DALLE ALPI GIULIE AI TREKKING IN EUROPA E TURCHIA


AGGIORNAMENTI: reportage dal trekking (in calce)

 

PROGRAMMA TREKKING 

 

giovane montagna venezia

associazione alpinistica

 

TREKKING IN MONTENEGRO

PARCHI NAZIONALI DEL DURMITOR-TARA

E BIOGRADSKA GORA

7-14 LUGLIO 2012

 

 

PARCO NAZIONALE DEL DURMITOR – TARA CANYON

 


I contrafforti rocciosi ricoperti da giganteschi pini neri (Pinus nigra) della riserva integrale di Crna Poda sono l'ideale biglietto da visita del parco nazionale del Durmitor, lì dove il fiume Tara precipita nel baratro del suo profondissimo canyon, più di mille metri d'altezza, secondo soltanto al Gran Canyon negli Stati Uniti.                                             Il parco è stato dichiarato dall'UNESCO patrimonio mondiale dell'umanità nell'ambito della Rete di Risorse della Biosfera: un riconoscimento importante,testimonianza di valori paesaggistici, naturali, scientifici e culturali.

        Si estende per circa 39.000 ettari, e comprende l'intero massiccio del Durmitor, con un'altitudine media di 1.400 metri, e un insieme di vette di cui ben 48 oltre i 2.000. La cima più alta è il Bobotov Kuk, che raggiunge i 2.523 metri. Sono inoltre presenti ben 13 circhi glaciali, 18 laghi glaciali, 3 immensi canyon, Tara, Susica, Komarnica, 748 sorgenti ed un numero impressionante di doline, grotte e altri fenomeni carsici. Ciò che certamente accentua il godimento di questo grandioso patrimonio è una rete sentieristica adeguata: tra i primati del Durmitor c'è anche quello di avere circa ben 2.000 km di sentieri.

 

PARCO NAZIONALE  BIOGRADSKA GORA

Biogradska Gora si trova nella regione montuosa di Bjelasica nella parte centrale del Montenegro, tra i fiumi Tara e Lim  Storicamente, quando Kolašin fu liberata dai turchi da abitanti del Moraca e e del Rovca nel 1878, dedicarono una parte della foresta a Re Nikola I Petrović-Njegoš del Montenegro. Questa foresta, da allora prese il nome di “Branik Kralja Nikole” protetta e proclamata Parco Nazionale del Biogradska Gora nel 1952.


Il Parco Nazionale è di 54 km ² di superficie. Elementi caratterizzanti fondamentali del Parco sono: foresta incontaminata, grandi pendii delle montagne e cime di oltre 2.000 metri di altezza, sei laghi glaciali, verdi pascoli e laghi trasparenti che riflettono boschi centenari, cinque ad una altitudine di 1.820 metri e un altro lago, lago di Biogradsko, a quota inferiore (1095 m.) accessibile proprio all’ingresso del parco. Il Parco è noto per essere un unico geomorfologico regione e, come tale, è attraente per la ricerca scientifica.

 

07-08/07/2012 SABATO

 

Partenza con il traghetto Montenegro Lines da Ancona  alle ore 16,00, arrivo a Bar alle ore 08,00 di

domenica. Trasferimento con pullman privato a Zabljak (m. 1456)  nel parco Nazionale del Durmitor . Durante il tragitto si potrà visitare il monastero di Ostrog sito poco lontano dalla città di Nikšić.

Pernottamento a un km da Zabljak,  nel campeggio con appartamenti per due persone Auto Camp Razvrsje – www.durmitor-autocamp.com.

 

 

09/07/2012 LUNEDI’(5–6 ore di cammino – dislivello +/- 857m)

 

Salita alla cima  Savin Kuk m. 2313

La salita al Savin Kuk prende il via dal sentiero che parte alla sinistra del lago Crno jezero e attraversa  un bosco di conifere centenarie e a bordo del lago stesso salendo dolcemente verso  Mioc Poljana, Poljana e Korita (1800 m. - dorsale Derneci). Da Korita il sentiero svolta a destra e sale lasciando sulla nostra sinistra le asperità Osojne Grede e alla nostra destra il picco Savin Kuk (2143 m). A circa 2200 m., poco sotto la cima, si incontra una sorgente (Savina Voda). Ancora un po’ di fatica e qualche piccola difficoltà e si è in vetta da cui si gode un panorama esteso su gran parte del Gruppo del Bobotov e il sottostante altipiano di Zabljak con il lago Nero. 3 ore di salita e 2,30 di discesa.

Pernottamento a Zabljak all’ Auto Camp Razvrsje.

 

10/07/2012 MARTEDI’(8–9 ore di cammino–dislivello +/- 1067 m)

 

Salita alla Cima Bobotov Kuk  m. 2523

La salita al Bobotov prende il via dal Crno jezero (Lago Nero) incamminandoci per il sentiero che inizia sulla  destra del lago. Si raggiunge il vallone Lokvice passando attraverso una balza rocciosa e costeggiando i pendii nord del circo glaciale, sentiero “Prla”, che monta diritto prima di girare bruscamente a destra per guadagnare il passo (1965 m.), 35 mn. da Lokvice. Da qui continuare sulla destra verso l’Edena Pecna, tralasciando il sentiero sulla sinistra che conduce al Mini Bogatz. Ora si scende leggermente nell’area conosciuta come Biljegov do, con i suoi numerosi  buchi a forma d’imbuto e depressioni (una caratteristica tipica del panorama carsico, conosciuto localmente come Vrtaca).

