DALLE ALPI GIULIE AI TREKKING IN EUROPA E TURCHIA



TREKKING LUNGO LA COSTA DELLA LICIA TURCHIA 2010
                                 

Eccoci per il secondo anno in terra turca per un trekking all’apparenza facile ma di sicuro fascino. Il territorio della Licia che credevo non molto esteso, in effetti, è vasto quanto il Triveneto e la Lombardia, con montagne che si elevano repentine dalla costa fino ai tremila metri. Una costa  frastagliata impreziosita da una folta vegetazione arbustiva mediterranea (regno delle capre) e da belle foreste di Pino, Cedri, Cipressi, Querce, Carrubi, costellata da numerose piccole baie e da isolette ricche di storia. I lici antichi provenivano per la maggior parte dall’isola di Creta. Furono conquistati  dal re persiano Ciro il Grande, da Alessandro Magno e governati in forma federale con l’imposizione della lingua greca. Poi subentrarono i Romani che dichiararono libera la regione della Licia. Le ventitré città che successivamente formarono la confederazione (Santos, Catara, Picara, Olympus, Mera e Los le più importanti) si inimicarono Roma che attaccò la metropoli Xantos radendola al suolo. A seguito della resa delle altre città, l’imperatore Bruto mostrò magnanimità pretendendo tributi molto leggeri.

I resti degli insediamenti lici e greco-romani sono rinvenibili in molti siti lungo la costa, nell’immediato entroterra là dove le foci dei fiumi formano dei porti naturali e delle pianure molto fertili, ed oggi sfruttate intensamente con colture di agrumeti, oliveti, serre di pomodori ed altri prodotti. L’entroterrà è formato da vasti altipiani, che d’estate devono essere molto brulli,  preludio alla vastissima regione dell’Anatolia.

Alla partenza ci ritroviamo solo in cinque fototipi rappresentanti la Lombardia, il Trentino e il Veneto, con Marinella portacolori della Svizzera e con Giorgio piemontese della Valdossola, la nostra stella polare. Un vero peccato che all’avventura non abbiano partecipato altre persone. Per me e mia moglie, come l’anno scorso in Cappadocia e sui monti del Tauro, è stata un’avventura fantastica.

All’aeroporto di Dalaman siamo ricevuti dalla giovane guida Omer  e da  Kâmil, l’autista anatolico del pullmino che per tutta la nostra permanenza in terra di Licia ci ha scorazzati da una meta all’altra sopportandoci  con pazienza ma anche accigliandosi talvolta  per le nostre intemperanze di passeggeri.

Ed eccoci a Dalyan, piccolo borgo turistico proteso lungo il canale che collega il mare e la laguna, con il grande lago Koycegiz. Per due giorni pernottiamo e ceniamo nella graziosa pensione Kahraman in vista delle stupende tombe lice (4° secolo a.c.) scavate nella rupe alcune centinaia di metri di fronte a noi.

Il primo giorno di vero trekking ci porta dopo più di un’ora di viaggio ad aggirare il lago Koycegiz, a salire sui monti circostanti per scendere nella baia dello sperduto borgo Ekincik. Entriamo nella fitta pineta salendo fino ad un alto colle soffermandoci di tanto in tanto ad osservare e fotografare la bellissima costiera. Scendiamo infine a visitare la città Licia di Caunos  in cui sono visibili le terme romane, il teatro greco ancora ben conservato, il tempio di Apollo, l’agorà, la basilica bizantina. Tutt’intorno i resti delle grandiose mura della fortezza. La città fu fondata da Cauno fratello gemello di Bibli figlia di Mileto e pronipote di Minosse. La tradizione vuole che Cauno, amato appassionatamente dalla sorella, per la vergogna fuggì dalla sua patria e andò appunto a fondare Cauno in Caria. Bibli, addolorata, errò per tutta l’Asia Minore cercando la morte precipitandosi dall’alto di una roccia, ma fu salvata dale Ninfe che la trasformarono in sorgente inesauribile, come le sue lacrime.

Scesi sulle rive del canale di Dalyan, prendiamo una caratteristica imbarcazione a motore che ci permette di ammirare le tombe lice e di raggiungere i bagni termali (invero una vasca di melma calda solfurea con attigua piscina). Tutti abbiamo provato il brivido dell’immersione e del lavaggio a freddo dei fanghi: salutari e tonificanti.

Cena in riva al canale con antipasti di verdure e salsine e pane del fornaio (una costante di tutti i giorni), e piatto forte di pesce  con altre verdure.

