DALLE ALPI GIULIE AI TREKKING IN EUROPA E TURCHIA


TREKKING IN ROMANIA SUI CARPAZI MERIDIONALI

Nelle fantastiche foreste della Transilvania  13 – 20 luglio 2010

                                                                                   RELAZIONE DEL VIAGGIO

La Giovane Montagna di Venezia ha aggiunto un'altra splendida perla nel curriculum dei trekking europei, dopo i monti Tatra in Slovacchia, i Rila in Bulgaria, l'Olimpo-Pindo in Grecia e i Pirenei.

Arrivati in diciannove all'aeroporto di Bucarest il 13 luglio, dopo un viaggio in pullmino, giungiamo nella ridente località montana di Sinaia, ai piedi dei monti Bucegi. Visitiamo nel pomeriggio inoltrato il monastero da cui la cittadina ha preso il nome (Monte Sinai), solo esternamente il Castello di Peleş residenza estiva dei reali romeni, il borgo antico e il pittoresco palazzo del museo.

 

Dopo la cena e un salutare riposo nel lussuoso hotel Palace, ci trasferiamo a Busteni per prenotare la prima corsa in funivia sui Bucegi. Purtroppo, a causa del vento, giungiamo sull'altopiano solo verso le nove e trenta. Qualche nuvola e nebbie sparse non ci impediscono di ammirare un mondo di favola: gli alti pascoli disseminati di grossi massi di roccia erosa dalle forme bizzarre e dai nomi evocativi come sfinge, baba-babele. Saliamo la Cima Omu (m.2505) soffermandoci per un parco ristoro (prima di una serie infinita di zuppe) nell'omonima Cabana  gestita da due simpatiche giovani. Alberto, Jaro e il sottoscritto si cimentano nella scalata dell'obelisco di pietra sotto cui sorge il rifugio. Poi lunga discesa superando un lunghissimo crinale in cui si alternano prati e pini mugo, incontrando pastori e greggi con cani dalla grinta terribile per via degli attacchi notturni dei lupi. Arriviamo a valle non senza la soddisfazione di raccogliere porcini e gialletti nel sottobosco di abeti. Pediluvio nel torrente e poi nel pullmino per Moeciu de Sus ospitati in un nuovo complesso alberghiero con stanze a due letti, all'occorrenza separabili! e piscina annessa. Cena in un caratteristico chalet decorato da pelli d'orso e animali di foresta vari.

                                                                                 

Oggi 15 luglioci trasferiamo alle pendici dei Făgăraş ma prima visitiamo il villaggio di Bran ed il suo castello (il castello di Dracula). A mio parere splendido per architettura esterna ed interna anche se di modeste dimensioni, con ballatoi e torrette che ricordano più un monastero fortificato. Stanze piccole ma finemente ammobiliate con stupende stufe in maiolica; quadri esplicativi della storia del castello, dei reali e della leggenda di Dracula, attraverso i romanzi e le opere cinematografiche. Bellissima la raccolta di tuniche dei templari, dei principi e principesse. Fantastica una corona d'oro conservata in una teca di vetro.

Nel pomeriggio, dopo quasi cento chilometri, giungiamo a Sambata de Sus per visitare il monastero Brancoveanu che come quello di Sinaia ospita isolata al centro del chiostro la chiesa adornata da affreschi molto belli anche se  di epoca assai recente. Bello anche il pozzo protetto da un porticato decorato e la scalinata con colonne turrite che porta ai piani superiori. Sui tetti operai senza protezioni intenti a rimuovere le tegole vecchie. All'esterno una bella struttura per convegni di studio religioso e un emporio di icone, libri e oggetti ricordo del monastero ortodosso.

Ripreso il cammino con souvenir vari ma anche con rischio di borseggio lungo le vie adiacenti al monastero, ci trasferiamo nel villaggio di Porumbacu de Sus dove con due mezzi di fortuna risaliamo una valle per 15 chilometri prima di incamminarci sul sentiero che in  due ore e mezza ci porta alla Cabana Negoiu. Grande rifugio, l'unico attrezzato convenientemente perché dotato di corrente elettrica propria. Anche qui però i viveri devono essere trasportati a dorso d'asino. Lungo il sentiero altri funghi porcini; la sera convinciamo il gestore a cederci uno spazio nella cucina per cucinarli. 

Giornata campale il giorno successivo: la salita al Negoiu (m.2535) accompagnata da un clima gradevole favorito dal solito temporale serale, è stata veloce e piacevole. Su una sella sottostante incontriamo dei giovani che colà hanno bivaccato. Discendiamo i crinali con alcune deviazioni per superare meglio delle difficoltà alpinistiche, giungiamo dopo diverse ore al bivacco Caltun e all'omonimo laghetto dopo aver aggirato la cima Lespezi. Qui decidiamo di non procedere per creste a causa del brutto tempo in arrivo, ma di intraprendere un sentiero più basso che con un lungo traverso (purtroppo con saliscendi impegnativi) ci avrebbe portati all'imbocco del tunnel della strada dei Făgăraş (fagarasului), aldilà del quale c'era la nostra meta: il rifugio Lago Balea. Cammin facendo ci becchiamo anche una fastidiosa pioggerella mentre un fulmine per poco non ci lascia sul posto.

Altro mezzo di fortuna provvidenziale ci ha soccorsi per portarci oltre il tunnel (2 km) umido, senza illuminazione e fradicio d'acqua.