Si continua la salita lasciando il sentiero che alla nostra destra sale al Ledna pecina e l’Obla Glava (2303 m) passando sotto il  Rbatina (2401 m), la torre sopra di noi alla nostra destra. A circa 40 minuti dal passo si attornia un picco, dal quale il Bobotov kuk compare quasi improvvisamente  stagliandosi all’orizzonte sopra pendii digradanti e rocce sparse.

Si sale oltre il segnale per il  Bezimeni vrh seguito da un altro che indica il Skloniste (rifugio), e porta alla cima Kleknata glava (da Keklovina, piccola cima di pino),  ignorando i segni che indicano acqua alla destra ed in breve si giunge al passo Velika previja (2351 m).

Il passo è un ottimo punto panoramico sul versante sud est dalle verticalità impressionanti, mentre il versante Ovest scende più dolcemente ed è un buon punto per fare una pausa pranzo.

Dal passo si gira a destra (Nord Ovest), seguendo il chiaro segnale verso la sommità del Bobotov kuk, dopo circa 15 minuti,  aggirare uno sperone con una superba vista sul Skrcko jezero,  punto noto come Skrcki pogled ( bella vista).

Dopo circa 5 minuti da Skrcki pogled si arriva ad un bivio (proseguendo un tempo si arrivava al Bezimeni  vrh), si prendere il sentiero sulla destra,  arrampicandoci  sulle rocce fino a raggiungere la sommità di Bobotov Kuk (2523 m ) in circa 15 minuti. Discesa per la via di salita.

Pernottamento a Zabljak all’ Auto Camp Razvrsje.

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Alternative: iniziare l’ascesa dal passo Sedlo m. 1907 (versante occidentale-sud) dove si arriva in minibus o con dei fuori strada, muovendosi verso Uvila greda, Zeleni izvor – sotto Babini zubci- dove è possibile fare una sosta  per rinfrescarsi sul Zeleni vir vicino al lago Olećerskog, ai piedi del picco. 

La salita dura circa 3h30 min. e la discesa  2 h 30 min. Dislivello poco più di 600 m.

Entrambi gli itinerari portano al passo di quota 2351 m..  La salita alla vetta presenta difficoltà fino al II° con tratti esposti. Occorre portarsi il casco.

 

 

 11/07/2012 MERCOLEDI’(5-6 ore di cammino–dislivello +700–600 m)

 

Partenza da Zablyak per il Canyon Tara, inserito nel patrimonio mondiale dell’UNESCO, con pareti rocciose alte più di 1300 metri.

Dal centro di Zabljak (hotel Planika) si prende una stradina verso nord, poi un’altra verso sinistra che porta al villaggio Tepca (Canyon Tara); si supera un campo da calcio e si incontra un cartello che indica il Canyon Susica. Si prosegue diritti in salita; più in alto dopo una curva si incontra il sentiero che in venti minuti porta alla cima del Curovac (1625 m): splendido  punto panoramico verso il fondo del Canyon. Da qui si può proseguire verso ovest raggiungendo il passo di Veliki Stuoc (2104), altro punto panoramico e da qui tornare a valle verso il lago Crno jezero.

Trasferimento e pernottamento in bungalow nelle vicinanze del lago Biogradsko (m. 1094).

Programma facoltativo:nel pomeriggio durante il trasferimento nel parco della Bjelasica Gora, facile raffting di 3 ore  nel Canyon Tara.

 

 

12/07/2012 GIOVEDI’(5-6 ore di cammino–dislivello + 1050 – 800 m)

 

Attraversata integrale e panoramica del Massiccio Bjelasica (m. 2139) nel parco nazionale Biogradska Gora.

Dal lago Biogradsko (1099 m) si sale nel bosco (kt n. 4) a Katun Lalevica dolovi  e poi si prosegue con saliscendi sui 1900-2000 m., si circuiscono i laghi Sisko e Severina per poi salire sulla cima del Crna Glava (2139 m). Da qui si scende al  Pesica Jezero (kt n. 5) e per la dorsale Jeserstica nella Valle Jelovica dove ci verrà a prendere il pulmino.

Sulla montagna  della Bjelasica,  dagli estesi pascoli e dai numerosi laghetti e depressioni, numerose sono le  varianti possibili di percorso.

Trasferimento  a Petrovac sulla costa adriatica  a 8,5 km da Sveti Stefan (163 km. Via Berane –Mojkovac –Podgorica).

Durante il tragitto si potrà visitare il Monastero di Moraca, pochi chilometri a est di Podgorica.

Pernottamento all’hotel MEDIN APARTMENT  3* a Petrovac via Krs Medinski bb tel. +38269322457.