L’indomani trasferimento a Fethiye, l’antica Telmessos, alloggio in hotel fronte mare (due giorni). Risaliamo la montagna per una strada tutta tornanti e alla sommità scendiamo e percorriamo in discesa una mulattiera, antica strada romana. Raggiungiamo la piana di Kayakoy,  di fronte a noi la città fantasma di Kaya. Lungo il percorso visitiamo le prime tombe lice a  “casetta” con la copertura a forma di chiglia di nave rovesciata, nonché altre tombe scavate nella roccia, ora frequentate da capre. Arriviamo a Kaya accolti da un simpatico “oste” che per poche lire ci offre un bicchiere di tè e il caratteristico pane farcito di formaggio e prezzemolo cotto sulla piastra di un caminetto con maestria da sua moglie. Poi riprendiamo il cammino dentro le erte stradine della città fantasma abitata e abbandonata da popolazione greca trasmigrata in patria dopo la fondazione della repubblica turca del 1923, con visita libera per un’ora dopo le note storiche e raccomandazioni di Omar. Gianmarco durante la sua perlustrazione acquista una collanina artigianale fatta di nocciolo di oliva da una delle tante anziane signore che incontreremo anche nei giorni seguenti. Il sole picchia sodo ma noi proseguiamo  stoici verso la baia di Oludeniz racchiusa tra alte pareti rocciose e impreziosita da una piccola fantastica laguna punteggiata di bagnanti e ombrelloni. Ci immergiamo nelle splendide e fredde acque del mare per un bagno ristoratore  rullati dai bianchi ciottoli della spiaggia: chi per una lunga nuotata a corpo libero (Gianmarco) chi con pinne, tuta da sub e maschera (Luisa) alla scoperta di fondali impossibili; sulla montagna volteggiano numerosi deltaplanisti.

Da Fethiye il giorno dopo ci trasferiamo al villaggio di Ovacik percorrendo una strada forestale per un breve tratto, poi a piedi fino all’altipiano pastorale di Dokuz Dol dove sostiamo per la colazione. Il piano è coltivato e il pascolo è riservato alle  pecore, invero rare su queste montagne regno delle capre, infatti più a valle incontreremo degli esemplari molto belli sotto un bel bosco di roverelle. Stupisce vedere su queste montagne di calcare terrazzamenti e muraglioni di pietre per lo più abbandonati, proprio come nelle nostre valli alpine. 

Scesi a valle veniamo caricati sul pullmino di servizio e ci trasferiamo a visitare il sito archeologico di Pinara arroccato sotto un’alta montagna bucherellata come un alveare dalle tombe lice. Sulle balze gli imponenti resti del teatro greco-romano quasi intatto, l’Odeon, l’Agora: una città di 25 mila abitanti, scomparsa nel primo millennio come altre città greco-romane per la malaria e l’inabissamento del porto.

Da Fethiye  il   5 maggio, ci trasferiamo al villaggio montano di Bel. Qui risaliamo la montagna per un breve tratto e poi scendiamo lungo una mulattiera superando una verdeggiante conca simile alle doline carsiche dove pascolano pecore e alcune mucche. Sostiamo ad una fontana di un minuscolo villaggio avvicinati dai locali, dove a lavorare nei campetti sembrava fossero solo le donne (tutte con falcetto e fasci d’erba sulle spalle). Cammin facendo troviamo finalmente le indicazioni tabellari dell’alta via della Licia (i sentieri sono segnalati con tratti bianchi e rossi ed i tempi di cammino sono indicati in chilometri). Dopo alcune ore ci affacciamo finalmente sull’erto crinale roccioso del mar Egeo (il mediterraneo inizia qualche chilometro più ad oriente, all’altezza della spiaggia di Patara). Arriviamo così dopo un lungo traverso ed alcuni chilometri di strada costiera asfaltata, alla spiaggia sabbiosa di Patara e qui non poteva mancare il solito bagno e il ristoro in un improbabile bar da capanno. Visitiamo poi i resti della città antica di Letoon con le sue rovine immerse nella palude, il grandioso teatro,il tempio di Apollo illustrato sapientemente da Omer con racconti mitologici. Raggiungiamo in pullman Kas, bellissimo centro turistico marino frequentato soprattutto da inglesi e nordici in genere. Gustosa cena in un ristorante del porticciolo (sotto il quale è ancora attiva una bella cisterna bizantina sullo stile di quella d’Istanbul) e passeggiata serale per le caratteristiche vie del centro impreziosite da una monumentale tomba a casetta di supposto re marinaio.

