monti circostanti e sulla pianura. Arriviamo al rifugio, i più veloci nella salita riescono anche a sentire la messa che veniva celebrata nella chiesetta che sorge vicino. Il rifugio del Triglav (2515) dà un'impressione notevole. E' una costruzione di grandi dimensioni (circa 300 posti letto e 5 sale da pranzo), con reception tipo albergo, cabine telefoniche... Dell'edificio fa parte anche una stazione per il rilevamento dei dati meteorologici. Vicino c'è addirittura un'elica per lo sfruttamento del'energia eolica. Salendo per pochi minuti rispetto al rifugio si ha una straordinaria visione delle vette circostanti da una parte e sulla pianura dall'altra, e soprattutto siamo alla base del Triglav, che a tratti si mostra in tutta la sua imponenza illuminato dal sole,a tratti sembra sparire all'improvviso nel nulla, avvolto da una nuvola portata dal vento. La cima si presenta quasi come una grande piramide, con una lunga cresta che da una parte sale fino alla cima, ed è lungo questa cresta che si trova la ferrata che sale in vetta.

Si tratta di 300 m. di dislivello rispetto al rifugio. La maggior parte dei componenti del nostro gruppo si prepara per salire alla cima, confondendosi ben presto con centinaia di altri escursionisti che, per tutta la giornata, senza sosta, vedremo salire e scendere continuamente. Sulla cima si trova, e lo vedremo riprodotto dappertutto sui timbri, cartoline, disegni, una specie di bidone che in passato sarviva per collocare strumenti metereologici, e, questo non lo avrebbe immaginato nessuno, una ragazza, Jana, che vende bibite, proprio così, sulla cima! Un piccolo gruppetto rinuncia invece alla salita e, come alternativa, raggiunge, percorrendo un bel sentiero in cresta, con piccoli tratti attrezzati, un altro rifugio a un'ora circa dal Triglavski dom. Una volta rientrati tutti in rifugio, il pomeriggio trascorre piacevolmente, anche perchè il sole ormai si mostra  sempre di più. La sera ceniamo in una delle 5 sale da pranzo, che è tutta per noi e stavolta ci concediamo, oltre alla solita iota o goulash, anche la palacinka, in pratica una crepe con la marmellata. Usciamo anche un po' dal rifugio per vedere il tramonto che è molto bello grazie al gioco di luce creato dal sole e dalle nuvole. Per la notte abbiamo ancora una volta due stanze per noi, lo spazio non è molto, ma sono abbastanza confortevoli.

 

IV GIORNO

 

La mattina dell'ultimo giorno ci riserva un grande spettacolo.

La temperatura è rigida, ma il cielo è tersissimo e il sole quasi abbagliante, la vetta del Triglav sembra quasi a portata di mano. Con nostro grande stupore attorno alle otto del mattino c'è già gente che scende lungo la ferrata. Ci aspetta ora la lunga discesa verso valle (1500 m). Inizialmente ci dividiamo in due gruppi, uno sceglie la via diretta, attraversando alcuni lastroni di roccia, l'altro un giro leggermente più ampio, toccando anche il rifugio Stanic che si trova a poca distanza dal rif. Triglav. La discesa è molto interessante. Il sentiero scende all'interno di uno stretto canalone, in alcuni tratti molto ripido, tra imponenti pareti di roccia. A volte si ha l'impressione che non ci sia più spazio per un sentiero e che davanti a noi ci sia soltanto un salto, fino a valle. Il percorso non ha particolari difficoltà, ma richiede ugualmente molta attenzione (passo fermo e assenza di vertigini, come dicono gli esperti), per alcuni tratti esposti. I punti più impegnativi sono tuttavia facilitati da pioli di ferro che consentono una presa sicura. Il punto più critico è un tratto verticale  su un lastrone di roccia, comunque molto ben attrezzato con corda fissa, pioli e appoggi incavati nella roccia. La discesa, quindi, data la ripidezza del sentiero, avviene abbastanza  velocemente e ormai i boschi del fondovalle sembrano a portata di mano. Superati gli ultimi salti di roccia attrezzati con pioli, raggiungiamo finalmente il torrente e ci riposiamo su un piccolo prato, al sole, che dal momento della partenza non ci è mai venuto meno. Ormai si tratta di una passeggiata su un largo sentiero immerso nel bosco, alla destra del torrente, fino al rifugio Aljazev (1015), nei pressi del quale è il luogo dell'appuntamento con il pullman. Poco prima del rifugio troviamo il monumento ai partigiani, costituito da  un enorme chiodo piantato su un masso e da un moschettone  di pari dimensioni, realmente funzionante, come qualcuno si è preso la briga di verificare. Arriviamo al rifugio, più che altro un ristorante, e, visto che è ora di pranzo, sperimentiamo per l'ultima volta la cucina slovena (anche se quasi tutti azzardano gli spaghetti), con un piacevole pranzo all'aria aperta. Siamo molto in anticipo sull'ora dell'appuntamento e abbiamo tutto mil tempo di rilassarci distendendoci sui prati che circondano il rifugio, all'ombra di alti abeti. L'ora è arrivata, le 16,30, e il pullman non si vede. Comincia a serpeggiare un po' di preoccupazione: non ci saranno stati equivoci sul luogo dell'appuntamento? non ci sarà stato qualche problema per percorrere la strada che arriva al rifugio, a tratti molto stretta e in forte pendenza? Finalmente una buona notizia: un automobilista ci informa di aver incrociato il pullman in arrivo. Iniziamo così il viaggio di ritorno. Per circa 10 km.percorriamo la Val Vrata, poi l'ampia valle dove si trova anche la località di Kraniska Gora, nota anche perchè sede di gare di sci di coppa del mondo. Rientriamo in Italia in prossimità di Tarvisio e sostiamo berevemnte a Valbruna dove lasciamo Cavalli e famiglia, che ci fa dono di una bottiglia di vino con la quale brinderemo durante la sosta in autostrada. Nel tracciare un bilancio di questo trekking si rischia di dover ripetere cose dette molte altre volte. Le buone condizioni atmosferiche, le montagne ed i luoghi visti, lo stare assieme sono cose che ricorderemo tutti con piacere. Forse, come ultimo commento, non appare del tutto ingiustificata l'affermazione dell'alpinista J. Kugy, riportata sulla maglietta più volte ostentata dal capogita Cavalli, per quante montagne io abbia visto, nessuna eguaglia le Giulie. E perchè no un altro trekking a scoprire altre bellezze di queste montagne spesso non ben conosciute?