 

13/07/2012 VENERDI’ (4/5 ore di cammino-dislivello + 650 – 0 m)

 

Camminata sulle alture della costa di Sveti Stefan poi trasferimento a Bar per il rientro in Italia. Tempo permettendo sosta a Budva (la Saint Tropez montenegrina).

Durante la camminata visiteremo alcuni monasteri partendo da Sveti Stefan: Praskvica, Rustovo, Duljaceva Kuliace, il forte di Kosmac a Brajici. Il pulmino ci verrà a prendere a Brajici per scendere a Budva e quindi a Bar.

Traghetto da Bar per Ancona alle ore 16,00, con arrivo ad Ancona alle 08,00 di sabato 14/7/2012.

 

 

AVVERTENZE

Il trekking non presenta difficoltà particolari se non per raggiungere la vetta del Bobotov (esposizione accentuata, difficoltà fino al II°).  I percorsi permettono di essere interrotti con il ritorno a  valle in ogni momento e per qualsiasi necessità.

Per raggiungere il porto di Ancona per l’imbarco sul traghetto occorre provvedere con i mezzi propri (auto da parcheggiare in porto). La prenotazione sul traghetto è a cura dell’associazione e per risparmiare va fatta scegliendo le cabine con quattro posti letto.

Per brevi soggiorni in Montenegro non è necessario il passaporto, basta la carta d’identità valida per l’espatrio.

Tutti gli spostamenti vengono effettuati con un pulmino al seguito.

Il prezzo del trekking comprende il trattamento di mezza pensione, più il sacchetto viveri del giorno; una guida alpina locale per due giorni, 3 ticket d’ingresso al parco del Durmitor, alloggio a mezza pensione per l’autista e il prezzo del pullman per tutti i tragitti.

Non sono compresi nel prezzo: le bevande ed il mangiare extra; il raffting nel fiume Tara e non è previsto il sacchetto viveri dell’ultimo giorno.

ASSICURAZIONE MALATTIE E INFORTUNI

Per viaggiare in Montenegro non è obbligatoria alcuna assicurazione. Pertanto se volete essere coperti dal punto di vista sanitario, prima di partire in viaggio rivolgersi all'ASL di competenza per il rilascio dei documenti sanitari.

Il soccorso alpino per incidenti in montagna è coperto dall’assicurazione degli iscritti al C.A.I. (portarsi la tessera).

Il costo del trekking non comprende l’assicurazione contro gli infortuni.

VALUTA

Il Montenegro ha adottato l’euro come moneta di scambio nazionale.

 

 

 

ORAGANIZZAZIONE E GUIDE

 

MATERIALI ED EQUIPAGGIAMENTO INDIVIDUALI CONSIGLIATI

Giacca impermeabile;

Casco da roccia;

Pantaloni cotone trekking;

Maglione pile 1;

Ricambi biancheria intima;

Magliette cotone;

Camicia o maglia maniche lunghe;

Calzettoni 2/3 paia;

Scarpe ginniche;

Scarponcini trekking;

Mantella acqua, ombrello e coprizaino;

Berretto e occhiali da sole;

Guanti;

Pantaloni corti;

Asciugamani piccoli o medi;

Busta toilette (sapone,shampoo, dentifricio e spazzolino ecc.);

Coltellino multiuso;

Borraccia 1-2 litri;

Crema solare protezione 50 + lapisan;

Medicinali personali;

Macchina fotografica;

Pila frontale;

Bastoncini telescopici.

La lista materiali è puramente indicativa e per far memoria, ma si consiglia di attenervisi. Sono previsti due colli a testa: uno zaino (30/40 litri) e una borsa da viaggio con i ricambi. Evitare di portare valige o borsoni ingombranti.

 

GUIDE 

 

Guida Alpina Jaroslav  Michalko, Dolny Smokovec, 52 -05981 Visoke Tatry (Slovacchia) – Cell. tel. 00421903436606 – posta elettronica michalko@sinet.sk – sito www.tatraguides.com

Guida alpina locale per due giorni sul Drumitor.

RIFERIMENTI

Associazione alpinistica Giovane Montagna di Venezia: Dorsoduro – San Pantalon, 3703/A , 30123 – Venezia (IT) – indirizzo posta elettronica giovanemontagnave@alice.it, sito www.gmvenezia.it

 

 

 

LUOGHI CHE VISITEREMO

 

MONASTERO DI OSTROG

Il monastero di Ostrog è un monastero della Chiesa ortodossa serba posizionato contro una parete di roccia verticale sulla rupe di Ostroška Greda, in Montenegro, da cui si domina la pianura di Bjelopavlići. È dedicato a San Basilio di Ostrog (Sveti Vasilije Ostroški).

Fondato dallo stesso Basilio, Vescovo metropolita dell'Erzegovina nel XVII secolo, il monastero di Ostrog e il più popolare luogo di pellegrinaggio del Montenegro. Il corpo del santo, morto nel 1671 e canonizzato pochi anni dopo, si trova in un reliquiario posto nella chiesa sotterranea dedicata alla "Presentazione al Tempio della Madre di Dio".