Da Kas il 6 maggio ci portiamo al villaggio di Kazaki e iniziamo il cammino in mezzo ad arbusti zigzagando tra grosse pietre calcaree fino ad arrivare in vista del mare (resti anche qui di antichi insediamenti). Sostiamo per mangiare e bere qualcosa mentre un grosso cane pastore ci fa la corte. Costeggiamo per un lungo tratto la riva fino ad un'insenatura dove sostiamo per bere un tè in un capanno, poi arriviamo in una piana coltivata  e veniamo avvicinati da alcune vecchiette che ci invitano a comperare erbe aromatiche e collane da loro confezionate. Siamo in vista della fortezza di Simena arroccata in alto sopra una collina. La raggiungiamo: spettacolare la vista tutt’intorno. Nelle acque del mare spuntano resti di tombe, in lontananza l’isola di Kekova ed altre ancora. Scendiamo al porticciolo e ci imbarchiamo e percorriamo per quasi un chilometro la costa dell’isola di Kekova costellata dei resti degli insediamenti antichi scavati nella roccia. Sott’acqua sono ben visibili i resti delle mura del porto, numerose anfore e altre costruzioni. Infine gettiamo l’ancora in un'insenatura e, non potendo andare a riva, ci dedichiamo al nuoto tuffandoci dall’imbarcazione. Con il pullmino raggiungiamo il Villaggio di Cirali nella baia di Olympos dove pernottiamo in bellissimi  bungalow.

Simili ai nostri chalet di montagna, circondati da piante di aranci e limoni. La spiaggia a soli 50 metri è fantastica, formata da sabbia scura  con strisce longitudinali di granulato. All’estremità orientale è chiusa da torrioni rocciosi simili ai faraglioni di Capri. Sotto gli enormi pini, chissà come vi sono giunti, alcuni camper di tedeschi e spagnoli.

Da questo luogo il mattino seguente ci muoviamo alla volta della “Chimera” risalendo una valle dichiarata sito protetto. Dopo un’ora raggiungiamo le rocce eruttive: si notano almeno una ventina di fuocherelli generati dal gas metano che al contatto con l’aria si incendia. Il sito conta anche resti di una chiesa bizantina e preromani. Anche qui la mitologia fa capolino: la Chimera, un mostro  dalla testa di leone, dal corpo di capra e dalla coda di drago, dimorava eminentemente a Patara. Il re di Licia Iobate ordinò a Bellerofonte di ucciderla perché essa si dava a scorrerie nel suo territorio. Con l'aiuto di Pegaso, Bellerofonte vi riuscì. Si racconta che la punta della lancia fosse un pezzo di piombo. Al calore delle fiamme lanciate dalla Chimera, il piombo si sciolse e uccise la bestia.

Valicata la montagna scendiamo a valle, costeggiamo e  attraversiamo un torrente che in alcuni tratti forma delle pozze e delle cascate molto belle. Raggiungiamo un villaggio dove alcuni ristoratori hanno creato un parco acquatico con allevamento di trote. Beviamo e mangiamo qualcosa e riprendiamo il pullmino per un lungo trasferimento ad Antalya.

Strada facendo ci fermiamo a Myra per visitare la chiesa di San Nicolò frequentata da numerosi pellegrini russi. Narra la leggenda che San Nicola, (San Nikolaus/Santa Claus, ovvero Babbo Natale) una notte, passando sotto le finestre di tre ragazze, apprese che esse erano troppo povere per avere una dote e potersi sposare. Allora San Nicola donò loro tre borse piene d’oro. Da questa leggenda è nata la consuetudine di fare regali nella notte di San Nicola, ora identificata col 25 dicembre.

Ad Antalya ci dedichiamo per alcune ore alla visita libera della città vecchia mangiando un  kabab con birra, comperando souvenir da portare in Italia.

Poi quattro ore di viaggio per fare rientro a Fethiye attraversando i vasti altipiani (credo che si siano superati 1600/1700 metri di quota) dell’entroterra della Licia, accompagnati in lontananza dalla catena montuosa innevata dell’Ak Daglari (alta più di tremila metri).

Infine cena d’addio sul bellissimo lungomare di Fethiye, nel ristorante Yakamoz.

Eravamo pochi ma ben assortiti ed ognuno animato da precisi intenti: una vacanza serena e gioiosa, ricca di cose stupende da vedere per me e mia moglie, di curiosità e scambio di idee ed esperienze per altri. Grazie di cuore  alle compagne e compagni  Marinella, Luisa, Gianmarco e in particolare a Giorgio Giudici per il quale  serberò sempre una profonda stima ed amicizia. 

A Omer e Kâmil un particolare ringraziamento per la loro discreta, puntuale e alta professinalità nell’espletamento dei loro incarichi di guida/interprete e conducente.

 

Venezia, 21 maggio 2010