Al lago Balea giunge con notevole ritardo anche il gruppo dei meno temerari che avevano fatto il  giro alternativo più facile e che invece si è tradotto in una vera faticaccia, con imprevisti spiacevoli come l'impossibilità di guadare un torrente e il terreno molto scivoloso. In teoria invece sarebbero solo dovuti ridiscendere a valle e con il pullmino salire al Lago Balea.

Il giorno 17 effettuiamo la lunga traversata dal Lago Balea alla Cabana Podragu. Anche in questo caso tralasciamo il percorso per cresta più lungo di un'ora per un sentiero di mezza costa. Invero è stato lungo e abbastanza faticoso con perdite di livello di 150-200 metri e altrettante di risalite, ma che tutti hanno percorso. Splendidi i paesaggi con laghetti e nevai e una flora molto ricca. Il gruppetto ultimo arrivato al rifugio ha sperimentato per alcuni secondi un acquazzone con relativa grandinata.

Il Podragu ha una grande e buona struttura d'insieme, ma è cadente e bisognoso  di manutenzione radicale. Infatti la poliglotta ed effervescente

gestora ed il marito imbonitore non ci hanno convinto... Ci hanno convinto invece i molti asini da trasporto al pascolo e i molti giovani accampati nei pressi del rifugio, loro si meritano un plauso (non ci sono vie d’accesso al rifugio ma sei ore di cammino).

Oggi è tempo di salire alla cima più alta dei Carpazi romeni (alla fine avremo toccato le tre vette più alte), il Moldoveanu m. 3544. Il gruppo volontario parte di buon'ora e in circa 4 ore raggiunge la meta. Anche in questo caso il percorso è un saliscendi per creste e forcelle ad aggirare costoni e valli glaciali spettacolari, incontrando qua e là greggi di pecore risalite dal fondo valle. Giunti alla cima del Vistea Mare in 15 minuti di facile rampicata per cresta giungiamo in vetta. Al ritorno al Sausa (passo) Podragolui troviamo mia moglie e il rimanente gruppo salito per una facile ed appagante escursione.

 Alla sera la sala da pranzo del rifugio si trasforma in infermeria e sala massaggi: purtroppo a causa di banali cadute (scale del rifugio Negoiu) Ennio ha avuto problemi costali, altri caviglie gonfie e muscoli induriti, qualche stato febbrile, senza contare la rinuncia a proseguire fin dai primi giorni di Giovanni (nane) e Lorenzo.

L'ultimo giorno andava affrontato senza rinunce di sorta: dovevamo scendere a valle e tutti ce l'abbiamo fatta, anche chi era malconcio. Prima di inoltrarci per più di 3 ore nella rigogliosa foresta, superando torrenti impetuosi su passerelle di tronchi d'abete, ci fermiamo nella graziosa Cabana Turnuri (m.1520) bevendo un ottimo bicchiere di caffè.

Nel corso dell'interminabile discesa, con un traverso di più di due ore in bosco, ho ricordato gli emigranti veneto-friulano che a cavallo delle due guerre mondiali e ancor prima, qui sono venuti a lavorare come boscaioli.

Verso sera giungiamo a Braşov (altri 100 km di pullman) per sistemarci nel moderno hotel Kolping di cui aimè abbiamo solo assaporato una doccia rinfrescante e un riposino notturno di un paio d'ore prima della partenza per l'aeroporto di Bucarest Otopeni (180 km.).


Braşov è una bella città, centro della Transilvania, con università e uffici governativi importanti. Molte vie e banche sono titolate in tedesco, segno tangibile degli insediamenti medievali dei Sassoni. Bellissimo il centro città con la piazza del Concilio, la Basilica Nera, la Chiesa Cristiano-Cattolica visitata mentre si celebrava una santa messa con canti e suono d'organo.  

La città fortezza è circondata da mura e torrioni, con porte d'accesso, una delle quali, compresa la via, denominata degli Schei (da cui deriva appunto il detto italiano schei).

Alle venti, a conclusione del trekking, gran cena al ristorante Cerbul Carpatin (cervo dei Carpazi) dove visitiamo le storiche cantine piene di botti e nel caveau assaggiamo degli ottimi vini accompagnati da un'orchestrina folcloristica.

Al piano superiore poi la cena vera e propria; piatto tipico l'involtino di carne con foglie di cavalo verza. Qui si esibiscono per noi in danze e canti folcloristici un nutrito gruppo di ragazzi e ragazze.

 All'uscita del ristorante non avremmo mai immaginato che da lì a qualche minuto sarebbe arrivato l'ennesimo temporale serale. I più scaltri per fare 800 metri fino all'hotel hanno chiamato un taxi, io ho sfidato il temporale: risultato, più di mezz'ora con Bepi sotto la tettoia di un garage a 100 metri dall'hotel, piedi, camicia, souvenir bagnati.

E' stata anche questa volta una bellissima ed interessante esperienza, un immergersi nel passato e nel presente con una realtà romena in piena evoluzione anche se le sacche di povertà sono ancora molte soprattutto nei villaggi con una scarsa  propensione della popolazione, forse non per colpa, allo sfruttamento delle terre e delle risorse idriche che sono notevoli. L’incontaminato ambiente montano e le mattinate sempre radiose hanno favorito momenti di riflessione e preghiera.

Ringrazio tutti i partecipanti, le guide Jaro Michalco e Mihai Constantenec per lo spirito di sacrificio e abnegazione mostrati.

Giovanni Cavalli