L'aspetto attuale del monastero è frutto della ricostruzione posta in essere tra gli anni 1923-1926, dopo che un incendio aveva distrutto gran parte del complesso. Fortunatamente il fuoco non interessò la parte dove sono site le due piccole chiese sotterranee, che da sole rappresentano la parte storico-artistica più importante dell'intero chiostro. Gli affreschi posti nella chiesa della Presentazione furono realizzati alla fine del XVII secolo mentre quelli dell'altra, dedicata alla Santa croce e posta in una grotta nei livelli più alti del monastero, sono stati realizzati poco più tardi dal maestro Radul, il quale riuscì a integrarli alla perfezione con le pareti grezze della grotta stessa. Attorno alle chiese sono poste le celle dei monaci.

Il monastero ortodosso di Ostrog è uno dei più visitati nei Balcani. Credenti da ogni parte del mondo vi giungono in pellegrinaggio sia individualmente che in gruppo, rappresenta inoltre il punto di incontro di tre credi: l'ortodosso, il cattolico e il musulmano poiché anche i fedeli di questi ultimi due culti ammettono le proprietà guaritrici delle reliquie di San Basilio. Secondo i resoconti dei fedeli si sono infatti verificati alla presenza della salma del santo numerose guarigioni miracolose.

MONASTERO DULJEVO

Il monastero si trova sulla montagna che sorge sopra l'isola di Santo Stefano. Secondo i racconti popolari esso fu fondato da Re Dušan, il cui volto è disegnato nella scena della donazione.

Attraverso la storia questo monastero fu un centro spirituale importante. In esso diventò monaco Arsenije III Čarnojević. Fu saccheggiato e distrutto sia da parte degli invasori, sia a causa dei terremoti. Oggi è parzialmente restaurato ed è in servizio. La chiesa ortodossa del monastero di Santo Stefano fu edificata nel XIV secolo e a questo periodo datano anche gli affreschi da cui la chiesa è interamente decorata, eseguiti con lo stile tipico della pittura di Cattaro - pictores graeci.

 

 

MONASTERO PRASKVICA

Questo monastero è situato sulla collina sopra Miločer e Sveti Stefan. Prende il nome da una fonte vicina la di cui acqua odora di pesche, che qui la gente chiama "praske". Il monastero fu il centro spirituale e politico dei Paštrović, e la sua fondazione secondo la tradizione risale al XI secolo.

La chiesa centrale del monastero è la chiesa di San Nicola del XV secolo, di cui è testimone la dichiarazione del signore di Zeta Balša III. Sui suoi resti, nel XIX secolo fu costruito un edifico più ampio, che ha conservato i resti degli affreschi della vecchia chiesa. La seconda chiesa del monastero si trova sulla collina ed è in onore della Santa Trinità ed è datata al XVII secolo. Il suo valore artistico più grande sono gli affreschi, che sono stati dipinti dal monaco Radul ed anche l'iconostasi dorata realizzata da Dimitri Daskal del XVII secolo.

All'interno del complesso del monastero c'è anche un'ala per il pernottamento e una ex-scuola dove in passato i monaci insegnavano ai bambini di Paštrovic a scrivere. Le chiese dispongono di eccezionali oggetti d'interesse: icone, antici manoscritti e documenti. Lì si conserva anche un vangelo manoscritto con rilegatura in argento il quale, secondo i racconti popolari, fu regalata ai Paštrovići dal principe-vescovo montenegrino Danilo nell'anno 1600.

MONASTERO MORACA

Il Monastero di Moraca, che è il più importante monumento storico e culturale della zona e fu uno dei più significanti centri spirituali, culturali e politici per lungo tempo in Montenegro, è solo a 27 km da Kolasin. E’ situato su di una roccia sopra il corso del fiume Moraca, lungo la strada in un ambiente molto pittoresco. Il complesso monastico è costituito dalla chiesa della Assunzione della Vergine, la piccola chiesa di San Nicola - che è più antica del monastero stesso - e dai dormitori per i monaci. Esso contiene capolavori ben noti e di grande valore artistico, in particolare gli affreschi del XII secolo.

Da secoli questo è un centro spirituale, educativo, politico e culturale. Si trova vicino alla cascata di Svetigore, accanto al letto della Morača, a dieci chilometri da Platija verso Kolašin. E' circondato da un alto muro di pietra, con gli alloggi dei monaci nel cortile, è decorato con affreschi e intagli artistici. Fu edificato da Stefan, figlio di Vukan, e nipote di Nemanja, nel 1252.

I turchi nel 1504 saccheggiarono la chiesa del monastero dell'Assunzione della Madonna, portandosi via anche il tetto di piombo. Solo dopo 70 anni la chiesa fu ricostruita, gli affreschi del XIII secolo erano danneggiate nella misura in cui durante il XVII secolo tutta la chiesa fù di nuovo affrescata. Vi lavoravano i migliori pittori dell'epoca, il Prete Strahinja dal Budimlje, Georgije Mitrofanović, il monaco del Hilandar, il capomastro Jovan, il capomastro Radul ed altri. Dalle pitture originali sono rimasti solo alcuni frammenti - il petto della Madonna con Gesù bambino sopra il portale ovest e il portale che porta nel "naos", come anche nella parte più grande di un pezzo dell’altare-icona del diacono.

Il contesto degli affreschi dell'icona del diacono si basa sull'illustrazione dei temi dell'altare e un ciclo del profeta Elia, e per questo si pensa che questa cappella fosse dedicata a lui. La pittura più monumentale rappresenta il profeta Elia inseguito da Ahavo, il peggiore di tutti i re di Giudea, che con forza solitaria si nasconde vicino al torrente Horat nelle montagne, facendo amicizia solo con una cornacchia che gli portava il cibo.

Inusuale per la tematica e di valore artistica molto alto, il ciclo di Elia nel Morača occupa un posto speciale nella nostra antica pittura.

Già nei tempi della ricostruzione della metà del XVI secolo, nel più importante tempio di Moraca fu creata anche una iconostasi, perché senza di essa non si poteva tenere la messa. Tutte le icone, tranne quella dell'Assunzione della Madonna, sono state disegnate dal frate Strahinja da Budimlje, il pittore più noto della fine del XVI e dell'inizio del XVII secolo.

La leggenda racconta che il monastero fu costruito con la pietra gialla di Tušina, e che il popolo aveva formato una colonna lunga un giorno di cammino formata da uomini e donne, e in questo modo trasferì la pietra gialla di mano in mano, da Tušina al Morača.

CITTA’ DI BUDVA

L’antica città di Budva, cinta dalle mura di difesa, è un vero gioiello urbanistico ed architettonico. Fondata, secondo la leggenda, in tempi remoti da Cadmo ed Armonia che arrivarono in questa zona alla ricerca della principessa fenicia Europa, rapita da Zeus, ha conservato il suo aspetto medievale, nonostante i frequenti assedi e terremoti.

Di origine greca e romana, dopo la divisione dell’Impero si trovò al confine tra Impero Romano d’Oriente e d’Occidente: la città visse dunque un’esperienza storica unica, al confine di due mondi.Nel medioevo Budva venne governata da re Serbi, da aristocratici del regno di Zeta e infine entrò a far parte dei domini della città di Venezia. La dominazione veneta durò per più di tre secoli fino a quando alla fine del XVIII secolo subentrarono gli Asburgo d’Austria che la conservarono fino al 1918, anno in cui entrò a far parte del regno di Yugoslavia.

La città vecchia di Budva, caratterizzata da un’architettura tipicamente mediterranea, sorge su un’isoletta collegata alla terraferma da una lingua di sabbia che con il tempo si trasformò in penisola. È circondata da bastioni risalenti al XV secolo che formano un sistema di fortificazione medievale con porte, mura difensive e torri.

Le strette e tortuose vie, le piazzette, le chiese e le fortezze offrono un ambiente suggestivo. Tra le chiese più importanti del centro cittadino ricordiamo:

  • La chiesa di Sant’Ivan, VII secolo, presenta dipinti e icone di artisti veneziani del XV-XVII secolo. La chiesa ospita una biblioteca e un archivio che custodiscono preziosi esemplari di antichi libri sacri.
  • La Chiesa della Santa Madre di Dio, Maria in punta, venne costruita dai benedettini nel 840.
  • La chiesa di San Sava risale al periodo dei Nemanjici (XIV secolo). Viene citata per la prima volta nel 1413 nello Statuto di Balsa III, sovrano di Zeta.
  • La chiesa della Santissima Trinità è del 1804. La tomba di Stjepan Mitrov Ljubisa, famoso scrittore, è posta di fronte alla chiesa. La chiesa si trova nella città vecchia di fronte alla Cittadella.

IL BORGO DI SVETI STEFAN

La pittoresca Sveti Stefan, situata 5 chilometri a sud di Budva, è una delle località più belle e ricche di fascino della costa montenegrina. Viaggiando lungo il litorale frastagliato, il minuscolo assembramento di case vi si parerà dinanzi in tutto il suo splendore senza il minimo preavviso, non potendo che lasciarvi a bocca aperta. A conferire ulteriore fascino all’isoletta di Sveti Stefan è l’atmosfera un po’ snob che la caratterizza per via della visita, negli ultimi decenni, di alcune celebri star di Hollywood e teste coronate europee, tra cui Sofia Loren, Doris Day, Alberto Moravia, Kirk Douglas e la regina d’Inghilterra Elisabetta II.

Stando alla tradizione, la fondazione dell’abitato di Sveti Stefan risale al XV secolo, quando la tribù dei Pastrovic antropizzò l’isoletta grazie ai tesori sottratti ai turchi. Da allora fino agli anni ’50 del Novecento Sveti Stefan, collegata alla terraferma da uno stretto istmo e contraddistinta da case con il tetto di tegole in terracotta, ha ospitato una piccola comunità di pescatori, mantenendosi pressoché inalterata, al riparo da ogni genere di turismo. Al termine della seconda guerra mondiale, quando la popolazione dell’isoletta rasentava lo zero, un gruppo di illustri pittori montenegrini ebbe l’idea di trasformarla in una destinazione turistica di lusso, nazionalizzandola e trasformandola in una sorta di complesso alberghiero dotato di tutti i comfort.

 

 http://giovannicavalli.beepworld.it/trekmontenegro2012.htm

SULLE MONTAGNE DEL MONTENEGRO, NEI PARCHI NAZIONALI DEL DURMITOR -TARA CANYON  E BIOGRADSKA GORA DAL  7 AL 14 LUGLIO 2012

A cura del socio Giovanni Cavalli

 

E’ diventato ormai da diversi anni un appuntamento fisso il trekking internazionale della Giovane Montagna di Venezia. Quest’anno si è puntato alle montagne del Montenegro vuoi per il costo contenuto della spedizione vuoi per la curiosità di esplorare zone  ancora poco battute dal turismo di massa.

Siamo stati fortunati perché assistiti da splendide giornate di sole e da un caldo tutto sommato sopportabile.

La lunga notte trascorsa sul traghetto che da Ancona ci ha portati al porto di Bar in Montenegro, è stata vissuta con un pizzico di romanticismo assistendo al tramonto del sole sulle coste marchigiane  (vedere le “montagne di fotografie scattate), così durante il ritorno alla vista di un branco di delfini.

Mai come quest’anno il gruppo dei dodici “apostoli” condotti dall’infaticabile guida alpina slovacca Jaroslav Michalco è stato così affiatato.

Dopo lo sbarco (due ore di ritardo sul previsto), siamo saliti per visitare la città vecchia Stari Grad Bar: benché il terremoto del  1979 e il bombardamento dei Montenegrini del 1878 l’abbiano ridotta in rovina, le imponenti mura di fortificazione, le tre chiese e il palazzo del governatore, danno l’idea della grandezza della città. La vecchia Antivarium  fondata nell’800 a.c. è stata occupata dai veneziani dal 1443 al 1571; in proposito all’ingresso della cittadella campeggia ancora il leone di S.Marco.

Prima di partire con un pulmino un po’ male in arnese (vedi scoppio di un pneumatico durante il viaggio di ritorno dai monti verso il mare), abbiamo fatto gran scorta di acqua e frutta da un venditore locale (50 centesimi d’euro per un kg di pesche o fichi), abbiamo proseguito per Podgorica, attraverso il tunnel di quasi 4 km che sbuca sulle sponde del lago Skadar (Scutari – parco Nazionale) vasto e spettacolare per le distese immense di ninfee purtroppo non in fiore. Proseguendo verso le montagne di Nikšíc, dopo una sosta  di ristoro sulla stradina di montagna (stretta e senza parapetti) che conduce al monastero di Ostrog (chi ha voluto ha apprezzato per la prima volta l’ottima birra Nikšićko Pivo e il piatto di carne di montone ottimamente preparato), giungiamo nel piazzale del Monastero posto sotto una parete rocciosa alta duecento metri. La costruzione è incastonata dentro la roccia su più piani con una cappelletta con pitture su roccia contenente in una teca di un crocifisso un frammento della croce di Gesù, e un’altra cappella votiva completamente annerita dal fumo delle candele. Come avranno fatto i monaci ad insediarsi in questo posto immagino inaccessibile anche fino a pochi anni fa, rimane per noi un mistero. Tornati a valle, affrontiamo altre due ore di viaggio in un continuo saliscendi di valli e montagne per giungere finalmente nel villaggio di Žabljak (170 km). Per fortuna gli ultimi 40 km sono percorsi su una modernissima e larga strada che ci consente di riprendere fiato e coraggio.

L’altopiano di Žabljak   è un’ immensa prateria variamente ondulata e noi ci insediamo in una villetta là dove inizia il bosco di conifere verso il Crno Jezero (lago nero) e verso gli alti picchi del Durmitor (auto camp di Razvršje di Vojinović Mišo).

L’indomani partenza per il Savin Kuk e sulla carta doveva essere una prima salita di assaggio. Dopo un lungo traverso immersi in una bella pineta e dopo aver toccato il Lago Nero, sbuchiamo ai piedi degli impianti di risalita e la vista della vetta ci spaventa. Per fortuna la seggiovia a richiesta funziona anche d’estate, così dato il caldo soffocante decidiamo di arrivare  “seduti” fino a quota 1950 e da lì ai 2313 metri della vetta seguendo prima un canalone poi un dolce pendio fino ad una forcella con sorgente e poi sull’ampia dorsale sommitale.

Bellissima vista sulle cime circostanti il gruppo del Durmitor, sotto di noi Žabljak e il Crno Jezero.

Per il sottoscritto, Maurizio, Alberto, Jaro e Katrina (aggregata da Jaro), la giornata non finisce qui perché decidiamo di salire sulla dorsale Osojne Grede  per un canalino 1° e 2° grado, giungendo a quota 2400 m per poi discendere per la dorsale stessa per un sentiero che poi interseca verso valle la via normale di salita.

Ritorniamo a Razvršje in fuoristrada dopo esserci dissetati abbondantemente anche con un’ottima birretta.

A cena zuppa con trota in  “tecia”.

 

Sulla cima del Bobotov

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il giorno10 luglio, sveglia alle 05,00, colazione (caffè alla turca, pane e marmellata, omelette con formaggio, ossocollo affumicato) e partenza per la cima del Bobotov:  il sottoscritto, Alberto, Gianmario, Stefano e Maurizio, portati in fuori strada fin sopra il Crno Jezero, saliamo per la via più impegnativa e lunga che dal vallone di Lokvice conduce al passo Velika previja (h. 5 - 2351m) e quindi in 30 minuti di arrampicata alla vetta m. 2523 m). Gli altri vi giungeranno dal passo Sedlo  (h. 3,30 - m.1907) lì accompagnati in fuoristrada. La salita alla vetta è stata molto appagante e spettacolare: sotto di noi i numerosi laghetti glaciali, i Canyon e le 48 cime oltre i 2000 m. dell’intero gruppo del Durmitor. La discesa non è stata di tutto riposo: dopo un ripidissimo pendio per fortuna la sosta con bagno in un bellissimo laghetto alimentato dai nevai circostanti ci ha un po’ recuperati fisicamente. A sera rientro con fuori strada, macchine e mezzi di fortuna.

 

La mattina dell’11 luglio è stata caotica: dovevamo organizzare il Rafting pomeridiano a cui avrebbero partecipato nove di noi ma anche una escursione  fino alla Cima del Curevac per ammirare dall’alto in magnifico Canyon Tara. Il responsabile del nostro soggiorno era anche il responsabile dei team rafting e si barcamenava con più gruppi oltre al nostro. Alla fine siamo partiti con il sole a picco in pullmino fin sotto la cima Curevac raggiunta a piedi (circa 40 minuti) per poi scendere per un altro versante. Impressionante la profondità del Canyon Tara e la vista nel fondo di numerose  e sparse case montane, ultimo lembo abitato oltre il quale il fiume scorre selvaggio ed inospitale.

Nel pomeriggio, dopo più di un’ora d’attesa degli organizzatori del rafting, finalmente verso le 14,00 scendiamo in acqua con due gommoni e via pagaiando a comando. Bellissimo il tragitto di 14 chilometri, tra cascate e boschi a coprire le rive, passando sotto il grandioso ponte che collega le due sponde del Canyon alto 160 m.; in qualche frangente pagaiando per superare i compagni che ci precedevano. Abbiamo fatto una sosta per la visita ad un grazioso monastero con monaca in preghiera.

 

 

 

Rafting sul fiume Tara

 

 

 

 

 

 

 

 

Peccato, avremmo potuto percorre  altri 10 km se ci fosse stato più tempo: il viaggio di trasferimento al parco Nazionale Biogradska Gora era una incognita perché la via programmata, cioè la strada di fondo valle del Canyon per Moikovac era chiusa al traffico a causa dei numerosi incendi in atto. Perciò siamo tornati a Žabljak (20 km) e da qui lungo la vecchia strada che portava all’altipiano, scendiamo e risaliamo più volte valli e passi fino ad arrivare a Kolasin, il centro turistico invernale più rinomato della Bjelasica, ai piedi del Parco Nazionale  Biogradska Gora. Durante il viaggio breve sosta per rifornimento di bevande, soprattutto yogurt a litri.

Ottima sistemazione nella piccola pensione con annesso ristorante, un po’ disturbata dal litigio di un gruppo di cani randagi.

Il programma del giorno 12 luglio, prevedeva l’attraversata integrale del Massiccio della Bjelasica, ma in considerazione del lungo e impervio tragitto che avrebbe dovuto fare il pullmino, abbiamo optato per una escursione in quota fin dove si poteva e il ritorno a valle per la stesso sentiero. Dal magnifico lago Biogradsko incastonato tra alte conifere e arbusti di latifoglie, saliamo verso l’alpeggio per un ripido sentiero all’ombra di una foresta di splendidi faggi. Là dove termina il sentiero e si prosegue per una carrareccia, sorge una baita di malgari attrezzati anche per accogliere i turisti con bevande e formaggi di loro produzione. La sosta è stata salutare e come ricordo personale mi sono portato a valle un chilogrammo di formaggio (salatino) pressato a scaglie per 4 euro (giunto perfino a Venezia ancora mangiabile!).

Bisognava tornare a valle molto presto per poi, passando per il Canyon Morača e Podgorica, giungere a Budva sul mare Adriatico. Perciò non c’è stato concesso di arrivare alla vetta del Crna Glava (2130m): solo il sottoscritto, Gianmario e Tita (il nostro presidente) sono giunti  fin sotto la vetta in vista del bel lago Pesica Jezero. Il ritorno al lago Biogradsko, è stato veloce, per alcuni agevolato da un passaggio in  auto. Alle 15,30 eravamo tutti pronti a salire in pulmino, purtroppo mancava un componente che si era attardato imprudentemente fidandosi del suo GPS (lui ha detto di aver raggiunto la vetta ) e delle sue capacità podistiche.

Finalmente, verso le 18, dopo l’opportuna ramanzina, e valutato se fermarsi in loco per la notte, si è invece deciso di partire avvertendo del ritardo il gestore dell’hotel prenotato a Budva.

Ancora all’inizio del viaggio si è verificato lo scoppio del pneumatico anteriore del pulmino (altro ritardo sulla tabella di marcia). A quel punto mancavano ancora 130 km da percorrere e senza ruota di scorta: per me, Jaro e l’autista schierati fianco a fianco, è stato angosciante, rincuorati solo dalla sosta per visitare il bellissimo Monastero di Morača, completamente affrescato in ogni suo ambito, e dallo spettacolare Canyon Morača, stretto e profondo, dalle alte pareti rocciose stratificate (300 - 400 m),  lungo 30 km e che termina alla periferia di Podgorica, la capitale del Montenegro.

Jaro era preoccupato per la cena perché i ristoranti non sono aperti fino a sera inoltrata, io invece ero propenso a proseguire il viaggio fino alle porte di Budva, dopo una piccola sosta per rifornimenti a Podgorica.

Ed è stato meglio così perché ci siamo risparmiati un temporale e ci siamo potuti fermare in un ristorante tipico (4 stelle !) dove i più hanno cenato con calamari alla griglia (lignje na žaru), branzino e agnello con patate e spezie (brav u mljeku), birra ed acqua minerale, ma anche con 3 bottiglie di eccellente vino rosso invecchiato (annata 2005) del vitigno vranac, simile al nostro cabernet (peccato sia costato 50 euro a bottiglia a chi ha pagato pegno per i disguidi di giornata). La cena è costata in media 11 euro a testa, compresa nel badget di Jaro.

Scesi dalle montagne di Budva, alle 11 di sera prendiamo finalmente alloggio nel piccolo hotel prenotato da Jaro e purtroppo ci sono camere con letto matrimoniale non da tutti gradito (ma in rifugio come e dove si dorme?). Nonostante la doccia prima di dormire, la notte trascorre nel dormiveglia per il caldo opprimente.

Ultimo giorno:  si visita la città vecchia di Budva, con le strette calli veneziane e i possenti bastioni, e alcune vie del rinomato centro turistico. Oggi non si cammina, ne in salita ne in discesa: troppo caldo e troppo stanchi.

Così si propende di visitare alcuni dei monasteri in programma in pulmino:  il Monastero di Praskvica vicino a Sveti Stefan, che prende il nome da una fonte vicina la cui acqua odora di pesche (praske). E’ stato il centro politico e spirituale di Paštrović e conserva eccezionali oggetti di interesse. Li incontriamo un signore che in italiano ci racconta la storia dei luoghi e un imponente monaco vivandiere (tornava al Monastero con una sacca di filoni di pane, presumo anche per  gli ospiti pernottanti).

Partiamo poi per il Monastero Duljevo percorrendo una ripida strada asfaltata che si alza verso la montagna con tanti tornanti per 5 km.

Il Monastero si trova isolato dal villaggio, sovrastato da una rupe rocciosa e circondato da olivi. Per entrare nel cortile interno e nella minuscola cappelletta, occorre annunciarsi con  rintocchi di campana. Allora accorre la monaca addetta all’accoglienza (abbiamo incontrato due monache giovanissime e dal viso dolcissimo). Muniti di un plaid verde a copertura delle nostre ignude gambe, siamo entrati uno o due alla volta con un senso di profonda commozione e stupore. A ricordo della visita abbiamo comperato chi bottigliette di olio d’oliva, chi vasetti di miele con frutta secca.

Ritornati in riva al mare, abbiamo parcheggiato il pulmino nel piazzale antistante l’istmo dell’isola di Sveti Stefan e per un’ora ci siamo immersi, chi ha potuto, nelle fresche acque per una nuotata salutare. Non è stato possibile visitare l’isola perché interdetta ai turisti (l’isola è un’esclusiva dei Vip). Gianmario ci ha provato ma è stato subito riportato indietro da un  arcigno vigilante.

All’una del pomeriggio si riparte per Bar dove giungiamo verso le 14,00 e dopo aver salutato Jaro e l’autista con una buna birra al bar del terminal, abbiamo portato a termine le operazioni di imbarco e controllo documenti, imbarcandoci sul traghetto Sveti Stefan II, a bordo del quale abbiamo ritrovato lo stesso personale dell’andata.

Finalmente a cena nel locale ristorante della nave con vista sul mare, mentre le coste del Montenegro si allontanavano avvolte in vari punti da incendi, abbiamo finalmente mangiato i nostri spaghetti (spaghetti alla milanese!) con un secondo a piacere con verdure e delle ottime patate fritte (piatto preferito da Tita).

La nave ha fatto ingresso nel porto di Ancona alle 09,30 con più di un’ora di ritardo, ma ormai il più era fatto.   Purtroppo a Venezia imperversava il Redentore e per un lidense adottivo come me il viaggio in auto si è concluso alle 19,00 con lo sbarco a San Nicolò del Lido, via Punta Sabbioni.

Ringraziamenti ai partecipanti: Rosanna, Margherita, Luisa, Giovanna, Katrina, Mario, Maurizio, Gianmario, Stefano, Alberto, Lorenzo e naturalmente Tita, il presidente.

 

Venezia, 23 luglio 2012